Le strade di San Martino (3)

RICERCHE

Le strade di San Martino (3)

A cura di Ettore Aulisio

Una strada per San Martino di Tours
1 – Nel 565 Venanzio Fortunato, letterato e pio uomo di Valdobbiadene, compì a cavallo un viaggio votivo da Ravenna a Tours per andare a pregare sulla la tomba di San Martino: con tale faticoso e lungo viaggio il pellegrino voleva manifestare tutta la sua devozione nei confronti del santo vescovo a cui attribuiva la miracolosa guarigione dei suoi occhi, sofferenti per una grave malattia(1).
Nella ‘Praefactio’ alla sua ‘Opera Poetica’, Fortunato – con quelle che definiva le sue ‘cosucce in versi’ – ci descrisse l’insolito itinerario da lui seguito, elencando le varie località visitate durante il viaggio: infatti non attraversò a occidente la Pianura padana e le Alpi Occidentali, ma, partendo da Ravenna, si diresse prima verso nord-est ad Aquileja e nel Friuli, quindi, dopo aver attraversato le Alpi Giulie, nel Tirolo, in Germania e in gran parte della Gallia (l’attuale Francia), giungendo infine a Tours, meta finale del suo lungo viaggio. Forse l’insolito itinerario fu determinato da fattori politici, oltre che religiosi; probabilmente fu incaricato dall’Imperatore di Oriente di svolgere delle missioni diplomatiche presso il Patriarca di Aquileja e presso i sovrani delle regioni situate al di là delle Alpi.

Pellegrini medievali

Di seguito riportiamo la descrizione del viaggio scritta da Fortunato:

Pellegrino medievale

Pellegrino medievale

«Mi meraviglio che tu sia attratto dalle ‘mie cosucce in versi’, che, una volta conosciute, non potrai né ammirare né amare; soprattutto perché le ho scritte senza pensarci molto quando potevo, a cavallo o nelle pause del sonno, mentre, viaggiando da Ravenna, superato il Padus [Po], l’Atesis [Adige], la Brinta [Brenta], il Plavis [Piave], la Liquenzia [Livenza], il Teliamentum [Tagliamento], percorrevo gli alti e tortuosi sentieri dell’ Alpes Iulia [Passo di Monte Carnico/Plöckenpass], passavo la Dravus [Drava/Drau] nel Norico, l’Oenus [Inn] nel territorio dei Breuni [presso il Brennero/Brenner], la Licca [Lech] in Baiuaria, il Danuvius [Donau/Danubio] in Alamannia, il Rhenus [Rein/Reno] in Germania e poi ancora attraverso i maggiori fiumi dell’Aquitania, la Mosella [Moselle], La Mosa [Meuse], l’Axona [Aisne] e la Sequana [Senna], il Liger [Loira] e la Garonna [Garonne], arrivando ai Pirenei coperti di neve in luglio; quando nelle lunghe tappe del viaggio in terra barbara (2), stanco della via o intorpidito dalle abbondanti libagioni, nel freddo invernale, su ispirazione della Musa, non so se più assiderata o ebbra, io nuovo Orfeo, davo voce ai boschi e i boschi me la restituivano»(3)

2 – Lo storico Longobardo Paolo Diacono(4), anche lui devoto di San Martino, molti anni dopo così ricordò il viaggio del ‘venerabile e sapientissimo’ Fortunato: «… lasciata la patria poco prima che i Longobardi invadessero l’Italia, si affrettò a recarsi al sepolcro del santo, che si trova a Tours. Egli stesso descrisse in uno dei suoi carmi la strada che seguì per arrivare fin là, passando per il fiume Tagliamento, per Ragogna, Osoppo, e l’Alpe Giulia,……… . Poi, dopo essersi recato, secondo il suo voto, a Tours, passò per Poitiers e vi si fermò, e lì ……………fu ordinato prima prete, poi vescovo, e in quel luogo riposa,……».

