{"id":1760,"date":"2013-01-29T17:34:23","date_gmt":"2013-01-29T17:34:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terraantica.org\/?p=1760"},"modified":"2018-09-04T07:55:20","modified_gmt":"2018-09-04T07:55:20","slug":"niccolo-iii-orsini-i-tanti-sepolcri-del-condottiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terraantica.org\/?p=1760","title":{"rendered":"Niccol\u00f2 III Orsini: i tanti sepolcri del condottiero."},"content":{"rendered":"<p>1) NICCOL\u00d2 ORSINI III<br \/>\nFu Capitano Generale dell\u2019Esercito Veneziano, mor\u00ec per malattia a Lonigo (VI) nel 1510, durante la guerra  di Venezia contro gli eserciti della Lega di Cambrai.<br \/>\nGrande fu il cordoglio del Senato della Repubblica quando giunse la notizia della morte del condottiero che, per 15 anni consecutivi, prima aveva contribuito alla espansione territoriale della Serenissima, poi alla sua salvezza, quando gi\u00e0 le truppe nemiche scorazzavano per la terraferma mestrina e si erano portate sulla riva della laguna.<br \/>\nAlla notizia della morte dell\u2019Orsini, pur essendo la Repubblica impegnata nella grande guerra, per conto del Senato furono organizzate delle solenni onoranze funebri a Padova e a Venezia. La tumulazione delle mortali spoglie del condottiero risult\u00f2 per\u00f2 piuttosto problematica, sia perch\u00e9 in vita Niccol\u00f2 possedeva in alcuni dei suoi feudi delle tombe di famiglia e aveva anche provveduto a costruire dei monumentali sepolcri personali, sia perch\u00e9 la Repubblica voleva onorare il fedele condottiero con una degna sepoltura in terra veneta.<br \/>\nTrascorse un po\u2019di tempo prima di trovare una soluzione definitiva alla questione: alla fine, prevalse il volere dei familiari e non quello manifestato in vita dall\u2019interessato, neppure quello del Senato della Repubblica.<br \/>\nIn questo breve articolo raccontiamo sinteticamente la storia della vita e della morte di Niccol\u00f2 Orsini, storia che per un certo periodo fu anche della Repubblica di Venezia.<\/p>\n<p>2) CONTE e CAPITANO DI VENTURA.<br \/>\nNiccol\u00f2 della famiglia Orsini nacque a Pitigliano (GR) nel 1442; sin da ragazzo segu\u00ec l\u2019esempio del padre, noto \u2018capitano di ventura\u2019, e ad appena 15 anni milit\u00f2 nell&#8217;esercito pontificio contro la ribelle Viterbo. Combatt\u00e9 poi agli ordini di Jacopo Piccinino (a quell\u2019epoca il pi\u00f9 famoso capitano di ventura italiano) nella guerra di successione al Regno di Napoli; nel 1466, al termine di tale guerra, ritorn\u00f2 a Pitigliano per risolvere alcune \u201cquestioni di famiglia\u201d. Nel paese nat\u00eco &#8211; dopo aver ucciso il fratellastro e la zia concubina del padre, che fece  esiliare \u2013 fu proclamato dal popolo Conte di Pitigliano e di Sovana.<br \/>\nNegli anni successivi, quale Capitano di Ventura, prest\u00f2 servizio presso vari Principi italiani.<br \/>\nNel 1478 fu assoldato da Lorenzo dei Medici nella guerra promossa da Firenze contro Napoli e Papa Sisto IV; in questa occasione ebbe modo di distinguersi particolarmente nella battaglia di Campomorto.<br \/>\nNel 1481 da re Ferdinando I d\u2019Aragona gli fu concesso, almeno nominalmente, il titolo di conte di Nola (1), contea che in un periodo precedente era appartenuta ad un altro ramo della famiglia Orsini, ma successivamente incamerata dal Demanio del Regno di Napoli.<br \/>\nL\u2019anno seguente, nel 1482, pass\u00f2 al servizio del Papa: combatt\u00e9 a Velletri e nell\u2019anno successivo partecip\u00f2 alla guerra contro Venezia e difese la citt\u00e0 Ferrara.