La siepe di via Sabbadino (Villaggio laguna – Campalto – Venezia)

RICERCHE 4

La siepe di via Sabbadino (Villaggio laguna – Campalto – Venezia)

di Pino Sartori*

(settembre 2005)

1. La siepe nella campagna veneta: ieri e oggi

Il processo di industrializzazione dell’agricoltura, che negli ultimi decenni ha determinato la radicale semplificazione del paesaggio agrario veneto, sembra abbia risparmiato alcune parti di quella stessa campagna che si trova ai margini delle città e della metropoli che occupa la parte ombelicale del Veneto. La frammentazione delle aziende spesso ha salvato quegli elementi e quelle strutture proprie della trama organizzativa del paesaggio agrario tradizionale: gli alberi e le siepi che costituiscono testimonianze di un passato di maggiore complessità biologica e di più stabile equilibrio ecologico della campagna. Un passato di cui è opportuno individuarne e tutelarne gli elementi che consentiranno di migliorare e ricostruire la qualità non solo dell’ambiente agrario, ma anche quello suburbano come quello di Campalto.Siepe di via Sabbadino a Campalto (Venezia)

La siepe di via Sabbadino può essere una testimonianza esemplare della capacità dell’agricoltore di utilizzare il materiale floristico, autoctono od esotico, per comporre strutture vegetali complesse di specifica utilità.

Poteva essere infatti una siepe ornamentale, rinvenibile preferibilmente nelle aree urbane, ma assai più spesso era una struttura di delimitazione della proprietà o dell’abitazione od ancora dell’orto, alla quale veniva attribuito il compito preciso di interdire efficacemente l’intrusione di estranei; anche in aperta campagna spesso le strutture vegetali venivano piantate intorno ai coltivi di valore come “siepi difensive” dotate di specie robuste e spinose con sicuro effetto deterrente al transito.

Biancospino

Biancospino

Nella campagna aperta, tra gli appezzamenti coltivati, sul limite dei fossati o dei corsi d´acqua minori, veniva cresciuta una siepe con un prevalente scopo produttivo rappresentato soprattutto dalla legna da ardere o di legname per utilizzazioni connesse con le produzioni agricole (ad es.: paleria per i vigneti) o i manufatti accessori dell´azienda. Per tali necessità la struttura della siepe assumeva spesso un portamento libero ed lasciata ad uno sviluppo notevole soprattutto delle specie tipicamente arboree.

Sanguinella

Sanguinella

Per comprendere appieno l’importanza economica, la valenza ecologica, il valore per il paesaggio planiziale del Veneto delle siepi sopra ricordate occorre però esaminare con attenzione l´utilizzo delle specie vegetali la cui combinazione accurata di elementi arbustivi ed arborei ci fa intendere l´uso cui era predestinata dal suo selezionatore originario.

L’acero campestre (Acer campestre) è certamente la specie più rappresentativa delle siepi nella pianura veneta. Utilizzata spesso nelle siepi di conterminazione, nelle quali per la buona elasticità dei suoi rami, i polloni intrecciati potevano costituire una singolare rete vivente di indubbio pregio estetico. La siepe di acero campestre (in lingua veneta: oppio dall’antica denominazione Acer opulus), lasciata a portamento libero costituiva la parte preponderante del legnatico da ardere che ad ogni autunno si tagliava, con ciclo di crescita di 8 -10 anni, per bruciarlo l´anno seguente.

Acero campestre

Acero campestre

Per le siepi ornamentali, più prossime alle abitazioni, sovente venivano utilizzati arbusti di facile reperimento per intensa disseminazione, come il ligustro (Ligustrum vulgare) o l´alloro (Laurus nobilis) o il carpino bianco (Carpinus betulus); non raro, secondo un gusto estetico preso a prestito dai ricchi giardini delle dimore padronali e nobiliari, il severo e longevo bosso (Buxus sempervirens).

Ligustro

Ligustro

Quanto alle siepi con una precisa ricaduta economica (“Beato quel campeto, che ga siesa col fosseto.“- Proverbio veneto raccolto da Cristoforo Pasqualigo, 1882-) esse potevano essere di una sola specie come il gelso (Morus alba), quando venivano raccolte le foglie per alimentare i “cavalieri” (bachi da seta) allevati in casa.

