{"id":1269,"date":"2012-03-21T21:36:54","date_gmt":"2012-03-21T21:36:54","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terraantica.org\/?p=1269"},"modified":"2018-09-04T08:34:37","modified_gmt":"2018-09-04T08:34:37","slug":"storia-di-strade-storia-del-territorio-2-la-via-popilia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terraantica.org\/?p=1269","title":{"rendered":"Storia di strade, storia del territorio (2): la via Popilia"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #800000;\">RICERCHE<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><span style=\"color: #800000;\">Storia di strade, storia del territorio (2): la via Popilia<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #800000;\">di Ettore Aulisio<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong>La via Popilia<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Nell\u2019anno 132 a.C. il console romano Publio Popilio Lenate fece costruire una strada consolare che, iniziando ad \u2018<em>Arimunum<\/em>\u2019 (Rimini) e passando per Ravenna, terminava a \u2018<em>Radriani<\/em>\u2019 (o \u2018<em>Hadriani<\/em>\u2019, l\u2019attuale San Basilio frazione di Ariano Polesine, nei pressi di Adria); in onore del suo costruttore fu denominata \u2018via Popilia\u2019.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Il percorso stradale si snodava tra paludi, boschi e pinete, attraversava i molti corsi d\u2019acqua per mezzo di traghetti e di alcuni ponti in legno o in muratura. La via, come altre strade consolari, era in gran parte costruita con il manto superficiale di ghiaia (\u2018<em>via glarea stratae<\/em>\u2019) che ricopriva la cosiddetta \u2018sottopreparazione\u2019 ottenuta mediante la stesura di uno spesso impasto di malta con frammenti laterizi e ceramici minutamente sbriciolati. Solo in prossimit\u00e0 dei centri urbani pi\u00f9 importanti lo strato superficiale era ricoperto da \u2018basoli\u2019 di trachite o da mattoni di recupero, come \u00e8 emerso negli scavi archeologici effettuati nei pressi di Ravenna. In genere la strada per evitare allagamenti era sopraelevata sul piano di campagna, aveva argini laterali di protezione e attraversava solo i centri maggiori, passando pi\u00f9 discosta quelli meno importanti ai quali per\u00f2 era collegata da un sistema viario minore.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Nell\u2019anno successivo, nel 131 a.C., il console Tito Annio Rufo fece costruire la via detta \u2018<em>Annia<\/em>\u2019 che aveva origine nei pressi di \u2018Radriani\u2019, proprio dove terminava il tracciato della \u2018Popilia\u2019 originaria: la nuova strada per raggiungere \u2018<em>Patavium<\/em>\u2019 (Padova) seguiva un tracciato discosto dalla costa e attraversava centri dell\u2019entroterra. Da \u2018<em>Patavium<\/em>\u2019 proseguiva per \u2018<em>Altinum<\/em>\u2019, costeggiando prima il fiume \u2018<em>Medoacus<\/em>\u2019 (Brenta) e poi la Laguna Veneta.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> In epoca Claudia fu costruita una diramazione della \u2018Popilia\u2019: essa aveva inizio a \u2018Radriani\u2019 e, dopo aver attraversato il Delta Padano e costeggiato il margine inferiore della Laguna Veneta, si congiungeva poco prima di Mestre con la via \u2018Annia\u2019 che proveniva da Padova. La diramazione lagunare della \u2018Popilia\u2019 era in grado di mantenere un \u2018<em>recto itinere<\/em>\u2019: infatti per raggiungere la \u2019<em>mansio Fossis<\/em>\u2019 percorreva la base dei cordoni di gigantesche dune che avevano un andamento lineare con direzione sud-nord (vedi Fig. 1). Utilizzando questa diramazione si riducevano i tempi di viaggio per \u2018<em>Altinum<\/em>\u2019 e si potevano collegare tra loro i numerosi centri che in epoca imperiale s\u2019erano sviluppati lungo il margine lagunare e nell\u2019immediato entroterra.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Le due strade consolari, una volta congiunte, proseguivano in un unico tracciato verso \u2018<em>Altinum<\/em>\u2019 e \u2018<em>Aquileja<\/em>\u2019; questo tratto dell\u2019arteria stradale \u00e8 comunemente conosciuto come \u2018via Annia\u2019, anche se in varie epoche e da alcuni autori \u00e8 stato indicato (e pi\u00f9 giustamente secondo noi) anche come \u2018via Annia-Popilia\u2019 o \u2018via Popilia-Annia\u2019.