La sortita e gli ideali del “48”

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La sortita e gli ideali del “48” *

A cura dell’associazione Valdemare

La Sortita e gli Ideali del “48
‘Ideale’ è una parola decisamente fuori moda da almeno 30 anni. Oggi si sente parlare di mercati, affari, flessibilità, competitività, spread. Nei primi decenni dell’Ottocento, fondata su ben altri valori, prendeva avvio una vicenda storica nota come Risorgimento e celebrata recentemente con i 150 anni dell’Unità d’Italia; una vicenda animata dalle riflessioni di intellettuali come Cattaneo, Foscolo, Gioberti, Mazzini, Nievo, Settembrini, sostenuto nella fase iniziale addirittura dal Pontefice Pio IX, che vide protagonisti uomini
d’arme come Garibaldi, i Fratelli Bandiera, Pepe, Pisacane e che seppe coinvolgere consistenti strati della popolazione in un sogno divenuto poi realtà.
Nessuno credo abbia nostalgia della dimensione drammaticamente cruenta dei grandi fatti che resero possibile l’indipendenza del nostro paese dalla dominazione straniera, eventi che dovrebbero costituire un esempio chiaro di come un’ideale sappia smuovere gli intelletti dall’apatia mentale, consentendo al popolo di determinare il proprio destino.
La Rivoluzione Veneziana, momento significativo del Risorgimento, non fu indirizzata contro lo ‘straniero’ bensì rivolta ad affermare il diritto all’autodeterminazione dei popoli, alla quale parteciparono molti ‘stranieri’ come Svizzeri e Polacchi e centinaia di ‘foresti’ Napoletani, Lombardi e Romagnoli.
Durante i 17 mesi della Repubblica Veneziana di Daniele Manin si svolse una battaglia memorabile, la Sortita di Mestre, che contribuì certamente a sollevare lo spirito dei molti patrioti che in varie parti d’Italia lottavano per l’Unità e l’Indipendenza.
Il 27 ottobre 1848, circa 2000 volontari, suddivisi  in 3 colonne, mossero da Venezia e dal Forte Marghera, conquistato dai Mestrini il 22 marzo, per attaccare le postazioni austriache situate a Mestre. Quella di sinistra, al comando del colonnello D’Amigo doveva raggiungere Fusina via acqua, quella del centro, comandata dal colonnello Morandi, doveva percorrere la strada ferrata e quindi sgomberare le truppe austriache trincerate nella stazione ferroviaria, quella di destra, guidata la colonnello Zambeccari, aveva il compito di occupare il Piazzale delle Barche avanzando lungo il Canal Salso.

schema della battaglia della Sortita (27 ottobre 1848)

schema della battaglia della Sortita (27 ottobre 1848)

Dopo un furioso combattimento sul Ponte della Campana (attuale Via Poerio) la guarnigione austriaca fu allontanata da Mestre. Furono fatti prigionieri 500 soldati nemici e conquistati vari trofei tra cui 5 cannoni, 6 cavalli, carri, bagagli, documenti del generale austriaco Mittis.

La battaglia della sortita in un dipinto del Giacomelli

 Dopo qualche giorno il generale Pepe passò in rassegna in Piazza San Marco le truppe che avevano preso parte alla battaglia “fra il delirante entusiasmo dei Veneziani, che non si stancavano mai di ammirare i trofei della vittoria”.

Feste dei veneziani sui trofei della battaglia di Mestre

Nel 1898 fu stampata una pubblicazione, che commemorava il 50° anniversario dei “Fatti memorandi “ del 1848, nella quale viene descritta la Sortita di Mestre.

Riportiamo qui integralmente il testo di tale descrizione, nella quale la dimensione ideale prevale sul dramma che ogni fatto d’arme comporta; un testo che va letto tenendo ben presente la diversità tra i moduli espressivi attuali e quelli del tempo, che possono apparire oggi intrisi di retorica. Ci sia consentito di sperare che questa pagina di storia possa insegnare che, con i nuovi strumenti che la democrazia e la tecnologia ci mette a disposizione, se animati da un forte ideale si può divenire artefici e protagonisti del proprio destino.

