Il laboratorio di documentazione storica “Giancarlo Ferracina”. Testimonianze dalle visite

Il laboratorio di documentazione storica “Giancarlo Ferracina”. Testimonianze dalle visite

di Ettore Aulisio

Dal mese di dicembre ad oggi (5 marzo 2009) il Laboratorio è stato visitato da diverse classi di Scuola Materna, Primaria e Media provenienti da Campalto, Favaro e Mestre. Alcune classi ci hanno comunicato in che modo hanno utilizzato quanto da loro appreso nel corso della visita; vogliamo segnalare in particolare la “Linea del Tempo” prodotta dagli alunni di una classe terza, un lavoro didatticamente molto apprezzabile che conferma l’utilità del Laboratorio per le classi impegnate nell’attività di ricerca. Nelle classi che hanno visitato il Laboratorio erano presenti bambini di altre nazionalità ed etnie, tutti impegnati in un non facile processo di integrazione, non solo scolastico; abbiamo constatato che in genere erano molto attenti e interessati sia a quello che vedevano, sia alle spiegazioni degli accompagnatori. Crediamo che la visita del Laboratorio possa facilitare il processo di integrazione sociale non solo dei bambini, ma anche degli adulti; sarebbe a mio parere quindi auspicabile che i genitori di bambini di altre nazionalità possano accompagnare i loro figli nelle visite didattiche, condividendone le esperienze didattiche e fornendoci anche notizie circa la loro terra di origine.

Nello scorso mese di dicembre due insegnanti della Scuola Fucini di Favaro ci hanno scritto: “Racconti e testimonianze legati al nostro passato costituiscono da sempre, per ognuno di noi, una grande ricchezza e affascinano soprattutto i bambini alla scoperta di ciò che li ha preceduti. Gli alunni della classe 3^A della scuola primaria “R. Fucini” di Favaro hanno intrapreso questo viaggio nel tempo nella veste di “piccoli storici”, coinvolgendo genitori, nonni e bisnonni. E’ iniziata una raccolta di fonti materiali, visive, orali e scritte, sul tema “La scuola di una volta” e tutto ciò che è pervenuto in classe è stato ordinato su una linea del tempo, dal 1900 ad oggi, per poter così visualizzare analogie e similitudini. Si sono così evidenziate le caratteristiche dei periodi relativi a 4 generazioni. Da lì ogni bambino ha ricostruito il proprio albero genealogico. Per approfondire le conoscenze sulla vita al tempo dei nonni e dei bisnonni, i bambini hanno visitato il Laboratorio di documentazione Storica “G. Ferracina” di Campalto e, grazie alla collaborazione dell’Associazione “Terra Antica” di Favaro e alla preziosa guida del signor Lionello, hanno potuto vedere e scoprire molti oggetti della vita quotidiana del passato, in una magica atmosfera d’altri tempi!”

Riportiamo di seguito alcune delle annotazioni scritte sul Quaderno dei visitatori del Laboratorio:

“Grazie per lo splendido lavoro e per la passione con cui lo migliorate di anno in anno” (Insegnanti Classi terze Scuola Vecellio)

“Ammirevole la Vs disponibilità e la … pazienza. Grazie”.“Grazie di cuore per la disponibilità, competenza e pazienza” (Insegnanti della Scuola Mameli di Dese)

“E’ sempre un piacere ritornare e ritrovare ‘il tempo che si è lasciato!’ Belli gli ambienti, che sono piaciuti molto ai bambini.” – “Mi riporta indietro nel temp. Rivivo i ricordi dei miei genitori. Stupendo! Grazie” (Insegnanti della Scuola Valeri di Favaro)

“Un’esperienza bellissima che ci ha permesso di conoscere come vivevano i nostri nonni. Grazie per la disponibilità e la vostra spiegazione” (Insegnanti della Scuola dell’infanzia “Arcobaleno” di Campalto).

Nello scorso mese di novembre, nell’ambito del progetto Comenius a cui ha aderito l’Istituto Comprensivo di Campalto, il Laboratorio è stato visitato da 24 docenti provenienti dall’Islanda, dal Galles, dalla Francia, dalla Spagna e dall’Ungheria.

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Tra le cose, pure, che muovevano molto la fantasia, c’era il Piave. Il Piave era per me insieme un piacere visivo e un piacere acustico, coi suoi vari rametti gorgoglianti tra le pietre bianche con questi colori straordinari del fondo, viola, azzurro, verde. E quello che era un rametto di fiume, nè largo nè profondo, diventava come il fiume segreto del cuore dell’Africa. Sugli ottocento metri mettiamo del greto, il fiume rappresentava solo cento metri. Tutto il resto era ghiaia, questa ghiaia cotta dal sole, con bei sassi tondi, e lì si aveva proprio il senso del deserto. Dico bene: il senso del deserto, quale l’ho ritrovato nei vari deserti dell’Africa.

— Dino Buzzati

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