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_2209\" style=\"width: 479px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2209\" class=\"wp-image-2209\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Fig.1r-300x293.png\" alt=\"Fig.1r\" width=\"469\" height=\"458\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Fig.1r-300x293.png 300w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Fig.1r-102x100.png 102w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Fig.1r.png 1004w\" sizes=\"auto, (max-width: 469px) 100vw, 469px\" \/><p id=\"caption-attachment-2209\" class=\"wp-caption-text\">Rappresentazione grafica del Delta del Po (particolare), disegno eseguito dadi Paolo Bartolomeo Clarici nel 1721. A nord della localit\u00e0 di San Basilio sono indicati il tracciato di una \u2018Strada Romana\u2019 e i cordoni di dune denominati \u2018Vecchi d\u2019Arena\u2019<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong>Il percorso della via Popilia<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> La natura del terreno compreso tra Rimini (\u2018Ariminum\u2019), Ravenna e Ariano nel Polesine (\u2018Radriani\u2019 o \u2018Hatriani\u2019) nei secoli \u00e8 stata profondamente modificata a causa delle frequenti inondazioni fluviali, delle trasgressioni marine e dei fenomeni di subsidenza; anche gli interventi umani e le tante vicende storiche, di cui questa zona \u00e8 stata teatro, hanno contribuito a mutarne l\u2019aspetto.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Il territorio posto a settentrione di \u2018Radriani\u2019, dove aveva inizio la diramazione costiera della \u2018via Popilia\u2019, non solo \u00e8 stato soggetto alle devastazioni dei popoli barbari, ma pure a calamitosi eventi naturali. Forse il pi\u00f9 grave avvenne nell\u2019anno 589 d,C. quando le spaventose alluvioni mutarono il corso dell\u2019Adige, provocarono la definitiva distruzione delle vecchie strade romane e cancellarono i terreni bonificati riducendoli a paludi. I centri urbani esistenti in epoca romana furono sommersi dalle sabbie e di essi spesso se ne \u00e8 perduta la memoria. Anche le variazioni della linea di costa e i successivi interventi umani contribuirono a mutare la configurazione del Delta padano: quali testimoni del tracciato che la via Popilia seguiva in direzione della Laguna Veneta si conservano i cordoni di dune denominati \u2018Montoni o sia strada romana\u2019 (vedi figura 2) , alcuni resti archeologici difficilmente identificabili e toponimi di controversa origine.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_2211\" style=\"width: 448px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2211\" class=\"wp-image-2211\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Fig.2r-280x300.png\" alt=\"\" width=\"438\" height=\"469\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Fig.2r-280x300.png 280w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Fig.2r-93x100.png 93w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Fig.2r.png 798w\" sizes=\"auto, (max-width: 438px) 100vw, 438px\" \/><p id=\"caption-attachment-2211\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 2 Altra rappresentazione del Delta padano<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Per tutti questi motivi sono state avanzate varie ipotesi per individuare con esattezza il tracciato della \u2018Popilia\u2019 e la collocazione delle varie \u2018Stationes\u2019 che ne scandivano il percorso secondo la \u201cTabula Peutingeriana\u201d (vedi figura n\u00b0 3). Una parte delle ipotesi sono state analizzate e messe a confronto da Luigi Quilici nei libri \u201cAtlante tematico di topografia antica\u201d e in \u201cCitt\u00e0 e monumenti nell\u2019Italia antica\u201d, scritto quest\u2019ultimo in collaborazione con Stefania Quilici Gigli.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"> I ritrovamenti archeologici, in genere piuttosto modesti, forniscono notizie incerte; in due casi per\u00f2, a conferma delle precedenti ipotesi d\u2019ordine geografico e toponomastico, sono stati localizzati due luoghi sicuramente attraversati dalla \u2018via Popilia\u2019. Il primo rinvenimento \u00e8 avvenuto verso la met\u00e0 dell\u2019ottocento nei pressi di \u2018Radriani\u2019 (a San Basilio) dove fu riportato alla luce un Cippo Miliare con incisi il nome del costruttore della strada (il console \u2018Publio Popilio Lenate\u2019) e il numero LXXXI, col quale si indicava l\u2019effettiva distanza esistente tra quella localit\u00e0 e Rimini: 81 miglia romane, misura riportata nella \u2018Tabula Peutingeriana\u2019.