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“COMITATO GENERALE PER LA COMMEMORAZIONE DEL 50° ANNIVERSARIO DEI FATTI MEMORANDI MDCCCXVIII-XLIX” LA SORTITA DI MESTRE (27 OTTOBRE 1848)

di Amilcare Barriera

Questo fatto d’ armi, il più memorabile fra i molti avvenuti durante l’ assedio di Venezia, dovrebbe più logicamente intitolarsi la sortita da Marghera. Ma la Storia lo volle segnare
ne’ suoi fasti col nome di Mestre, poiché fu là ove più terribile si svolse la pugna, perchè fu là ove il valore dei volontari italiani rifulse di purissima gloria. Quella giornata meriterebbe lunga e minuziosa illustrazione, ma il carattere sintetico di questa pubblicazione ne obbliga ad un rapido cenno. Il 25 ottobre il maggiore Radaelli presentò allo Stato Maggiore generale un piano per la progettata sortita. (1 ) Si convenne che il mattino del 27, il nemico sarebbe stato attaccato su tutta la linea. All’ alba del 27 il comandante in capo, generale Guglielmo Pepe si trovava a Marghera, circondato dal suo stato maggiore, per osservare le mosse delle tre colonne d’ attacco.

Le tre colonne d’attacco
Quella di sinistra, comandata dal colonnello D’Amigo, veniva su barche ed era preceduta da piroghe e cannoniere. Doveva sbarcare a Fusina, respingere il nemico e marciare su
Malcontenta e sulla Rana. Quella del centro, comandata dal colonnello Morandi, aveva l’incarico di sloggiare il nemico, trincerato alla stazione di Mestre ed, infine, quella di  destra, guidata dal colonnello Zambeccari, doveva forzare l’ingresso di Mestre dalla parte del Canal Salso. Il nemico forte di circa 3000 uomini, comandati dal generale Mittis,
disponeva di sufficiente artiglieria, mentre i nostri non avevano che due soli cannoni, i quali giunsero anche in ritardo.

Quantunque non si udissero ancora tuonare le artiglierie delle piroghe sotto Fusina, non peranco al loro posto a cagione della fitta nebbia e della bassa marea, le colonne Morandi e Zambeccari marciarono avanti. Quest’ ultima attaccò subito vivissimo combattimento lungo il canale ; prese alla bajonetta le prime barricate, difese strenuamente dagli austriaci, con due cannoni da sei, e s’impadronì del piazzale delle Barche.
Nel frattempo, la colonna del centro, condotta dal Morandi, giungeva sotto la stazione della ferrovia, che gli austriaci, con altri due cannoni a mitraglia, gagliardamente difendevano. Impari erano le forze e contro il freddo coraggio dei Croati si frangeva in vani sforzi la furia irruente dei prodi volontari. Fu allora che cadde ferito, ad una gamba, mentre combatteva da eroe, Alessandro Poerio, morto poi a Venezia il 3 Novembre. (2) Vacillanti erano le sorti della giornata, ma il vincere era suprema necessità.

Lapide commemortiva di Alessandro Poerio soldato e poeta deceduto per gli ideali di patria

Lapide commemortiva di Alessandro Poerio soldato e poeta deceduto per gli ideali di patria

 Il valoroso Noaro ed il generale Ulloa accorsero coi Lombardi e col corpo dei Gendarmi alla riscossa. Più fiero arse il combattimento, ma ad onta della ostinata difesa degli austriaci, prevalse il valore degli italiani ed il nemico dovette ripiegare su Mestre, vivamente incalzato dai nostri. Alle 9 circa del mattino la colonna Morandi si univa alle Barche con quella dello Zambeccari.

Il Ponte della Campana
Ma un nuovo e più grave ostacolo rimaneva da superare. La piazza di Mestre, alla quale non si giunge che attraversando il ponte della Campana, sull’Oselino, era occupata da oltre un migliaio d’austriaci, muniti di quattro pezzi d’artiglieria ed atteggiati a disperata resistenza. Il generale Ulloa comprese tosto la gravità del caso, ma fiducioso nell’esito finale della battaglia non disperò. Dalle case opposte al ponte, egli fece aprire un fuoco vivissimo contro i cannonieri austriaci e fatte serrare le file dei battaglioni, mosse intrepido all’ assalto. Le scariche dei cannoni, che recano ovunque la strage, non arrestano gli italiani che procedono ardimentosi al grido di viva l’Italia. Tre volte respinti, tornano tre volte, con rinnovato ardore, all’ attacco e dopo lotta ostinatissima mettono in fuga gli austriaci che abbandonano le artiglierie, i carriaggi e gettano le armi !