Più spesso la siepe produttiva era una alberata spontanea governata a più strati a seconda delle esigenze dell´utilizzatore. Essa costituiva di fatto un embrione lineare di bosco autoctono misto, dove accanto a specie tipiche come l’acero campestre, il pruno spinoso (Prunus sp.p.), il viburno (Viburnus opalus), la fusaggine (Euonimus europaeus), l’olmo (Ulmus minor) e la farnia (Quercus peduncolata = Quercus robur), crescevano gli alberi propriamente legati all’economia agraria, quali la robinia (Robinia pseudoacacia), il pruno domestico, il platano (Platanus sp.p) e il noce (Junglans nigra o Junglans regia) e il bagolaro (Celtis australis) in un alternarsi cromatico, odoroso e visuale che costituiva certamente un riferimento territoriale preciso e non solo per l’agricoltore.

La siepe spontanea “disegnava” la trama paesaggistica della campagna, esaltandone le visioni prospettiche o chiudendone gli orizzonti in coreografie di grande armonia estetica. I suoi colori, i suoi volumi, le sue trasparenze scandivano il succedersi delle stagioni ritmando le pulsazioni vitali di un ambiente cui garantivano una dimensione domestica ed insieme selvatica, ma soprattutto una particolare vivibilità(Michele Zanetti).

Fusaggine

Fusaggine

2. Le funzioni della siepe

2.1. Funzioni produttive

Le siepi svolgono numerosi servizi: oltre che abbellire il paesaggio e proteggere i luoghi in cui viviamo, proteggono le coltivazioni agricole dal vento e ospitano e nutrono la fauna selvatica fra cui i nemici naturali degli animali che procurano danno alle colture; sostengono le rive dei fossi e dei corsi d’acqua quindi tutelano il suolo dall’erosione.

Naturalmente le siepi sono una grande sorgente di energia rinnovabile producendo principalmente legna da ardere, ma anche altri alimenti direttamente utilizzati dall´uomo e dagli altri animali: miele, piante officinali, funghi, selvaggina, frutti e bacche commestibili. Poiché questi prodotti hanno un mercato ed un prezzo che consente di dare un “valore” alle siepi, è stato calcolato che un chilometro di siepe composta da specie di pregio e ben strutturata, larga 4-5 metri, può “fruttare” annualmente prodotti vendibili per un valore di almeno 2000 €. Solo i frutteti ed i vigneti specializzati o le colture di fiori ed ortaggi possono dare redditi comparabili! Quindi non si può affermare che le siepi sono spazi agricoli improduttivi!

Robinia

Robinia

Ad esempio le siepi con una flora diversificata sono continua fonte di nettare e di polline e, mitigando il microclima al loro intorno, favoriscono il lavoro delle api e la fioritura delle colture agrarie erbacee come il trifoglio. La produzione di miele infatti dipende sia dall’abbondanza di nettare e di polline sia dalle condizioni climatiche. Anche la capacità riproduttiva delle stesse api è condizionata in modo favorevole dalla presenza delle siepi (uno sciame ha il valore attuale di 50 € di per se stesso, ma rappresenta un introito di almeno 300 €/anno per un prodotto di qualità). In un’esperienza condotta in Francia è stato rilevato che, nell’arco di tre anni, la produzione apistica in aree ricche di siepi è stata fino al 45 % maggiore di quella di aree prive di siepi.

Roverella

Roverella

Dal punto di vista più propriamente energetico un Km di siepe campestre produce annualmente 2-3 metri cubi di legname da lavoro e 300 – 400 Kg di legna da ardere equivalenti a 1500 litri di gasolio! Bastano dunque 2-3 Km di siepi per soddisfare le esigenze di legna da ardere di una famiglia che usi solo questa fonte di energia per cucinare e riscaldare l’acqua e la casa. Questo è possibile perché i terreni agrari infatti sono molto più fertili di quelli forestali di montagna e gli alberi vi crescono con maggiore rapidità. Naturalmente la siepe, come struttura fotosintetica, esercita un ruolo fondamentale di primario valore per la biosfera: assorbe CO2 (anidride carbonica) ed emette O2 (ossigeno); quindi in funzione della sua struttura e composizione svolge il suo proporzionato ruolo di contenimento dell´effetto serra planetario innescato dall´uomo, oltre che fornigli l´indispensabile ossigeno per la sua sopravvivenza. Niente male!