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> L\u2019altro rinvenimento avvenne in tempi pi\u00f9 recenti alle porte di Ravenna (a Fossa Ghiaia, a sud dell\u2019edificio di Sant\u2019Apollinare in Classe) quando, nel corso di alcuni lavori di scavo, vennero alla luce dei brevi tratti della \u2018via Popilia\u2019. Il manto della antica strada presenta ancora oggi una copertura o in ghiaia segnata dai solchi lasciati dalle ruote dei carri o un manto stradale ricoperto da mattoni mal cotti. I due ritrovamenti ci forniscono quindi anche notizie relative ai sistemi costruttivi adottati per la costruzione della strada.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Un terzo rinvenimento archeologico di una certa importanza \u00e8 quello di Corte di Cavanella d\u2019Adige e riguarda il percorso della diramazione lagunare della via Popilia.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_1217\" style=\"width: 1747px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1217\" class=\"wp-image-1217 size-medium\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/peutingeriana1.jpg\" alt=\"Tavola Peutingeriana\" width=\"1737\" height=\"1021\" \/><p id=\"caption-attachment-1217\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 3:\u00a0Le \u2018stationes\u2019 da Ravenna a \u2018Radriani\u2019 nella Tavola Peutingeriana. LaTabula Peutingeriana \u00e8 una copia del XII-XIII secolo di un&#8217;antica carta romana che mostrava le vie militari dell&#8217;Impero.<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"> La \u2018Tabula Peutingeriana\u2019 indica in modo molto schematico il tracciato della via Popilia e della sua diramazione lagunare: lungo il percorso sorgevano diverse \u2018stationes\u2019: le pi\u00f9 importanti, dette \u2018mansiones\u2019, fungevano da stazioni di posta e permettevano ai viaggiatori di sostare e riposare. In quelle minori, dette \u2018mutationes\u2019, avveniva il semplice cambio dei cavalli. L\u2019individuazione della loro precisa collocazione \u00e8 per\u00f2 ancora molto incerta e soggetta a varie ipotesi, a volte fra loro contraddittorie.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> I viaggiatori diretti verso nord, lasciata Ravenna e diretti a \u2018Radriani\u2019, incontravano tra le altre le seguenti stazioni: \u2018Butrio\u2019, \u2018Augusta\u2019, \u2018Sacis ad padum\u2019 (in prossimit\u00e0 del ramo del Po ricordato da Plinio col toponimo di \u2018Sagis\u2019, nei pressi di Spina), \u2018Neronia\u2019 e \u2018Corniculani\u2019 (situate dei pressi di Codigoro e di Mezzogoro) e infine \u2018Radriani\u2019, detta pure Hadriani. Questa ultima stazione sorgeva &#8211; come gi\u00e0 indicato precedentemente &#8211; sorgeva nella localit\u00e0 attualmente denominata San Basilio, in comune di Ariano, poco distante da Adria: in questa localit\u00e0 in epoca romana sorgeva il nucleo abitato pi\u00f9 importante della zona perch\u00e9 nodo stradale e incrocio di vari canali navigabili.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Il percorso della diramazione lagunare della via Popilia<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Il territorio posto a settentrione di \u2018Radriani\u2019 e attraversato dalla diramazione della \u2018via Popilia\u2019 non solo \u00e8 stato soggetto alle devastazioni dei popoli barbari, ma pure a calamitosi eventi naturali. Forse il pi\u00f9 grave avvenne nell\u2019anno 589 d,C. quando le spaventose alluvioni mutarono il corso dell\u2019Adige, provocarono la definitiva distruzione delle vecchie strade romane e cancellarono i terreni bonificati riducendoli a paludi. I centri urbani esistenti in epoca romana furono sommersi dalle sabbie e di essi spesso se ne \u00e8 perduta la memoria. Anche le variazioni della linea di costa e i successivi interventi umani contribuirono a mutare la configurazione del Delta padano: quali testimoni del tracciato che la via Popilia seguiva in direzione della Laguna Veneta si sono conservati i cordoni di dune denominati \u201cMontoni o sia strada romana\u2019 (vedi figura 2), alcuni resti archeologici difficilmente identificabili e toponimi di controversa origine.