Il nemico fu inseguito fin fuori di Mestre. Ma la lotta non era ancora finita, nè la vittoria era completa. Nel palazzo Bianchini e nel palazzo Talia molti austriaci si trovavano rinchiusi
ed erano disposti a vender cara la loro vita. Fu d’ uopo adoperare i cannoni, giunti finalmente ed appiccare il fuoco alle porte.

Fu in questo combattimento che Sirtori, Rossaroll e Cattabene si copersero di gloria. Penetrati gli Italiani nelle due case e posto fine alla strage, gli austriaci furono fatti
prigionieri.

I trofei della vittoria

I trofei, della vittoria furono: cinque cannoni, sei cavalli, oltre 500 prigionieri, fra i quali alcuni capitani e tenenti, carri, bagagli, munizioni, e tutte le carte e la cassa del
generale Mittis, che dovette la sua salvezza alla fuga. Il nemico ebbe più di 350 uomini fuori di combattimento ; i nostri perdettero 119  uomini, fra morti e feriti.
La colonna di sinistra, comandata dal colonnello D’ Amigo, costrinse il nemico ad abbandonare Fusina e si spinse sino alla Malcontenta ed alla Rana. Prese due cannoni e fece due prigionieri. Dopo qualche ora le tre colonne si ritirarono ; quelle di destra e del centro a Marghera, quella di sinistra a Venezia. Il fortunato combattimento dimostrò una volta di più il valore e la bravura dei volontari italiani, ed il governo della Repubblica tributò elogi ad essi ed al loro condottiero. A Mestre, la vittoria fu ricordata con una colonna (eretta nel 1886) in piazza delle Barche, divenuta Piazza 27 ottobre 1848 — e con una lapide sul ponte della Campana. Riproduciamo le bellissime epigrafi. Sulla colonna, da un lato :

Fra le patrie rovine —Venezia — sola in armi — per la libertà d’ Italia — con schiere elette — di volontari — sfidando — poderosa oste nemica — scende in campo — pugna, trionfa — XXVII ottobre — MDCCCXLVIII e dall’ altro lato: XIV secoli — di Venete grandezze — Bisanzio, Cambray, Famagosta — gesta famose — nell’epopea immortale — ridestarono — le antiche glorie — giustizia, amore, concordia.

Queste epigrafi sono di Costantino Nardi e così pure quella sul ponte che dice così:

Assediata Venezia — Epopea memorabile — Prodi volontari figli d’Italia — duce
celeberrimo — Guglielmo Pepe — nel XX VII ottobre MDCCCXLVIII — da Marghera slanciati a Mestre — contro lo straniero preparato allo scontro — strenuamente pugnando — scosse superate le contese trincee — sconfìssero e volsero in fuga — il nemico — Su questo ponte più ostinata lotta sostennero.

La rivista in Piazza San Marco
Alcuni giorni, dopo la vittoria, il generale Pepe passò in rivista in Piazza San Marco, le truppe che avevano preso parte all’ azione e le guardie civiche. La rassegna ebbe luogo fra il delirante entusiasmo dei Veneziani, che non si stancavano di ammirare i trofei della vittoria raccolti pure sulla piazza. Nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo si celebrò un funebre rito e, pochi giorni dopo, in quella di S. Marco ebbero luogo i funerali dell’ illustre Poerio, glorioso martire della Patria.

Tutta Venezia, accorse a porgere a quel prode l’ estremo saluto!
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Note riguardanti la trascrizione: sono state omesse le note al testo. ==============================================

* Articolo segnalato da  Stefano Zabeo dell’Associazione Valdemare Mestre (27 ottobre 2012)

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Venezia soffre soprattutto delle conseguenze di una cultura che tende ad estrapolarla, a farne qualcosa che non appartiene più alla vita, ma soltanto ai sogni dei poeti (dei cattivi poeti, tuttavia, giacchè i poeti veri hanno, e come!, il senso del rapporto tra l’arte e la vita).

— Giorgio Bassani

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