{"id":1876,"date":"2013-06-04T16:17:44","date_gmt":"2013-06-04T16:17:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terraantica.org\/?p=1876"},"modified":"2018-08-29T19:05:06","modified_gmt":"2018-08-29T19:05:06","slug":"luomo-che-piantava-gli-alberi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terraantica.org\/?p=1876","title":{"rendered":"L&#8217;uomo che piantava gli alberi"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">FASEMO FILO&#8217;<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>L&#8217;uomo che piantava gli alberi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #800000;\">Un racconto di\u00a0<\/span><strong><span style=\"color: #800000;\">Jean Giono\u00a0<\/span><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Presentazione\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">UN MESSAGGIO D&#8217;AMORE PER L&#8217;ALBERO <\/span><br \/>\n<em><span style=\"color: #800000;\">Scoprii la storia semplice e toccante dell&#8217;uomo che piantava gli alberi per puro caso, molti anni fa. A quell&#8217;epoca, Jean Giono era uno scrittore poco noto in Italia e i messaggi d&#8217;amore per la natura, nella letteratura che andava per la maggiore, non erano troppo frequenti. Questa vicenda d&#8217;un pastore che, con molta fatica e nessun tornaconto personale, si dedicava tenacemente a piantar querce in una landa desolata avrebbe potuto apparire allora, tuttalpi\u00f9, come un&#8217;innocua <\/span><span style=\"color: #800000;\">stravaganza. Meritevole di suscitare, al massimo, un sorrisetto di compiacimento. <\/span><\/em><br \/>\n<em><span style=\"color: #800000;\">Dietro a questa insolita storia positiva, persino ingenua, si cela invece un messaggio profondo. Capace di propagarsi nell&#8217;animo e nella cultura umana come le radici, i rami, le foglie e i frutti dell&#8217;albero sul terreno circostante.\u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">\u00c8 un <\/span><span style=\"color: #800000;\">messaggio di riconciliazione dell&#8217;uomo con madre natura, \u00e8 un messaggio di rinascita della foresta e della vita l\u00e0 dove erano state incoscientemente annientate.\u00a0<\/span><\/em><em><span style=\"color: #800000;\">Perch\u00e9 l&#8217;albero rappresenta, fin dai tempi pi\u00f9 antichi, il simbolo e l&#8217;espressione della vita, dell&#8217;equilibrio e della saggezza. L&#8217;albero del paradiso terrestre era la fonte della conoscenza del bene e del male; spesso nell&#8217;antichit\u00e0, colossali <\/span><\/em><em><span style=\"color: #800000;\">patriarchi arborei millenari furono venerati come sacri; e i tronchi diritti e giganteschi della foresta formarono le colonne dei primi templi, in cui l&#8217;uomo esprimeva la sua stupefatta religiosit\u00e0 di fronte alla grandezza della natura e del cosmo. <\/span><\/em><br \/>\n<em><span style=\"color: #800000;\">Ogni albero \u00e8 la dimora segreta di mille creature appariscenti o sconosciute, sorprendenti o sfuggenti, in quella rete fittissima di rapporti che forma le fondamenta e la vitalit\u00e0 stessa dell&#8217;equilibrio ecologico. Ogni albero sprigiona colori inarrivabili, suoni indecifrabili e profumi sconosciuti in ogni ora del giorno e della notte e nelle varie stagioni. Ed anche dopo la morte, i rami caduti, i tronchi in disfacimento e i ceppi marcescenti offrono asilo e nutrimento alla pi\u00f9 <\/span><\/em><em><span style=\"color: #800000;\">varia, ricca e preziosa comunit\u00e0 vivente. La natura rinasce senza fine, rinnovandosi continuamente; sempre diversa, eppure sempre uguale a se stessa. <\/span><\/em><br \/>\n<em><span style=\"color: #800000;\">Ogni albero racchiude una storia, un mistero, una memoria del passato. E offre ispirazione e creativit\u00e0 a quanti sappiano guardarlo con occhio giovane, libero e aperto. E il prodigio dell&#8217;albero si riflette nella stessa mente e nel cuore dell&#8217;uomo. \u00abOgni giorno quell&#8217;albero mi d\u00e0 pensieri di gioia* cantava un antico poeta cinese. Mentre uno dei santi Padri <\/span><\/em><em><span style=\"color: #800000;\">della chiesa ammoniva: \u00abTroverai pi\u00f9 nei boschi che nei libri\u00bb. Due messaggi forse lontani dalla nostra frenetica vita di tutti i giorni, ma su cui varrebbe la pena di riflettere un attimo. L&#8217;albero ha dato moltissimo all&#8217;umanit\u00e0, nel corso della <\/span><\/em><em><span style=\"color: #800000;\">sua lunga storia: forse \u00e8 giunto il tempo di contraccambiarlo con affetto e generosit\u00e0. Come fece nella sua pacifica vita l&#8217;indimenticabile Elz\u00e9ard Bouffier, l&#8217;uomo che piantava gli alberi. <\/span><\/em><br \/>\n<em><span style=\"color: #800000;\">\u00abQualsiasi stupido \u00e8 capace di distruggere gli alberi\u00bb scriveva nel secolo scorso John Muir, pioniere americano della conservazione della natura. Ancora troppo pochi hanno invece il cuore, l&#8217;intelligenza e la dedizione necessarie \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">per salvarli, custodirli e piantarli. Ma \u00e8 ancora possibile un ritorno alla cultura, all&#8217;amore, alla fede dell&#8217;albero e della foresta: con la forza, la verit\u00e0 e l&#8217;ispirazione che solo la natura pu\u00f2 dare.