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Dopo \u2018Radriani\u2019, secondo il percorso indicato dalla \u2018Tabula Peutingeriana\u2019, s\u2019incontrano ancora nella zona del Delta Padano le \u2018stationes\u2019 di \u2018VII M\u00e0ria\u2019 (con tale toponimo \u00e8 citata da Plinio il Vecchio per la presenza di sette laghetti palustri, forse situata nella localit\u00e0 ora detta Ponte Fornaci) e quella di \u2018Fossis\u2019, localizzata nell\u2019attuale Corte di Cavanella d\u2019Adige. Qui doveva esserci un importante punto di confluenza della rete stradale e di una serie di canali naturali e artificiali con un intenso traffico terrestre, fluviale e marino; lo confermerebbero i recenti scavi archeologici che hanno riportato alla luce i resti di un edificio abbastanza grande, forse un luogo dove i viaggiatori potevano dormire, una stalla per buoi e cavalli, un locale adibito a cucina e mensa, e un riparo delle barche.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Superata \u2018Fossis\u2019 nella \u2018Tabula\u2019 sono indicate le \u2018stationes\u2019 di \u2018Evrone\u2019, di \u2018Mino Meduaco\u2019, di \u2018Maio Meduaco\u2019 di\u2018Ad Portum\u2019 e di \u2018Altinum\u2019, la loro esatta localizzazione \u00e8 tuttora incerta.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> La maggioranza degli studiosi ritiene che il vero tracciato della diramazione lagunare della Popilia fosse in terraferma, coincidente con la Romea, indicato nella Fig. 6 con una linea gialla, e che le quattro \u2018stationes\u2019 dovrebbero essere localizzate a Vallonga di Codevigo, a Lova, a San Bruson e a Porto Menai.<\/span><\/p>\n<div id=\"attachment_1259\" style=\"width: 398px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-1259\" class=\"wp-image-1259\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Fig.4.jpg\" alt=\"Fig. 4: Linea gialla: 1^ ipotesi del tracciato maggiormente accreditato e che ricalca il percorso della Romea; linea bianca. 2^ ipotesi del tracciato desunto dall\u2019analisi toponomastica e dai rinvenimenti archeologici; color viola scuro: limiti attuali della Laguna; color viola chiaro: limiti della Laguna indicati dal Sabadino; color verde: limiti presunti esistenti in epoca romana.\" width=\"388\" height=\"548\" \/><p id=\"caption-attachment-1259\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 4:\u00a0\u00a0Linea gialla: 1a ipotesi del tracciato maggiormente accreditato e che ricalca il percorso della Romea; linea bianca. \u00a02a ipotesi del tracciato desunto dall\u2019analisi toponomastica e dai rinvenimenti archeologici; \u00a0color viola scuro: limiti attuali della Laguna; color viola chiaro: limiti della Laguna indicati dal Sabadino; color verde: limiti presunti esistenti in epoca romana<\/p><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<span style=\"color: #800000;\"> Un\u2019altra ipotesi ritiene invece che la strada percorreva una zona in cui attualmente si alternano spazi paludosi e barenosi, come \u00e8 indicato nella Fig.4 con la linea color bianco; l\u2019ipotesi \u00e8 desunta vari rinvenimenti archeologici avvenuti in area lagunare e soprattutto da un\u2019analisi dei toponimi della zona.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Luciano Todesco in un saggio pubblicato in \u2018Lagunarie\u2019 afferma che esistono \u00ab\u2026\u2026.. le necessarie indicazioni per stabilire che l\u2019importante arteria si stendeva dove oggi \u00e8 laguna\u00bb. Secondo lo studioso la strada doveva percorrere dei territori ora occupati da due paludi lagunari i cui toponimi fanno pensare che nel passato quelle estensioni di terreno non fossero coperte dalle acque: la palude di \u2018Fondello\u2019 (fondo = campo) e la palude di \u2018Millecampi\u2019<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Nelle pagine che seguono, riportando alcuni studi del Todesco, si cercher\u00e0 di indicare in quale modo egli sia giunto a formulare tale ipotesi.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Le tappe lagunari della Via Popilia.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Tutti gli studiosi sono concordi nel sostenere che le quattro \u2018stationes\u2019, situate lungo il percorso della diramazione lagunare della \u2018Popilia\u2019, dovevano sorgere in punti di interscambio commerciale in cui si incrociavano vie di comunicazione terrestri e lagunari, come a \u2018Fossis\u2019; l\u2019esistenza in un breve tratto di percorso di ben quattro \u2018stationes\u2019 conferma l\u2019importante funzione che la strada aveva nel mettere in comunicazione tra loro i vari centri urbani e gli scali fluviali e lagunari con le principali citt\u00e0 che allora sorgevano nell\u2019Alto Adriatico.