Fagiano

Fagiano

I territori agrari vocati alle monoculture o alle colture specializzate sono in genere contraddistinti dalla monotonia e banalizzazione dell´ambiente agrario: privi di fossati, di siepi e cavini, rettificati delle pendenze (campo ferrarese), percorsi da drenaggi per lo scolo delle acque. La conseguenza macroscopica di questa condizione è la povertà considerevole di fauna selvatica. Le siepi campestri rappresenterebbero invece cibo e rifugio per essa e ne favorirebbero l’insediamento e la riproduzione. Alcune specie dipendono strettamente dalle siepi come il merlo (Turdus merula); altre come il tordo (Turdus philomelos) invece vi sostano durante le migrazioni; altre infine vi trovano cibo, rifugio e ambiente per la riproduzione/nidificazione: lepre (Lepus europaeus), starna (Perdix perdix), pernice rossa (Alectoris graeca), e fagiano (Phasianus cholchicus). È stato dimostrato che la densità di coppie nidificanti di starna in un dato territorio è direttamente proporzionale alla densità di siepi.

Accanto a prodotti di grande pregio quali legname, miele e selvaggina, le siepi danno vari prodotti secondari, apprezzati da molti raccoglitori nelle campagne ma anche delle città: si tratta di funghi, erbe eduli e piante officinali o aromatiche, frutti e bacche selvatiche, asparagi, chiocciole.

Dal punto di vista economico queste raccolte in gran parte del territorio veneto sfuggono ad una precisa valutazione economica (solo i funghi nelle aree propriamente forestali rappresentano un sicuro cespite per le comunità locali) per cui rientrano nella categoria delle attività del tempo libero che oltre il loro piacevole svolgersi, accrescono indirettamente il valore ricreativo ed economico della campagna.

Negli ultimi anni si sta facendo strada una nuova concezione dell´agricoltura, orientata verso la mutifunzionalità e l´ecocompatibilità. Gli agroecosistemi sviluppati in quest´ottica sono dotati di maggiore complessità genetica e strutturale, migliore e compatibile utilizzazione delle risorse naturali, minore suscettibilità alle alterazioni biotiche; garantiscono pertanto più efficienza, autonomia e stabilità.

Cinciarella

Cinciarella

Per dare certezze e futuro a questi nuove concezioni di produzione agricola però dobbiamo ora e subito impegnarci a conservare il patrimonio genetico delle siepi sopravvissute nel nostro territorio.

2.2. Funzioni ecologiche

La presenza delle siepi condiziona, anche in modo evidente, l´intensità e la velocità del vento riducendone i danni meccanici (allettamento – piegamento dei cereali -, rottura di foglie e di rami, cascola di fiori e di frutti) e la perdita d’acqua per evapotraspirazione.

La presenza di una rete di siepi rende di fatto più disponibile l´acqua del suolo per le colture. Regolando così il ciclo dell´acqua in prossimità della siepe si produce una singolare moderazione delle temperature estreme stagionali, che favorisce la permanenza delle colture in campo.

A fine stagione tutto ciò si concretizza in un aumento della produzione dei campi protetti rispetto a quelli nudi.

L´agricoltura moderna fatta sempre più spesso di monocolture ripetitive e frutteti di singole e/o poche varietà selezionate dall’uomo è spesso minacciata da parassiti che sfuggono al controllo dei loro predatori.

Così le piante coltivate sono esposte all´attacco incontrollato e dannoso di fitofagi. Come presidio l’uomo ricorre in modo sempre più massiccio ai pesticidi mettendo a rischio la qualità dei prodotti e la salute dei consumatori. I pesticidi infatti raramente sono selettivi (cioè che colpiscono solo le specie indesiderate), uccidendo in modo indiscriminato anche specie utili come impollinatori e predatori.

Upupa

Upupa

Un aiuto alla soluzione di questo grave problema può venire dalle siepi: esse infatti ospitano una grande diversità di piante e di animali selvatici, numerosi dei quali sono predatori degli animali dannosi alle colture agrarie; dalle siepi essi possono colpire le loro prede fin nel cuore dei campi, con efficacia decrescente a mano a mano che ci si allontana dalla siepe.

L´agricoltura biologica per prima ha compreso questa condizione e opera nei disciplinari produttivi nel senso di tutela ed incremento di questo rapporto delle colture con le siepi.

La semplificazione ecologica degli ambienti agrari inoltre comporta la perdita massiccia degli insetti impollinatori. Colture come i frutteti, l’erba medica, la colza, il trifoglio, il girasole, dipendono in modo spesso notevole, ai fini della riproduzione, dalla presenza dei pronubi. Anche in questo caso le siepi rappresentano un soccorso biologico all´economia di queste colture con bombi, vespe, ditteri, farfalle, sirfidi ecc.

Ad esempio i ditteri sirfidi sono comuni nei boschi e lungo le siepi dove è facile osservarli per la loro abitudine di librarsi a mezz’aria con volo stazionario.

Gli adulti si nutrono di nettare, contribuendo alla impollinazione dei fiori ; le larve sono voraci divoratrici di afidi: ne consumano da 400 a 700 durante il loro accrescimento che dura una decina di giorni.