<br \/>\nNel 1485 torn\u00f2 a combattere per Lorenzo dei Medici e contribu\u00ec alla conciliazione tra Papa Innocenzo VIII e Ferdinando I d\u2019Aragona.<br \/>\nNegli anni seguenti fu Capitano Generale dell\u2019esercito pontificio e nel 1494, tent\u00f2, senza successo, d\u2019opporsi alle truppe di Carlo VIII; in questa guerra fu fatto prigioniero dai francesi, per\u00f2 riusc\u00ec a liberarsi ritornando a combattere per il Papa svolgendo un ruolo decisivo nella battaglia di Fornovo. Nel corso di tale guerra ebbe l\u2019assegnazione definitiva della contea di Nola. (2)<br \/>\nNel 1495 entr\u00f2 al servizio della Repubblica di Venezia, prima come comandante in seconda, poi come Capitano Generale dell\u2019esercito di terra; occupando Cremona, la Ghiara d\u2019Adda, Faenza, contribu\u00ec notevolmente all\u2019affermarsi della politica espansionistica della Serenissima che, ai primi del cinquecento, era divenuta la maggiore potenza militare d\u2019Italia ed era intenzionata ad unificare, sotto il suo dominio, gran parte del territorio nazionale.<br \/>\n3) CONTE e SIGNORE FEUDATARIO.<br \/>\nNel corso della sua vita Niccol\u00f2 Orsini accumul\u00f2 un\u2019immensa ricchezza; era titolare di alcune Contee e di molti feudi ottenuti o per diritto ereditario, o come compenso per l\u2019opera militare prestata al servizio delle varie Signorie.<br \/>\nNel 1466 assunse il titolo di Conte di Pitigliano e Sovana (le citt\u00e0 \u2018tufacee\u2019) e divenne Signore di  alcuni feudi in Toscana, beni gi\u00e0 appartenenti alla sua famiglia.<br \/>\nDa vari Pontefici, dai Medici di Firenze e dai re Aragonesi di Napoli fu ricompensato, per la sua attivit\u00e0 di Capitano di Ventura, con la nomina di Conte di Fiano Romano (1482), di Conte di Nola (1481-1494) e  di Signore di molti feudi sparsi in Italia centrale e meridionale (1480-1495).<br \/>\nNel 1498 e negli anni seguenti la Repubblica di Venezia gli concesse il feudo di Ghedi con Leno, Castelletto, Malpaga e Montirone (alcune localit\u00e0 gi\u00e0 appartenute al Colleoni).<br \/>\na)  Pitigliano e Fiano Romano per molti anni furono le sue residenze preferite:<br \/>\n&#8211; Pitigliano (3): giovandosi anche dell\u2019opera dell\u2019architetto Giuliano Sangallo, promosse la ristrutturazione delle difese cittadine, la costruzione del Palazzo Orsini, la parziale ricostruzione della co-cattedrale, l\u2019esecuzione di altre minori opere civili; nella cattedrale di San Pietro si trovava la tomba di famiglia. Al centro della piazza principale fece erigere un monumento dedicato alla \u201cUrsinea Progenie\u201d, una stele di travertino sormontata dal un orso araldico(4), emblema della casata Orsini, decorata con stemmi scolpiti e da una lapide con una scritta in latino esaltante le gesta eroiche della famiglia.<br \/>\n&#8211; Fiano Romano (5): su progetto di Giuliano Sangallo fece edificare, tra il 1489 e il 1493 il Castello Ducale; in tale edificio ebbe modo di ospitare nel 1493 Papa Alessandro IV Borgia e altri notevoli personaggi, come il giovanissimo cardinale di Valenza (Cesare Borgia) e il cardinale Piccolomini (futuro Papa Pio III) e cinque vescovi (6).<br \/>\nSempre in questa citt\u00e0 fece costruire un monumentale sepolcro funebre destinato ad accogliere il suo corpo dopo la morte; il sarcofago in marmo si pu\u00f2 ancora oggi osservare nella chiesa principale del paese.<br \/>\nb)  La contea di Nola (7).