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Secondo Todesco la stazione di \u2018Evrone\u2019 deve essere individuata in una localit\u00e0 che una volta era posta sulla terraferma, mentre ora \u00e8 un residuo barenoso situato nella \u2018Palude Fondello\u2019. La localit\u00e0 attualmente \u00e8 denominata \u2018Ca\u2019 Manzo\u2019 e nelle antiche cartografie era indicata come \u2018Comanso\u2019 o \u2018Comanzo\u2019: il nome corrotto di questa barena dovrebbe derivare dal termine \u2018mansio\u2019 preceduto da \u2018caput\u2019 (in modo analogo \u00e8 avvenuto a Codevigo = \u2018Capiti Vici\u2019). Tale ipotesi sarebbe confermata dall\u2019esame di altri toponimi sempre presenti nella stessa palude e poco distanti da \u2018Ca\u2019 Manzo\u2019: ad esempio il toponimo di \u2018motta Manere\u2019 deriverebbe dall\u2019infinito del verbo latino \u2018maneo\u2019, cio\u00e8 rimanere), mentre \u2018motta \u2018Aseo\u2019 deriverebbe da Asylum\u2019 = rifugio). Definitiva conferma della localizzazione della \u2018mansio Evrone\u2019 potrebbe essere infine data anche dalla presenza sempre nella palude del toponimo \u2018Cavrone\u2019.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> La seconda stazione, distante dalla precedente sei miglia (9 Km), era la \u2018Mansio Mino Medoaco\u2019; essa potrebbe essere localizzata nel luogo dove una volta sfociava in laguna il ramo minore del \u2018Medoacus\u2019 (antico nome del Brenta), prima che fosse deviato a Montalbano (\u2018Mons Albula\u2019): in base all\u2019indagine toponomastica il luogo andrebbe individuato nella zona di \u2018Cornio\u2019 poich\u00e9 \u2018cornu flumine\u2019 significa braccio di fiume e, secondo il Todesco, \u00abil nome dovrebbe essere rimasto al ramo \u2018Minor\u2019 dopo il proseguimento della corsa verso meridione. Con precisione la percorrenza ha fine in localit\u00e0 \u2018Prime Poste\u2019, quasi a comprovare l\u2019esistenza di una romana \u2018postatio\u2019 \u00bb.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Sempre secondo l\u2019ipotesi avanzata dal Todesco la via Popilia, oltrepassata la \u2018Mansio Mino\u2019, si allontanava un poco dal margine lagunare per evitare l\u2019attraversamento il complesso estuario che allora caratterizzava la foce del ramo maggiore del Brenta (\u2018Medoacus Major\u2019), il cui vecchio corso pu\u00f2 essere individuato prendendo in considerazione i seguenti toponimi: \u2018Preamore\u2019 (villaggio che precedeva il fiume per chi proveniva da sud), \u2018Canal Mazor o Maggiore (indicante i resti dell\u2019antica foce), \u2018Le Giare\u2019 (depositi alluvionali posti lungo il vecchio corso del fiume), \u2018Lago Mazor\u2019 (specchio d\u2019acqua ora scomparso). In base alle indicazioni toponomastiche la terza stazione doveva trovarsi nei pressi dell\u2019attuale localit\u00e0 di \u2018Curano\u2019 \u00abo meglio sull\u2019attuale penisola de Le Giare dove due spazi acquei si denominano \u2018Stradoni\u2019\u00bb.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> Molto pi\u00f9 problematica \u00e8 la localizzazione della stazione \u2018Mansio ad Portum\u2019 che nella \u2018Tabula Peutingeriana\u2019 \u00e8 indicata lungo la via Annia tra la \u2018mansio ad duodecimun\u2019 e la \u2018mansio ad nonum\u2019. A parere della Fogolari \u00e8 \u00abda identificarsi con porto Menai, che doveva essere un antico scalo fluviale di Padova sul Brenta\u00bb. Di parere diverso \u00e8 Luciano Todesco che la indica invece come una delle quattro stazioni che sorgevano lungo la via Popilia prima del suo congiungimento con la via Annia e ritiene che il toponimo \u2018ad Portum\u2019 indicasse la direzione verso un porto importante; tale appunto doveva essere il porto posto sul margine lagunare che conduceva a \u2018Mathamaucus\u2019. La \u2018mansio ad Portum\u2019 dovrebbe pertanto essere localizzata probabilmente nella terza zona industriale, a sud di Porto San Leonardo, che si poteva raggiungere con il tratto della Popilia che dopo la precedente \u2018mansio\u2019, si staccava dalla strada diretta ad Altino (gli \u2018stradoni\u2019 ai lati della penisola delle Giare, ora sommersi).