Anche la crisopa (Chrysoperla carnea), esile insetto dalle ali grandi e trasparenti, di colore perlaceo, che cerca riparo dai rigori dell’inverno nelle nostre case, è un valido coadiutore delle piante da frutto: l´adulto si nutre di nettare, mentre la larva è una instancabile razziatrice di insetti dannosi quali cocciniglie, psille, aleurodidi e, soprattutto, afidi.

Più famose sono le coccinelle, come Adalia bipunctata; sono veramente una fortuna per gli agricoltori: sia da adulte che allo stadio larvale si nutrono infatti di afidi e di acari, contribuendo a debellarne le infestazioni.

Altri abitatori delle siepi svolgono un’utile azione di controllo delle specie dannose. Il toporagno opera fino ad una distanza di 200 m dalla siepe; uccelli, come le cincie (Parus sp.), l’upupa (Upupa epops) o la civetta (Athene noctua) possono allontanarsi fino ad alcune centinaia di metri dalla siepe. Ma sono soprattutto gli insetti predatori a svolgere un efficace ruolo di contenimento delle specie dannose. Quindi per ottenere un efficace controllo biologico dei parassiti delle colture è bene realizzare un fitto reticolo di siepi che si alterna ai frutteti, ai vigneti, agli orti a ai coltivi in genere.

Civetta

Civetta

La siepe come struttura ecologica minima è innegabilmente una tessera fondamentale del mosaico ecologico del territorio, e attraverso la sopravvivenza di questa unità funzionale passa la ricomposizione della rete ecologica che, soprattutto in fregio alle città e alla metropoli, si era pericolosamente smagliata.

Poiché è ormai acquisito, sia nella scienza che nella politica, che la tutela della biodiversità di un territorio si persegue mettendo in collegamento tutti i lacerti di ambiente naturale sopravvissuti alla pesante urbanizzazione del territorio, anche piccole testimonianze vitali come le siepi acquisiscono un valore fondamentale dapprima misconosciuto.

2.3. Funzioni protettive

Tra le tante funzioni delle siepi, soprattutto nei territori di pianura, una è stata recentemente rivalutata grazie anche ad un innovativo approccio ambientalista: quella di giocare un ruolo indispensabile nei confronti del ciclo dell´acqua.

Le alberature piantate lungo fossi e rogge d’irrigazione non intralciano la lavorazione dei campi, sostengono le rive dei corsi d’acqua al tempo stesso sono più produttive perché possono disporre in continuità di acqua e dei sali minerali in essa contenuti.

L´utilizzo dei nutrienti da parte della vegetazione delle siepi riparie abbassa il tenore di queste sostanze sciolte nelle acque superficiali e di falda che altrimenti riversantesi nei fiumi e nei laghi causerebbero seri episodi di inquinamento (eutrofizzazione dei corpi idrici).

Un’ulteriore azione positiva svolta dalle siepi nei confronti dei piccoli fiumi di pianura è quella di depurarne le acque. Alcune specie di alberi e di arbusti, ad esempio l’ontano nero (Alnus glutinosa) infatti hanno la capacità di ridurre la carica batterica degli scarichi urbani ed agricoli. Questa sanificazione dell’acqua sembra sia dovuta all’azione dei microrganismi che vivono nelle immediate vicinanze delle radici (rizosfera).

Inoltre sostenendo le rive e consolidando il fondo con il loro apparato radicale, alberi ed arbusti evitano che il letto del corso d’acqua venga eroso con conseguenti problemi di funzionalità delle reti idriche.

La siepe inoltre ombreggia il corso d’acqua, ostacola la crescita delle erbe acquatiche che, se troppo rigogliosa, tende ad intasarne il letto. Il terreno, nei pressi e sotto le siepi, è inoltre particolarmente poroso e pertanto favorisce l’infiltrazione delle acque meteoriche, rallentandone deflusso superficiale. In tal modo le siepi, oltre a ridurre l’erosione, favoriscono la ricarica delle falde idriche: da un lato infatti minor erosione significa minor trasporto solido lungo i corsi d’acqua e quindi minor interramento e rischio di piene; dall’altro la ricarica delle falde prolunga la vita delle sorgenti.

2.4. Funzioni igieniche

In particolari luoghi come lungo le strade e lungo le zone residenziali una siepe ben strutturata e densa costituisce un ottimo strumento di difesa dall´inquinamento atmosferico (soprattutto quello da traffico veicolare che è generato a livello della strada ed in buona parte viene intercettato sotto forma di polveri dagli apparati fogliari. Particolarmente indicate sono in questo caso le specie a latifoglia, più efficaci.