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong>Franco Tassi<\/strong> <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">(gi\u00e0 Direttore e Sovrintendente <\/span><span style=\"color: #800000;\">dell&#8217;Ente Autonomo Parco Nazionale d&#8217;Abruzzo <\/span><span style=\"color: #800000;\">e Centro Parchi)<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #800000;\">L&#8217;UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><span style=\"color: #800000;\">Perch\u00e9 la personalit\u00e0 di un uomo riveli qualit\u00e0 veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione \u00e8 priva di ogni egoismo, se l&#8217;idea che la dirige \u00e8 di una genero<\/span><span style=\"color: #800000;\">sit\u00e0 senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di pi\u00f9 ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d&#8217;errore, di fronte a una personalit\u00e0 indimenticabile.<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">[inizio racconto]<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">==============================================================<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Una quarantina circa di anni fa, stavo facendo una lunga camminata, tra cime assolutamente sconosciute ai turisti, in quella antica regione delle Alpi che penetra in Provenza. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Questa regione \u00e8 delimitata a sud-est e a sud dal corso medio della Durance, tra Sisteron e Mirabeau; a nord dal corso superiore della Dr\u00f4me, dalla sorgente sino a Die; a ovest dalle pianure del Comtat Venaissin e i contrafforti del <\/span><span style=\"color: #800000;\">Monte Ventoux. Essa comprende tutta la parte settentrionale del dipartimento delle Basse Alpi, il sud della Dr\u00f4me e una piccola enclave della Valchiusa. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Si trattava, quando intrapresi la mia lunga passeggiata in quel deserto, di lande nude e monotone, tra i milledue e i milletrecento metri di altitudine. L&#8217;unica vegetazione che vi cresceva era la lavanda selvatica. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Attraversavo la regione per la sua massima larghezza e, dopo tre giorni di marcia, mi trovavo in mezzo a una desolazione senza pari. Mi accampai di fianco allo scheletro di un villaggio abbandonato. Non avevo pi\u00f9 acqua dal giorno <\/span><span style=\"color: #800000;\">prima e avevo necessit\u00e0 di trovarne. Quell&#8217;agglomerato di case, bench\u00e9 in rovina, simile a un <\/span><span style=\"color: #800000;\">vecchio alveare, mi fece pensare che dovevano esserci stati, una volta, una fonte o un pozzo. C&#8217;era difatti una fonte, ma secca. Le cinque o sei case, senza tetto, corrose dal vento e dalla pioggia, e la piccola cappella col campanile crollato <\/span><span style=\"color: #800000;\">erano disposte come le case e le cappelle dei villaggi abitati, ma la vita era scomparsa. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Era una bella giornata di giugno, molto assolata ma, su quelle terre senza riparo e alte nel cielo, il vento soffiava con brutalit\u00e0 insopportabile. I suoi ruggiti nelle carcasse delle case erano quelli d&#8217;una belva molestata durante il pasto. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Dovetti riprendere la marcia. Cinque ore pi\u00f9 tardi, non avevo ancora trovato acqua e nulla mi dava speranza di trovarne. Dappertutto la stessa aridit\u00e0, le stesse erbacce legnose. Mi parve di scorgere in lontananza una piccola sagoma nera, <\/span><span style=\"color: #800000;\">in piedi. La presi per il tronco d&#8217;un albero solitario. A ogni modo mi avvicinai. Era un pastore. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Una trentina di pecore sdraiate sulla terra cocente si riposavano accanto a lui. Mi fece bere dalla sua borraccia e, poco pi\u00f9 <\/span><span style=\"color: #800000;\">tardi, mi port\u00f2 nel suo ovile, in una ondulazione del pianoro. Tirava su l&#8217;acqua, ottima, da un foro naturale, molto profondo, al di sopra del quale aveva installato un rudimentale verricello. L&#8217;uomo parlava poco, com&#8217;\u00e8 nella natura dei <\/span><span style=\"color: #800000;\">solitari, ma lo si sentiva sicuro di s\u00e9 e confidente in quella sicurezza. Era una presenza insolita in <\/span><span style=\"color: #800000;\">quella regione spogliata di tutto. Non abitava in una capanna ma in una vera casa di pietra, ed era evidente come il suo lavoro personale avesse rappezzato la rovina che aveva trovato al suo arrivo. Il tetto era solido e stagno. Il vento che lo\u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">batteva faceva sulle tegole il rumore del mare sulla spiaggia. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">La casa era in ordine, i piatti lavati, il pavimento di legno spazzato, il fucile ingrassato; la minestra bolliva sul fuoco. Notai anche che l&#8217;uomo era rasato di fresco, che tutti i suoi bottoni erano solidamente cuciti, che i suoi vestiti erano rammendati con la cura minuziosa che rende i rammendi invisibili. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Divise con me la minestra e, quando gli offrii la borsa del tabacco, mi rispose che non fumava. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Il suo cane, silenzioso come lui, era affettuoso senza bassezza. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Era rimasto subito inteso che avrei passato la notte da lui; il villaggio pi\u00f9 vicino era a pi\u00f9 di un giorno e mezzo di cammino. E, oltretutto, conoscevo perfettamente il carattere dei rari villaggi di quella regione. Ce ne sono quattro o cinque <\/span><span style=\"color: #800000;\">sparsi lontani gli uni dagli altri sulle pendici di quelle cime, nei boschi di querce al fondo estremo delle strade carrozzabili. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Sono abitati da boscaioli che producono carbone di legno. Sono posti dove si vive male. Le famiglie, serrate l&#8217;una contro l&#8217;altra in quel clima di una rudezza eccessiva, d&#8217;estate come d&#8217;inverno, esasperano il proprio egoismo sotto vuoto. L&#8217;ambizione irragionevole si sviluppa senza misura, nel desiderio di sfuggire a quei luoghi. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Gli uomini portano il carbone in citt\u00e0 con i camion, poi tornano. Le pi\u00f9 solide qualit\u00e0 scricchiolano sotto quella perpetua doccia scozzese. Le donne covano rancori. C&#8217;\u00e8 concorrenza su tutto, per la vendita del carbone come per il banco di chiesa, per le virt\u00f9 che lottano tra di loro, per i vizi che lottano tra di loro e per il miscuglio generale dei vizi e delle virtil, senza posa. Per sovrappi\u00f9, il vento altrettanto senza posa irrita i nervi. Ci sono epidemie di suicidi e numerosi <\/span><span style=\"color: #800000;\">casi di follia, quasi sempre assassina. Il pastore che non fumava prese un sacco e rovesci\u00f2 sul tavolo un mucchio di ghiande. Si mise a esaminarle l&#8217;una dopo l&#8217;altra con grande attenzione, separando le buone dalle guaste. Io fumavo la pipa. Gli proposi di aiutarlo. Mi rispose che era affar suo. In effetti: vista la cura che metteva in quel lavoro, non insistetti. Fu tutta la nostra conversazione. Quando ebbe messo dalla parte delle buone un mucchio abbastanza grosso <\/span><span style=\"color: #800000;\">di ghiande, le divise in mucchietti da dieci. Cos\u00ec facendo, elimin\u00f2 ancora i frutti piccoli o quelli leggermente screpolati, poich\u00e9 li esaminava molto da vicino. Quando infine ebbe davanti a s\u00e9 cento ghiande perfette, si ferm\u00f2 e andammo a <\/span><span style=\"color: #800000;\">dormire. La societ\u00e0 di quell&#8217;uomo dava pace. Gli domandai l&#8217;indomani il permesso di riposarmi per l&#8217;intera giornata da lui. Lo trov\u00f2 del tutto naturale o, pi\u00f9 esattamente, mi diede l&#8217;impressione che nulla potesse disturbarlo. Quel riposo non mi era affatto necessario, ma ero intrigato e ne volevo sapere di pi\u00f9. Il pastore fece uscire il suo gregge e lo port\u00f2 al pascolo. Prima di uscire, bagn\u00f2 in un secchio d&#8217;acqua il sacco in cui aveva messo le ghiande meticolosamente scelte e contate. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Notai che in guisa di bastone portava un&#8217;asta di ferro della grossezza di un pollice e lunga un metro e mezzo. Feci mostra. di voler fare una passeggiata di riposo e seguii una strada parallela alla sua. Il pascolo delle bestie era in un avvallamento. Lasci\u00f2 il piccolo gregge in guardia al cane e sal\u00ec verso di me. Temetti che venisse per rimproverarmi della mia indiscrezione ma niente affatto, quella era la strada che doveva fare e m&#8217;invit\u00f2 ad accompagnarlo se non avevo di meglio.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-1745\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/MONTE35K-copia-237x300.jpg\" alt=\"MONTE35K-copia.jpg\" width=\"237\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/MONTE35K-copia-237x300.jpg 237w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/MONTE35K-copia.jpg 316w\" sizes=\"auto, (max-width: 237px) 100vw, 237px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Andava a duecento metri da l\u00ec, pi\u00f9 a monte. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Arrivato dove desiderava, cominci\u00f2 a piantare la sua asta di ferro in terra. Faceva cos\u00ec un buco nel quale depositava una ghianda, dopo di che turava di nuovo il buco. Piantava querce. Gli domandai se quella terra gli apparteneva. Mi rispose di no. Sapeva di chi era? Non lo sapeva. Supponeva che fosse una terra comunale, o forse propriet\u00e0 di gente che non se ne curava? Non gli interessava conoscerne i proprietari. Piant\u00f2 cos\u00ec le cento ghiande con estrema cura. Dopo il pranzo di mezzogiorno, ricominci\u00f2 a scegliere le ghiande. Misi, credo, sufficiente insistenza nelle mie domande, perch\u00e9 mi rispose. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati centomila. Di centomila, ne erano spuntati ventimila. Di quei ventimila, contava di perderne ancora la met\u00e0, a causa dei roditori o di tutto quel che c&#8217;\u00e8 di imprevedibile nei <\/span><span style=\"color: #800000;\">disegni della Provvidenza. Restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prima non c&#8217;era nulla. