Il mausoleo Graziani, la Medaglia al valore risorgimentale di Mestre e le stragi fasciste in Etiopia

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Il mausoleo Graziani, la Medaglia al valore risorgimentale di Mestre e le stragi fasciste in Etiopia

di Stefano Zabeo *

In questo  breve scritto  si intrecciano varie questioni, apparentemente  non accomunabili: la spesa pubblica attuale, l’Antifascismo, le guerre coloniali italiane, le onorificenze risorgimentali e la loro conservazione, l’analisi di una delibera del Comune di Venezia del 1935.  Ma lo studio della storia serba  sempre delle sorprese.

Dalla lettura di  un articolo di Gian Antonio Stella (Corriere 30-09-2012) si apprende  che la Regione Lazio impegna e spende 127 mila euro per realizzare  un mausoleo che celebra la figura del maresciallo Rodolfo Graziani, responsabile di vari eccidi compiuti in Africa negli anni 30 del Novecento.
Si  leggono anche altri particolari sulle stragi fasciste come quella dei 1400 religiosi della Chiesa etiope o come quella attuata nel 1935 con l’uso di gas. Leggiamo come Hailé Selassié raccontò gli effetti di quei gas: si trattava di «strani fusti che si rompevano appena toccavano il suolo o l’acqua del fiume, e proiettavano intorno un liquido incolore. Prima che mi potessi rendere conto di ciò che stava accadendo, alcune centinaia fra i miei uomini erano rimasti colpiti dal misterioso liquido e urlavano per il dolore, mentre i loro piedi nudi, le loro mani, i loro volti si coprivano di vesciche. Altri, che si erano dissetati al fiume, si contorcevano a terra in un’agonia che durò ore. Fra i colpiti c’erano anche dei contadini che avevano portato le mandrie al fiume, e gente dei villaggi vicini».>>

Ma come venivano finanziate queste stragi? In vari modi tra cui la donazione di oro “alla Patria” in ottemperanza alla direttiva del Regime Fascista che  invitava enti e privati ad offrire l’oro allo stato per sostenere le guerre coloniali.
Un delibera del 1935 firmata dall’allora podestà del Comune di  Venezia (di cui Mestre fa parte dal 1926) Mario Alverà chiarisce efficacemente la questione.

Nel documento si legge: “In omaggio alle direttive del Regime tendenti a frustrare le sanzioni ginevrine che con inaudita iniquità furono deliberate contro l’Italia a favore dei popoli barbari. Considerato che, per proseguire vittoriosamente l’ardua lotta contro Ginevra per l’espansionismo del popolo italiano e per la civilizzazione di orde barbare che minacciano le nostre pacifiche colonie, la Patria ha bisogno di tutto l’oro che i privati e gli enti detengono inerte negli scrigni.”

Al primo posto della lista degli oggetti in oro offerti “alla Patria” figurava la medaglia d’oro concessa a Mestre nel 1898  “in ricompensa del valore dimostrato dalla cittadinanza nella presa del Forte di Marghera la notte del 22 Marzo 1848, e nella sortita di Marghera del 27 ottobre successivo”.
Di questa medaglia disponiamo quindi solo di una copia, di non buona fattura, che reca sul retro la seguente iscrizione: “A/ MESTRE/ 22 MARZO 1848/ 27 OTTOBRE 1848/ (in rilievo) e  18-11-35/ XIV (incisa)”.

Copia della medaglia al valore risorgimentale di Mestre. Fronte.

Copia della medaglia al valore risorgimentale di Mestre. Fronte.

 Se la parte in rilievo riassume in 2 date i fatti risorgimentali che motivarono l’onorificenza, la parte incisa contiene un marchio d’infamia.

Copia della medaglia al valore risorgimentale di Mestre. Retro.

Copia della medaglia al valore risorgimentale di Mestre. Retro.

 

Quello che ricorda la donazione, avvenuta il 13 novembre 1935 – XIV° dell’Era Fascista, di una medaglia creata per rendere onore ai patrioti italiani che avevano combattuto nel 1848 contro l’occupazione austriaca usata per finanziare le stragi dei patrioti etiopi che combattevano contro l’occupazione straniera, o peggio ancora per effettuare i massacri di religiosi e cittadini inermi.

Mestre, 2 ottobre 2012

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* Associazione Valdemare (deceduto il 18 bebbraio 2015)

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La terra è madre. Da essa veniamo e ad essa torneremo. In essa ci seppelliranno quando sarà finita. La terra è il principio e la fine, e tutto il resto non è che favola.

— Carlo Sgorlon

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