<br \/>\n&#8211; Non si hanno invece notizie precise circa i suoi soggiorni a Nola dove esiste tuttora un grande palazzo, detto Reggia Orsini, costruito con i marmi asportati dall\u2019anfiteatro romano della citt\u00e0. Il palazzo precedentemente era stato la residenza di Orso Orsini, appartenente ad un altro ramo della famiglia, a cui per\u00f2 il re di Napoli &#8211; ancor prima del 1480 &#8211; aveva revocato la contea e tutti i diritti feudali. Dopo il 1494 vi and\u00f2 certamente ad abitare la prima moglie che, proprio in questa citt\u00e0,  mor\u00ec nel 1504; in quel periodo Niccol\u00f2 gravemente malato si trovava a Ghedi. La notizia \u00e8  riportata da Giuseppe Bruscalupi che, nella sua \u201cMonografia storica della Contea di Pitigliano\u201d,(8) cos\u00ec scrive: \u00ab\u2026 il 27 Giugno di questo medesimo anno [1504] mor\u00ec in Nola la sua consorte Elena. Grandissimo \u2013 dicesi \u2013 fu il dolore dell\u2019Orsini per questa perdita: e per dimostrare il suo amore alla estinta le fece fare suntuosi funerali, e in un ricco sepolcro la volle tumulata nel chiostro del convento di S. Francesco di Assisi in Nola, al quale convento fece pure cospicua donazione, come si rivela dall\u2019epigrafe posta sul sepolcro medesimo\u00bb.(9) Ancora oggi nella chiesa (attualmente intitolata a San Biagio euna volta convento francescano) vi \u00e8 un sarcofago con scolpito sui lati lo stemma di Niccol\u00f2 Orsini.<br \/>\nNel 1509, quando scoppi\u00f2 la guerra della Lega di Cambrai, la contea gli fu revocata dal re di Napoli.<br \/>\nc)  Il feudo di Ghedi (10).<br \/>\nNel 1500 decise di stabilire la propria residenza a Ghedi (Brescia) dove si fece costruire un signorile e lussuoso palazzo, il cosiddetto Palazzo Orsini.<br \/>\nNella chiesa di Santa Maria delle Grazie del convento dei francescani osservanti fece erigere per lui un altro monumento funerario, opera raffinata in marmo pregiato, ornata da bassorilievi e con iscrizioni latine in suo onore: aveva certamente deciso di finire i suoi giorni in questa localit\u00e0 dove vivevano la sua seconda moglie e i figli illegittimi, e dove soggiornava quando non era impegnato in guerra.<br \/>\nIl monumento funebre, la chiesa e il convento andarono un po\u2019 alla volta distrutti: attualmente resta solo il sarcofago conservato al museo cristiano di Brescia.<\/p>\n<p>4) LA GUERRA DELLA LEGA DI CAMBRAI (11) E LA DIFESA DI PADOVA<br \/>\nIl 14 maggio 1509 le truppe degli Stati che avevano aderito alla Lega contro Venezia, comandate da Luigi XII re di Francia, sconfissero le truppe veneziane ad Agnadello. Di fronte alla sconfitta e all\u2019impossibilit\u00e0 di fronteggiare le truppe alleate, la Repubblica decise l\u2019evacuazione dei suoi Domini di Terraferma per concentrarsi a difendere le venete lagune.<br \/>\nIn poche settimane molte citt\u00e0 (Bergamo, Brescia, Cremona, Crema, Ferrara, Faenza, Cervia, Rimini, Ravenna, Padova, Verona, Vicenza, ecc.) si arresero alle forze nemiche che giunsero fino ai margini della laguna e a Mestre, dove si era asserragliato Niccol\u00f2 Orsini. Il 17 luglio di quell\u2019anno inizi\u00f2 per\u00f2 la controffensiva di Venezia con la riconquista di Padova e del castello di Legnago.<br \/>\nNel mese di agosto Padova fu assediata dalle truppe imperiali; Orsini, che dirigeva la difesa della citt\u00e0, il 1 ottobre mise in fuga il nemico tedesco. La riconoscenza della Repubblica cos\u00ec \u00e8 descritta da Giuseppe Bruscalupi: \u00abCos\u00ec termin\u00f2 il famoso assedio di Padova, che, secondo l\u2019opinione di tutti gli storici, fu una delle pi\u00f9 grandi imprese del secolo decimosesto e la gloria pi\u00f9 bella del nome dell\u2019Orsini, alla cui perizia militare Venezia dovette la propria salvezza. E\u2019 pi\u00f9 facile