La siepe, soprattutto se di buona complessità e larghezza (3-4 m) è anche un valido ausilio per l´attenuazione dell´impatto sonoro originato dal traffico: abbinata ad un rialzo del suolo (> 1 m) diventa uno strumento da prendere in considerazione per una certa mitigazione del disagio originato dal rumore.

2.5. Funzioni estetiche e ricreative

Infine alcune brevi considerazioni estetiche sul ruolo delle siepi.

Siepi e filari hanno attirato l´attenzione di illustri architetti: solo alcuni ne hanno fatto un uso ludico ed estetico ma i più le hanno utilizzate per sottolineare ingressi delle dimore padronali, ombreggiare percorsi ameni nei broli delle ville patrizie, delimitare vistosamente cesure di territori interdetti. Segni eloquenti, assieme alle architetture delle ville, di una distinzione di censo.

Oggi la siepe, per un fine estetico più banale, ma non per questo di minore valore, viene impiegata per delimitare brutture della nostra società consumistica come le discariche e gli altri impianti di trattamento dei rifiuti, oppure per “mascherare” industrie e zone produttive che hanno poche o nulle relazioni con gli abitati.

Nell’Italia che fu il “giardino d’Europa” (per quanto detto sopra) nella migliore delle ipotesi le siepi vengono utilizzate per il mascheramento di strade, e autostrade, ma con indifferenza e scarsa competenza: di norma in Italia la strada non viene concepita nei progetti con un adeguato contorno di spazio di sicurezza ove poter insediare una siepe che maschera la struttura al territorio circostante, ma diventa nello stesso tempo un abbellimento confortevole per l´utilizzatore transitante.

In Francia, Germania, Olanda e altri paesi Europei questo è lo standard e la siepe diventa protagonista a fianco delle strutture viarie.

3. La siepe di Via Sabbadino: la flora

La siepe di via Sabbadino (laterale di via Orlanda SS 14) che affianca l’accesso al Villaggio Laguna è un filare di alberi disetanei e di varie specie alcune in piena maturità vegetativa e riproduttiva.

La siepe si sviluppa su vari piani di vegetazione per il diverso portamento delle specie che vi si insediano. Alcune sono tipiche della flora autoctona della pianura veneta e perilagunare in particolare, altre non autoctone sono invece tipiche del retaggio colturale della agricoltura tradizionale veneta come la robinia detta anche “gaggia” o “gasia” o “cassia”, o la maclura, entrambe di di origine nordamericana.

Si possono rinvenire: Pioppo (Populus nigra) in veneto “talpon”, Robinia (Robinia pseudoacacia), Acero (Acer campestre) “oppio”, Olmo (Ulmus minor) “olmo”, Roverella (Quercus pubescens), Farnia (Quercus peduncolata), Frassino (Fraxinus excelsior), Orniello (Fraxinus ornus), Pino (Pinus pinea), Moro (Morus alba), Salice (Salix fragilis).

Lo strato arbustivo della siepe è prevalentemente costituito da Sambuco (Sambucus nigra), Evonimo (Euonymus europaeus), pianta velenosa detta “beretta da prete” per le caratteristiche infruttescenze (cfr. foto sopra), Ligustro (Ligustrum vulgare, Ligustrum lucidum), Rovo (Rubus fruticosus).

La siepe di via Sabbadino ripulita

La siepe di via Sabbadino ripulita

4. Conclusione

La manifestazione del 25 settembre “Puliamo il mondo 2005” organizzata da Comune di Venezia, Legambiente, e Associazione “La Salsola”, ha avuto il pregio di accompagnare i giovani dentro e sotto la siepe alla riscoperta di una testimonianza del territorio e delle necessità colturali ormai incomprensibili dopo la scomparsa delle attività agricole. Ma anche alla scoperta, nel suo piccolo, di una riserva di biodiversità dalla quale si possono diffondere intorno gli elementi vitali per un riequilibro ecologico, ambientale e paesaggistico del territorio campaltino; per questa ragione la siepe merita una adeguata tutela nelle norme urbanistiche del futuro assetto del territorio.

La percezione diffusa nella conoscenza popolare di tale bene ambientale conseguirà ulteriore valore aggiunto culturale nell’intera comunità di Campalto.

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* Biologo, Vicepresidente del Gruppo per la salvaguardia dell’ambiente “La Salsola” – Campalto

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We do not inherit the land, we borrow it from our children.

— Native American Proverb –

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