3 -Dai racconti di Venanzio Fortunato e di Paolo Diacono risulta innanzi tutto che la devozione per San Martino di Tours era molto viva in Italia, sia tra le popolazione italiche che tra quelle longobarde, ancor prima dell’occupazione dei Franchi di Carlo Magno.
In secondo luogo si nota che Venanzio Fortunato, nella descrizione dell’itinerario che seguì dopo la partenza da Ravenna, non citò mai Padova: è da pensare che egli abbia seguito sino al Brenta il tracciato della romana ‘via Popilia’ costeggiante la laguna, e che, poi, abbia proseguito sino al Tagliamento percorrendo la ‘Via Annia-Popilia’. In epoca romana quella strada, che attraversava i luoghi dove attualmente sorgono gli abitati di Campalto e Tessera, era anche denominata ‘via Emilia-Altinate’ in quanto metteva in comunicazione fra loro le colonie del Nord-Est e le regioni dell’Italia centrale.
Nel medio evo, dopo l’occupazione dei Franchi, tratti di ciò che restava della vecchia strada furono denominati ‘via Orlanda’, probabilmente per onorare Orlando, il paladino di Carlo Magno che fece eseguire dei lavori di restauro (in particolare a San Giorgio di Livenza restaurò un ponte romano da allora detto ‘Ponte di Orlando’).
Infine un documento della Curia di Treviso attesta che a Campalto all’inizio del IX secolo lungo la via ‘Annia-Popilia’ o, come era allora conosciuta, via ‘Emilia-Altinate’, venne edificata una chiesa denominata ‘San Martino in strata’(5).

La strada di San Martino oggi
Oggi, dopo tanti secoli, il tracciato dell’antica strada Romana attraversa con un lungo rettifilo il centro urbano di Campalto, costeggia l’antica chiesa di San Martino ed è ancora denominata via Orlanda: ancora oggi la strada svolge la funzione di mettere in comunicazione il centro Italia con le regioni del Nord-Est.

Noi di Terra Antica, da qualche anno, abbiamo voluto denominare “La strade di San Martino” questa via e le altre che ad essa sono collegate perché ci permettono di metterci in comunicazione con i nostri amici delle Marche (Loro Piceno, San Ginesio) e della Stiria (St. Nikolai im Sausal): in più occasioni abbiamo avuto modo di andarli a trovare e vivere con loro delle belle esperienze, al contempo sia gli amici austriaci che quelli marchigiani hanno scelto Campalto come punto di ritrovo per alcuni loro momenti d’incontro. Vogliamo ricordare in particolare la loro venuta nel 2011 quando, in occasione della Festa di San Martino, le loro delegazioni sono state ricevute ufficialmente a Ca’ Farsetti dalla Presidenza del Consiglio Comunale di Venezia. Quest’anno, a settembre una nostra delegazione, anche in bici, è stata invece accolta con tanta simpatia a St.Nikolai i.S., come è stato descritto in questo sito dall’articolo “450 km di bicicletta per incontrare gli amici di St. Nikolai im Sausal (Stiria – Austria)”

E’ nostra intenzione mantenere ed incrementare i rapporti di amicizia tra la nostra comunità e quelle marchigiana e austriaca; a tal proposito, mettendo a frutto le esperienze fatte, proponiamo l’nserimento in questo sito due itinerari di viaggio, uno in Austria, l’altro nelle Marche.
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NOTE:
1) La miracolosa guarigione era avvenuta alcuni anni prima presso l’altare dedicato a San Martino, nella Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo di Ravenna, allora una delle più importanti città d’Italia.
2) Il vocabolo ‘barbara’ non è usato in modo dispregiativo: indica la terra occupata da popoli non di origine Romana.
3) La traduzione dal latino è di Francesca Rizzetto e fa parte degli ‘Atti del Convegno internazionale di studi’, svoltosi nel 1990 a Valdobbiadene.
4 ) P.Diacono, Storia dei Longobardi; Fondazione Lorenzo Valla, 1993.
5) Il Filiasi in ‘Veneti primi e secondi’ cita altri documenti in cui è riportato il vocabolo ‘strata’ anziché strada.

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Pensa a un fiume, denso e maestoso, che corre per miglia e miglia entro argini robusti, e tu sai dove sia il fiume, dove l’argine, dove la terra ferma. A un certo punto il fiume, per stanchezza, perchè ha corso per troppo tempo e troppo spazio, perchè si avvicina il mare, che annulla in sè tutti i fiumi, non sa più cosa sia. Diventa il proprio delta. Rimane forse un ramo maggiore, ma molti se ne diramano, in ogni direzione, e alcuni riconfluiscono gli uni negli altri, e non sai più cosa sia origine di cosa, e talora non sai cosa sia fiume ancora, e cosa già mare.

— Umberto Eco, Il nome della Rosa

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