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Fu a quel momento che mi interessai dell&#8217;et\u00e0 di quell&#8217;uomo. Aveva evidentemente pi\u00f9 di cinquant&#8217;anni. Cinquantacinque, mi disse lui. Si chiamava Elz\u00e9ard Bouffier. Aveva posseduto una fattoria in pianura. Aveva vissuto la sua vita. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Aveva perso il figlio unico, poi la moglie. S&#8217;era ritirato nella solitudine dove trovava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Aveva pensato che quel paese sarebbe morto per mancanza d&#8217;alberi. Aggiunse che, non avendo altre occupazioni pi\u00f9 importanti, s&#8217;era risolto a rimediare a quello stato di cose. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Poich\u00e9 conducevo anch&#8217;io in quel momento, malgrado la giovane et\u00e0, una vita solitaria, sapevo toccare con delicatezza l&#8217;anima dei solitari. Tuttavia, commisi un errore. La mia giovane et\u00e0, appunto, mi portava a immaginare l&#8217;avvenire in <\/span><span style=\"color: #800000;\">funzione di me stesso e di una qual certa ricerca di felicit\u00e0. Dissi che, nel giro di trent&#8217;anni, quelle diecimila querce sarebbero state magnifiche. Mi rispose con gran semplicit\u00e0 che, se Dio gli avesse prestato vita, nel giro di trent&#8217;anni ne\u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">avrebbe piantate tante altre che quelle diecimila sarebbero state come una goccia nel mare. Stava gi\u00e0 studiando, d&#8217;altra parte, la riproduzione dei faggi e aveva accanto alla casa un vivaio generato dalle faggine. I soggetti, che aveva <\/span><span style=\"color: #800000;\">protetto dalle pecore con una barriera di rete metallica, erano di grande bellezza. Pensava inoltre alle betulle per i terreni dove, mi diceva, una certa umidit\u00e0 dormiva a qualche metro dalla superficie del suolo. <\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Ci separammo il giorno dopo. L&#8217;anno seguente, ci fu la guerra del &#8216; 14, che mi impegn\u00f2 per cinque anni. Un soldato di fanteria non poteva pensare agli alberi. A dir la verit\u00e0, la cosa non mi era nemmeno rimasta impressa; l&#8217;avevo considerata come un passatempo, una collezione di francobolli, e dimenticata.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Finita la guerra, mi trovai con un&#8217;indennit\u00e0 di congedo minuscola ma con il grande desiderio di respirare un poco d&#8217;aria pura. Senza idee preconcette, quindi, tranne quella, ripresi la strada di quelle contrade deserte. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Il paese non era cambiato. Tuttavia, oltre il villaggio abbandonato, scorsi in lontananza una specie di nebbia grigia che ricopriva le cime come un tappeto. Dalla vigilia, m&#8217;ero rimesso a pensare a quel pastore che piantava gli alberi. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Diecimila querce mi dicevo, occupano davvero un grande spazio. Avevo visto morire troppa gente in cinque anni per non immaginarmi facilmente anche la morte di Elz\u00e9ard Bouffier, tanto pi\u00f9 che, quando si ha vent&#8217;anni, si considerano le persone di cinquanta come dei vecchi a cui resta soltanto da morire. Non era morto. Era anzi in ottima forma. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Aveva cambiato mestiere. Gli erano rimaste solo quattro pecore ma, in cambio, possedeva un centinaio di alveari. Si era sbarazzato delle bestie che mettevano in pericolo i suoi alberi. Perch\u00e9, mi disse (e lo constatai), non s&#8217;era per nulla curato della guerra. Aveva continuato imperturbabilmente a piantare. Le querce del 1910 avevano adesso dieci anni <\/span><span style=\"color: #800000;\">ed erano pi\u00f9 alte di me e di lui. Lo spettacolo era impressionante. Ero letteralmente ammutolito e, poich\u00e9 lui non parlava, passammo l&#8217;intera giornata a passeggiare in silenzio per la sua foresta. Misurava, in tre tronconi, undici chilometri nella sua lunghezza massima. Se si teneva a mente che era tutto scaturito dalle mani e dall&#8217;anima di quell&#8217;uomo, senza mezzi tecnici, si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre <\/span><span style=\"color: #800000;\">alla distruzione. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Aveva seguito la sua idea, e i faggi che mi arrivavano alle spalle, sparsi a perdita d&#8217;occhio, ne erano la prova. Le querce erano fitte e avevano passato l&#8217;et\u00e0 in cui potevano essere alla merc\u00e9 dei roditori; quanto ai disegni della Provvidenza <\/span><span style=\"color: #800000;\">stessa per distruggere l&#8217;opera creata, avrebbe dovuto ormai ricorrere ai cicloni. Bouffier mi mostr\u00f2 dei mirabili boschetti di betulle che datavano a cinque anni prima, cio\u00e8 al 1915, l&#8217;epoca in cui io combattevo a Verdun.