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> La via Popilia si innestava poi nella via Annia e raggiungeva \u2018la mansio ad Nonum\u2019 che il Todesco afferma doversi localizzare nella zona di Altobello (un sobborgo di Mestre), ritenendo che tale denominazione derivi dall\u2019unione dei toponimi Anniero (da \u2018Annia\u2019) e Tombello, indicati in planimetrie ottocentesche (ad esempio in quelle del 1833 e del 1876): il borgo (l\u2019antica Mestre) era poco discosto dall\u2019incontro stradale della via Popilia con l\u2019Annia a cui la l\u2019unica strada era diretta (\u2018ad\u2019 indica la direzione). La via Annia-Popilia successivamente attraversava il \u2018Ponte di Pietra\u2019 e \u2018Terzo\u2019 (localit\u00e0 del mestrino che ancora oggi hanno tale toponimo) raggiungendo \u2018Altininum\u2019 con un percorso posto sull\u2019orlo lagunare (la medievale via Orlanda da questo fatto deriverebbe il suo nome e non, come tanti ritengono, da \u2018via d\u2019Orlando\u2019).<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Bibliografia:<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> AA.VV. \u2013 La via Annia: memoria e presente \u2013 1984<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> L. Bosio \u2013 I problemi portuali della frangia lagunare nell\u2019antichit\u00e0 &#8211; (su \u2018Venetia\u2019, 1967)<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> M. Doria \u2013 Toponomastica preromana nell\u2019Alto Adriatico \u2013 1972<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> J. Filiasi \u2013 Memorie dei Veneti primi e secondi \u2013 1796<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> A. Gusso \u2013 Mestre e le sue strade \u2013 1992<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> J. Marcello \u2013 La via Annia alle porte di Altino -1956<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> L. Quilici &#8211; Atlante tematico di topografia antica &#8211; 1979<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> L. Quilici e S. Quilici Gigli -Citt\u00e0 e monumenti nell\u2019Italia antica &#8211; 1999<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> L. Todesco \u2013 Ipotesi lagunari da indagini Toponomastiche \u2013 (su \u2018Lagunarie\u2019, 1984)<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"> B. Zendrini \u2013 Memorie storiche sulla stato antico delle Laguna &#8211; 1811<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>==============================================================<br \/>\n<blockquote class=\"quotescollection-quote\"><p>Si andava in su, verso la croce del Summano, che in partenza si vede piccola l\u00e0 in cima, e poi cresce ad ogni svolta, s&#8217;espande, dilaga, \u00e8 un mostro minaccioso di cemento, un crocione&#8230;<\/p>\n<footer class=\"attribution\">&mdash;&nbsp;<cite class=\"author\">Luigi Meneghello<\/cite>, <cite class=\"title source\">Pomo Pero (1974)<\/cite><\/footer><\/blockquote><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RICERCHE Storia di strade, storia del territorio (2): la via Popilia di Ettore Aulisio La via Popilia Nell\u2019anno 132 a.C. il console romano Publio Popilio Lenate fece costruire una strada consolare che, iniziando ad \u2018Arimunum\u2019 (Rimini) e passando per Ravenna, &hellip; <a href=\"https:\/\/www.terraantica.org\/?p=1269\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[235,407,413,409,22,412,25,408,31,411,119,393,406,410],"class_list":["post-1269","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ricerche","tag-altino","tag-annia","tag-anniero","tag-ariano-ravenna","tag-campalto","tag-delta-padano","tag-laguna","tag-medoacus","tag-mestre","tag-montoni-dunosi","tag-orlanda","tag-padova","tag-popilia","tag-rimini"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1269","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1269"}],"version-history":[{"count":28,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1269\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3085,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1269\/revisions\/3085"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1269"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1269"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1269"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}