immaginare che descrivere la gioia dei Veneziani all\u2019annunzio della ritirata di Massimiliano, e gli onori tributati all\u2019Orsini dalla riconoscenza di quel popolo, di cui aveva rivendicata la gloria, la potenza, ed assicurata la stessa libert\u00e0. Fu nominata dal Senato una commissione che si portasse in Padova ad inchinare e render grazie al valorosissimo capitano, ed il presidente di questa, nel recitare  un discorso in lode dell\u2019Orsini alla presenza di tutto l\u2019esercito e del popolo di Padova, lo salut\u00f2 col nome di secondo Fabio. Dopo di ci\u00f2 l\u2019Orsini si part\u00ec da Padova, e alla testa de\u2019 suoi prodi, incontrato dal Doge e dai Senatori entr\u00f2 trionfante in Venezia, tutta pavesata a festa; risal\u00ec la celebre Scala dei Giganti, e nella sala del Consiglio restitu\u00ec vittorioso il Vessillo della Repubblica\u00bb(12).<br \/>\nDopo questo successo le truppe veneziane, sempre sotto il comando di Niccolo III, riconquistarono Vicenza, Bassano, Feltre, Belluno, Cividale, Monselice, Montagnana, il Polesine e altre localit\u00e0 venete.<\/p>\n<p>5) LA MORTE E LE SEPOLTURE DEL CONDOTTIERO.<br \/>\nNel mese di gennaio del 1510 per motivi di salute (gotta e affaticamento) fu costretto ad interrompere l\u2019attivit\u00e0 militare, sost\u00f2 Lonigo dove, dopo breve malattia, mor\u00ec il 27 di quello stesso  mese.<br \/>\nIl suo corpo, vestito dell\u2019abito francescano, fu deposto temporaneamente nella locale chiesa di S.Daniele, ma pochi giorni dopo fu condotto via fiume a Padova e deposto nella chiesa di Sant&#8217;Agostino.<br \/>\nDa Padova poi \u00abil suo cadavere fu trasportato con solenne pompa a Venezia [nella cappella di San Giovanni della Basilica di San Marco], dove gli furono fatte splendidissime esequie, e recitata in suo onore una bella orazione funebre\u00bb;(13) da San Marco il corpo fu traslato nella Chiesa di San Giovanni e Paolo dove, per volere del Governo della Repubblica, fu eretto un monumento destinato ad accogliere le definitivamente sue spoglie mortali. Il monumento, che si trova su una parete del transetto destro della Chiesa, \u00e8 composto da una grande statua equestre in legno dorato, con ai lati due statue di marmo, e da una lapide in marmo in cui il latino fu scritto: \u201cA Niccol\u00f2 Orsini, grande per valore e fedelt\u00e0, principe celeberrimo di Nola e Pitigliano, fortunatissimo generale dei Senesi, dei Pontefici Pio II, Innocenzo, Alessandro e dei Re di Napoli Ferdinando ed Alfonso; per quindici anni operatore di cose grandi a pro della Repubblica Veneta, ed in ultimo per aver valorosamente salvata Padova dal pi\u00f9 duro di tutti gli assedi, il Senato Veneziano questo Monumento pose. Mor\u00ec a 68 anni nel 1510\u201d.<\/p>\n<p>Il monumentale sepolcro \u00e8 per\u00f2 vuoto perch\u00e9 i resti mortali di Niccol\u00f2 III Orsini non trovarono ancora pace: infatti i due figli legittimi, Ludoviso e Aldobrandino, oltre all\u2019eredit\u00e0 si contesero anche la salma che, infine, venne deposta nel sarcofago di Fiano Romano, meno il cuore tumulato nella tomba di famiglia nella chiesa di San Pietro a Pitigliano<\/p>\n<p>NOTE:<br \/>\n1 &#8211; Nola: Il 6 decembre 1481 nel Castel Nuovo di quella citt\u00e0 fu sottoscritto il trattato, per il quale Re Ferdinando invest\u00ec Niccol\u00f2 della Contea di Nola e terre annesse. Questa concessione per\u00f2 fu soltanto posta ad effetto nel 1494, quando il re di Napoli ebbe bisogno di Niccol\u00f2 per una guerra che fu a lui assai funesta. [Nel 1494 il re di Napoli] Alfonso, stretto dal bisogno che aveva di s\u00ec illustre condottiero, soddisfece finalmente al patto gi\u00e0 stabilito da suo padre, cio\u00e8 la investitura della Contea di Nola, come resulta dall\u2019atto stipulato in Fiano il 5 giugno 1494. Il possesso della Contea gli revocato sempre dallo stasso re nel 1509, allo scoppio della guerra della Lega di Cambrai.<br \/>\n2 &#8211; Vedi nota precedente.<br \/>\n3 &#8211; Pitigliano: cittadina in Provincia di Grosseto di origini etrusche (necropoli), \u00e8 detta con la limitrofa Sovana \u2018Citt\u00e0 Tufacea\u2019.<br \/>\n4 &#8211; In araldica l&#8217; orso simboleggia il guerriero \u2018prode e fiero in battaglia\u2019.<br \/>\n5 &#8211; Fiano Romano: cittadina di antiche origini in provincia di Roma, \u00e8 dominata dalla mole del Castello Orsini.<br \/>\n6 &#8211; \u00abIl Papa [Alessandro VI] fu cos\u00ec lieto di tale impresa tanto sollecitamente compiuta, [cattura da parte di Niccol\u00f2 III del Cardinale di S. Pietro in Vinculis che con la forza si era opposto all\u2019elezione a Papa del Cardinale Borgia] che per mostrare la sua soddisfazione, volle onorare il Conte di una sua visita nel Castello di Fiano e di Pitigliano. Di pi\u00f9 venne ancora in Pitigliano\u00bb. (Giuseppe Bruscalupi, \u201cMonografia storica della Contea di Pitigliano\u201d, opera postuma pubblicata a Firenze nel 1906).<br \/>\n7 &#8211; Nola: cittadina in provincia di Napoli, gi\u00e0 importante Municipio romano.<br \/>\n8 &#8211; Giuseppe Bruscalupi, opera citata<br \/>\n9 &#8211; Giuseppe Bruscalupi, opera citata<br \/>\n10 &#8211; Ghedi: cittadina della Bassa Bresciana.<br \/>\n11 &#8211; La Lega di Cambrai: il 10 dicembre  1508  fu promossa  contro la Repubblica di Venezia da Papa Giulio II che temeva il continuo espandersi della dominazione veneziana in tutta la Penisola (in Lombardia, in Emilia Romagna, nelle Puglie, ecc.). Facevano parte della Lega, oltre al Papato, Luigi XII di Francia, Massimiliano I del Sacro Romano Impero, Ferdinando II re di Napoli e di Sicilia, il Duca di Ferrara, il Duca di Savoia, Il Marchese di Mantova, il Duca di Urbino ed anche altri principi italiani. Nel Preambolo del trattato era scritto: \u00ab \u2026&#8230; per far cessare le perdite, le ingiurie, le rapine, i danni che i Veneziani hanno arrecato non solo alla santa sede apostolica, ma al santo romano imperio, alla casa d&#8217;Austria, ai duchi di Milano, ai re di Napoli e a molti altri principi occupando e tirannicamente usurpando i loro beni, i loro possedimenti, le loro citt\u00e0 e castella, come se cospirato avessero per il male di tutti (&#8230;). Laonde abbiamo trovato non solo utile ed onorevole, ma ancora necessario di chiamar tutti ad una giusta vendetta per ispegnere, come un incendio comune, la insaziabile cupidigia dei Veneziani e la loro sete di dominio. \u00bb<br \/>\n12 &#8211; Giuseppe Bruscalupi, opera citata<br \/>\n13 &#8211; Giuseppe Bruscalupi, opera citata<\/p>\n<p>==============================================================<br \/>\n<blockquote class=\"quotescollection-quote\"><p>L&#8217;acqua disfa li monti e riempie le valli e vorrebbe ridurre la Terra in perfetta sfericit\u00e0, s&#8217;ella potesse.<\/p>\n<footer class=\"attribution\">&mdash;&nbsp;<cite class=\"author\">Leonardo Da Vinci<\/cite><\/footer><\/blockquote><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>1) NICCOL\u00d2 ORSINI III Fu Capitano Generale dell\u2019Esercito Veneziano, mor\u00ec per malattia a Lonigo (VI) nel 1510, durante la guerra di Venezia contro gli eserciti della Lega di Cambrai. 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