\u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Le aveva piantate <\/span><span style=\"color: #800000;\">in tutti i terreni dove sospettava, a ragione, che ci fosse umidit\u00e0 quasi a fior di terra. Erano tenere come delle adolescenti e molto decise. Il processo aveva l&#8217;aria, d&#8217;altra parte, di funzionare a catena. Lui non se ne curava; perseguiva ostinatamente il proprio compito, molto semplice. Ma, ridiscendendo al villaggio, vidi scorrere dell&#8217;acqua in ruscelli che, a memoria d&#8217;uomo, erano sempre stati secchi. Era la pi\u00f9 straordinaria forma di reazione che abbia mai avuto <\/span><span style=\"color: #800000;\">modo di vedere. Quei ruscelli avevano gi\u00e0 portato dell&#8217;acqua, in tempi molto antichi. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Alcuni dei tristi villaggi di cui ho parlato all&#8217;inizio del mio racconto sorgevano su siti di antichi villaggi gallo-romani di cui restavano ancora vestigia, nelle quali gli archeologi avevano scavato, trovando ami in posti dove nel ventesimo secolo si doveva far ricorso alle cisterne per avere un po&#8217; d&#8217;acqua.\u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Anche il vento disperdeva certi semi. Con l&#8217;acqua erano riapparsi anche i salici, i giunchi, i prati, i giardini, i fiori e una certa ragione di vivere.\u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Ma la trasformazione avveniva cos\u00ec lentamente che entrava nell&#8217;abitudine senza provocare stupore. I cacciatori che salivano in quelle solitudini seguendo le lepri o i cinghiali s&#8217;erano accorti del rigoglio di alberelli, ma l&#8217;avevano messo in conto alle malizie naturali della terra.\u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Perci\u00f2 nessuno disturbava l&#8217;opera di quell&#8217;uomo. Se l&#8217;avessero sospettato, l&#8217;avrebbero ostacolato. Era insospettabile. Chi avrebbe potuto immaginare, nei villaggi e nelle amministrazioni, una tale ostinazione nella pi\u00f9 magnifica generosit\u00e0?\u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">A partire dal 1920, non ho mai lasciato passare pi\u00f9 d&#8217;un anno senza andare a trovare Elz\u00e9ard Bouffier. Non l&#8217;ho mai visto cedere n\u00e9 dubitare. Eppure, Dio solo sa di averlo messo alla prova! \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Non ho fatto il conto delle sue delusioni. \u00c8 facile immaginarsi tuttavia che, per una simile riuscita, sia stato necessario vincere le avversit\u00e0; che, per assicurare la vittoria di tanta passione, sia stato necessario lottare contro lo sconforto. Bouffier aveva piantato, un anno, pi\u00f9 di diecimila aceri. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Morirono tutti. L&#8217;anno dopo, abbandon\u00f2 gli aceri per riprendere i faggi che riuscirono ancora meglio delle querce. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Per farsi un&#8217;idea pi\u00f9 precisa di quell&#8217;eccezionale carattere, non bisogna dimenticare che operava in una solitudine totale; al punto che, verso la fine della vita, aveva perso del tutto l&#8217;abitudine a parlare. 0, forse, non ne vedeva la necessit\u00e0. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Nel 1933, ricevette la visita di una guardia forestale sbalordita. Il funzionario gli intim\u00f2 l&#8217;ordine di non accendere fuochi all&#8217;aperto, per non mettere in pericolo la crescita di quella foresta naturale. Era la prima volta, gli spieg\u00f2 quell&#8217;uomo ingenuo, che si vedeva una foresta spuntare da sola. A quell&#8217;epoca, Bouffier andava a piantare faggi a dodici chilometri da casa. Per evitare il viaggio di andata e ritorno, poich\u00e9 aveva ormai settantacinque anni, stava considerando la possibilit\u00e0 di costruirsi una casupola di pietra sul luogo stesso dove piantava. Ci\u00f2 che fece l&#8217;anno seguente. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Nel 1935, una vera e propria delegazione governativa venne a esaminare la foresta naturale. C&#8217;erano un pezzo grosso delle Acque e Foreste, un deputato, dei tecnici. Fu deciso di fare qualcosa e, fortunatamente, non si fece nulla, tranne <\/span><span style=\"color: #800000;\">l&#8217;unica cosa utile: mettere la foresta sotto la tutela dello Stato e proibire che si venisse a fame carbone. Perch\u00e9 era impossibile non restare soggiogati dalla bellezza di quei giovani alberi in piena salute. Esercit\u00f2 il proprio potere di seduzione persino sul deputato. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Un capitano forestale mio amico faceva parte della delegazione. Gli spiegai il mistero. Un giorno della settimana seguente, andammo insieme a cercare Elz\u00e9ard Bouffier. Lo trovammo in pieno lavoro, a venti chilometri da dove aveva <\/span><span style=\"color: #800000;\">avuto luogo l&#8217;ispezione. Quel capitano forestale non era mio amico per nulla. Conosceva il valore delle cose. Seppe <\/span><span style=\"color: #800000;\">restare in silenzio. Offrii le uova che avevo portato in regalo. Dividemmo il nostro spuntino in tre e restammo qualche ora nella muta contemplazione del paesaggio. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">La costa che avevamo percorso era coperta d&#8217;alberi che andavano da sei a otto metri di altezza. Mi ricordavo l&#8217;aspetto di quelle terre nel 1913, il deserto &#8230;\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Il lavoro calmo e regolare, l&#8217;aria viva d&#8217;altura, la frugalit\u00e0 e soprattutto la serenit\u00e0 dell&#8217;anima avevano conferito a quel vecchio una salute quasi solenne. Era un atleta di Dio. Mi domandavo quanti altri ettari avrebbe coperto d&#8217;alberi. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Prima di partire, il mio amico azzard\u00f2 soltanto qualche suggerimento a proposito di certe essenze alle quali il terreno sembrava adattarsi. Non insistette. \u00abPer la semplice ragione\u00bb mi spieg\u00f2 poi, \u00abche quel signore ne sa pi\u00f9 di me\u00bb. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Dopo un&#8217;ora di cammino, dopo che l&#8217;idea aveva progredito in lui, aggiunse: \u00abNe sa di pi\u00f9 di tutti. Ha trovato un bel modo di essere felice!\u00bb \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">\u00c8 grazie a quel capitano che, non solo la foresta, ma anche la felicit\u00e0 di quell&#8217;uomo furono protette. Fece nominare tre guardie forestali per quella protezione e le terrorizz\u00f2 a tal punto che rimasero sempre insensibili alle mazzette offerte <\/span><span style=\"color: #800000;\">dai boscaioli. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">L&#8217;opera corse un grave rischio solo durante la guerra del 1939. Poich\u00e9 le automobili andavano allora col gasogeno, non c&#8217;era mai abbastanza legna.\u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Cominciarono a tagliare le querce del 1910, ma l&#8217;area era talmente lontana da tutte le reti stradali che l&#8217;impresa si rivel\u00f2 fallimentare dal punto di vista finanziario. Fu abbandonata. Il pastore non aveva visto nulla. Era a trenta chilometri di distanza, e continuava pacificamente il proprio lavoro, ignorando la guerra del &#8217;39 come aveva ignorato quella del &#8216; 14. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Ho visto Elz\u00e9ard Bouffier per l&#8217;ultima volta nel giugno del 1945. Aveva ottantasette anni. Avevo ripreso la strada del deserto, ma adesso, nonostante la rovina in cui la guerra aveva lasciato il paese, c&#8217;era una corriera che faceva servizio tra <\/span><span style=\"color: #800000;\">la valle della Durance e la montagna. Misi sul conto di quel mezzo di trasporto relativamente rapido il fatto che non riconoscessi pi\u00f9 i luoghi delle mie prime passeggiate. Mi parve anche che l&#8217;itinerario mi facesse passare in posti nuovi. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Ebbi bisogno del nome di un villaggio per concludere che invece mi trovavo proprio in quella zona un tempo in rovina e desolata. La corriera mi deposit\u00f2 a Vergons. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Nel 1913, quella frazione di una dozzina di case contava tre abitanti. Erano dei selvaggi, si odiavano, vivevano di caccia con le trappole; pi\u00f9 o meno erano nello stato fisico e morale degli uomini preistorici. Le ortiche divoravano attorno a loro le case abbandonate. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">La loro condizione era senza speranza. Non avevano altro da fare che attendere la morte: situazione che non dispone alla virt\u00f9. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Ora tutto era cambiato. L&#8217;aria stessa. Invece delle bufere secche e brutali che mi avevano accolto un tempo, soffiava una brezza docile carica di odori. Un rumore simile a quello dell&#8217;acqua veniva dalla cima delle montagne: era il vento <\/span><span style=\"color: #800000;\">nella foresta. Infine, cosa pi\u00f9 sorprendente, udii il vero rumore dell&#8217;acqua scrosciante in una vasca. Vidi che avevano costruito una fontana; l&#8217;acqua vi era abbondante e, ci\u00f2 che soprattutto mi commosse, vidi che vicino a essa avevano piantato un tiglio di forse quattro anni, gi\u00e0 rigoglioso, simbolo incontestabile di una resurrezione. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">In generale, Vergons portava i segni di un lavoro per la cui impresa era necessaria la speranza. La speranza era dunque tornata. Avevano sgomberato le rovine, abbattuto i muri crollati e ricostruito cinque case. La frazione contava ormai ventotto abitanti, tra cui quattro giovani famiglie. Le case nuove, intonacate di fresco, erano circondate da orti in cui crescevano, mescolati ma allineati, verdure e fiori, cavoli e rose, porri e bocche di leone, sedani e anemoni. Era ormai <\/span><span style=\"color: #800000;\">un posto dove si aveva voglia di abitare. Da l\u00ec, proseguii a piedi. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">La guerra da cui eravamo appena usciti non aveva consentito il rifiorire completo della vita, ma Lazzaro era ormai <\/span><span style=\"color: #800000;\">uscito dalla tomba. Sulle pendici pi\u00f9 basse della montagna, vedevo i campicelli di orzo e segale in erba; in fondo alle strette vallate, qualche prateria verdeggiava. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Sono bastati gli otto anni che ci separano da quell&#8217;epoca perch\u00e9 tutta la zona risplenda di salute e felicit\u00e0. Dove nel 1913 avevo visto solo rovine, sorgono ora fattorie pulite, ben intonacate, che denotano una vita lieta e comoda. Le vecchie fonti, alimentate dalle piogge e le nevi che la foresta ritiene, hanno ripreso a scorrere. Le acque sono state canalizzate. A lato di ogni fattoria, in mezzo a boschetti di aceri, le vasche delle fontane lasciano debordare l&#8217;acqua su tappeti di menta. I villaggi si sono ricostruiti poco a poco. Una popolazione venuta dalle pianure, dove la terra costa cara, si \u00e8 stabilita qui, portando giovent\u00f9, movimento, spirito d&#8217;avventura. S&#8217;incontrano per le strade uomini e donne ben nutriti, ragazzi e ragazze che sanno ridere e hanno ripreso il gusto per le feste campestri. Se si conta la vecchia popolazione, irriconoscibile da quando vive nell&#8217;armonia, e i nuovi venuti, pi\u00f9 di diecimila persone devono la loro felicit\u00e0 a Elz\u00e9ard Bouffier. Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, \u00e8 bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole. Ma, se metto in conto quanto c&#8217;\u00e8 voluto di costanza nella grandezza d&#8217;animo e d&#8217;accanimento nella generosit\u00e0 per ottenere <\/span><span style=\"color: #800000;\">questo risultato, l&#8217;anima mi si riempie d&#8217;un enorme rispetto per quel vecchio contadino senza cultura che ha saputo ortare a buon fine un&#8217;opera degna di Dio. \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">Elz\u00e9ard Bouffier \u00e8 morto serenamente nel 1947, all&#8217;ospizio di Banon.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">==============================================================<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">[Nota sull&#8217;autore di Leopoldo Carra]<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Schivo, generoso, radicato come una pianta tenace alla terra della sua Provenza (di cui amava le luci e i profumi, i paesaggi e i sapori speziati), ma romanticamente assorto nel documentare e sognare le sue origini italiane, pi\u00f9 esattamente piemontesi, Jean Giono ci appare innanzitutto come un inclassificabile, come una di quelle figure cui la storia letteraria stenta a trovare la casella giusta, la formula che possa semplificare una complessit\u00e0 e una ricchezza straordinarie. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Refrattario ai giochi della societ\u00e0 letteraria parigina, si rec\u00f2 per la prima volta nella capitale a trentaquattro anni, per firmare le copie destinate al servizio stampa di Collina, il romanzo che gli diede la notoriet\u00e0. Nell&#8217;assumere posizioni e nel <\/span><span style=\"color: #800000;\">sostenere idee, poi, Giono non manc\u00f2 mai di considerare i problemi secondo un&#8217;angolazione originale, e questo gli valse, come vedremo, le condanne pi\u00f9 contraddittorie, pronunciate magari da schieramenti opposti. Succede sempre <\/span><span style=\"color: #800000;\">cos\u00ec, pare, agli spiriti veramente indipendenti. Il nostro autore nacque a Manosque, nel 1895, da una stiratrice e da un calzolaio. Il nonno, Pietro Antonio Giono, poi Jean-Baptiste, \u00e8 la figura dai contorni leggendari cui lo scrittore si <\/span><span style=\"color: #800000;\">sarebbe ispirato, negli anni della maturit\u00e0 artistica, per i romanzi componenti il &#8216;ciclo dell&#8217;ussaro&#8217;. Partendo da un fondo di verit\u00e0, Giono voleva il suo progenitore \u00abpiemontese, carbonaro e ufficiale\u00bb, costretto a lasciare l&#8217;Italia per la Francia in quanto \u00abcondannato a,morte in contumacia per aver cospirato contro le vigliaccherie della sua epoca\u00bb. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">A sedici anni, causa la malattia del padre, Jean dovette interrompere gli studi ed impiegarsi in banca, sempre a Manosque. Ma grazie a una serie di solide letture (la Bibbia, Omero, Kipling), incoraggiate dalla pur modesta famiglia, <\/span><span style=\"color: #800000;\">aveva fatto in tempo a formarsi una cultura e una sensibilit\u00e0 letteraria. Partecip\u00f2 al primo conflitto mondiale (\u00absoldato di seconda classe senza croce di guerra\u00bb) e fu ferito a Verdun. Nel 1924 pubblic\u00f2 una raccolta di versi, &#8220;Accompagn\u00e9s de la <\/span><span style=\"color: #800000;\">flute&#8221; [Accompagnati dal flauto], e lavor\u00f2 nel 1927 alla stesura del suo primo libro in prosa, &#8220;La menzogna di Ulisse&#8221;, che sarebbe uscito nel 1930 e che conteneva una trasposizione dell&#8217; &#8220;Odissea&#8221; nel presente. Lo stesso lirismo mediterraneo e <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">pagano si ritrova nella cosiddetta &#8216;trilogia di Pan&#8217;, costituita dai romanzi &#8220;Collina&#8221; (1929), &#8220;Uno di Baumugnes&#8221; (1929) e &#8220;Regain&#8221; (1930). In questo trittico epico-narrativo, lo scrittore celebra il legame cosmico e viscerale dei contadini provenzali con la Natura; una Natura che, nei suoi aspetti pi\u00f9 ostili come in quelli familiari e idilliaci, \u00e8 comunque una forza misteriosa, i cui segni non possono essere interpretati da tutti. Le influenze di Virgilio, Whitman, Melville e Ramuz sono assimilate e superate in uno stile autentico, nuovo, lontano dalle astrazioni della letteratura colta; un linguaggio in cui la prosa poetica si fonde sapientemente con il parlato popolare. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Grazie al successo di &#8220;Collina&#8221;, Giono pot\u00e9 dedicarsi interamente alla letteratura. Nel 1931 usc\u00ec &#8220;Le Grand troupeau&#8221; [Il grande gregge], in cui il reduce di Verdun evocava l&#8217;orrore della guerra di trincea. Con &#8220;Il canto del mondo&#8221; (1934) \u00a0<\/span><span style=\"color: #800000;\">e &#8220;Que ma joie demeure&#8221;, 1935 [Che la mia gioia resti], il tema del ritorno alla natura assumeva il tono della predicazione. A proposito del primo, una storia di avventure simbolicamente ambientata lungo il corso di un fiume, l&#8217;autore dichiar\u00f2 <\/span><span style=\"color: #800000;\">di aver voluto scrivere \u00abun libro con montagne inviolate, con terra, foresta, neve e uomini inviolati. Ci sono tutte queste cose. Sono individui sani, onesti, forti, duri, puri, fedeli. Vivono la loro avventura. Solo loro conoscono le gioie e la tri<\/span><span style=\"color: #800000;\">stezza del mondo\u00bb: In &#8220;Que ma joie demeure&#8221;, il richiamo alla natura come fonte della vita apriva ad un altro tema, la ricerca della felicit\u00e0, che sarebbe sempre stato caro a Giono. L&#8217;autore, cos\u00ec, oltre a dedicarsi regolarmente alla pratica quotidiana della scrittura, oltre a concedersi passeggiate per la campagna e lunghe conversazioni con i contadini (da un simile spunto narrativo, del resto, prende avvio anche la storia dell&#8217; &#8220;Uomo che piantava gli alberi&#8221;), iniziava a vedere intorno a s\u00e9 dei discepoli, che si riunivano in una fattoria abbandonata a Contadour, in alta Provenza, per ascoltare il suo messaggio pacifista e per imparare da lui &#8220;Les vraies richesses&#8221;, 1936 [Le vere ricchezze]: quelle che nascono dalla terra e dal suo lavoro. La sottomissione all&#8217;ordine naturale del mondo costituisce per l&#8217;individuo la libert\u00e0, incompatibile con la civilt\u00e0 moderna e con l&#8217;intruppamento che questa presuppone. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Un simile impegno, che trov\u00f2 espressione letteraria in una serie di saggi (&#8220;Pr\u00e9sentation de Pan&#8221;, 1930 [Presentazione di Pan]; &#8220;Refus d&#8217;ob\u00e9issance&#8221;, 1937 [Rifiuto dell&#8217;ubbedienza]; &#8220;Lettre aux paysans sur la pauvret\u00e9 et sur la paix&#8221;, 1938 [Lettera ai contadini sulla povert\u00e0 e sulla pace]), avrebbe portato Giono a conoscere il carcere, nel 1939 (anno di mobilitazione generale), con l&#8217;accusa di propaganda antimilitarista. N\u00e9 la Liberazione riserv\u00f2 all&#8217;autore sorti migliori: i comunisti francesi non lo vedevano di buon occhio, per avere aderito a un comitato di scrittori guidato dal surrealista Breton e di ispirazione trotzkista. Inoltre, il suo ideale del ritorno alla terra e della rinascita provinciale poteva apparire, secondo un giudizio distorto, come un implicito assenso alla dottrina ufficiale del regime di Vichy. La Resistenza, infine, gli rimproverava collaborazioni a riviste compromesse con i tedeschi. Cos\u00ec Giono, che durante l&#8217;occupazione aveva dato rifugio a due cugini comunisti, ad alcuni ebrei e a un disertore ricercato dalla Gestapo, fu accusato di collaborazionismo e sub\u00ec, a partire dal settembre &#8217;44, una nuova prigionia e il divieto di pubblicare. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Nella forzata solitudine lo scrittore si dedic\u00f2 alla lettura di Ariosto e di Stendhal. Questo alimento spirituale gli forn\u00ec la forza per progettare un grande ciclo di &#8216;cronache&#8217;, in cui finalmente potesse incarnarsi come personaggio la leggendaria figura del nonno: ecco che nasceva Angelo Pardi, il giovane colonnello degli ussari animato dalla passione risorgimentale, generoso e audace, orgoglioso ma non scevro di colorazioni ironiche. Accanto a lui, l&#8217;autore poneva l&#8217;incantevole Pauline de Th\u00e9us, e dava vita a una serie di romanzi le cui trame sono legate fra loro, anche se l&#8217;ordine cronologico di stesura e pubblicazione risulta sfalsato rispetto all&#8217;intreccio stesso: &#8220;Mort d&#8217;un personnage&#8221;, 1949 [Morte di un personaggio], il celeberrimo &#8220;Ussaro sul tetto&#8221; (1951), &#8220;La pazza gioia&#8221; (1957) &#8220;Angelo&#8221; (1958). Dal racconto picaresco (si pensi, nell&#8217; &#8220;Ussaro&#8221;, alle lunghe, abbacinanti pagine in cui Angelo attraversa una Provenza devastata dal colera) alla storia d&#8217;amore, dall&#8217;avventura di cappa e spada al romanzo storico (nella Paua gioia Angelo partecipa ai moti italiani del &#8217;48): vari generi narrativi sono accolti nel fiume di questo stile nuovo, di questo linguaggio ormai spoglio del lirismo che distingueva le prime opere, e capace, pur nel fluire torrenziale del racconto, di esibire il sottinteso, l&#8217;espressione secca e straniante. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Giono scrisse ancora molto, prima di spegnersi nel 1970 a Manosque, nella casa in cui era sempre vissuto con la moglie Elise e le due figlie. Merita per\u00f2 di essere ricordato il &#8220;Viaggio in Italia&#8221; (1953), in cui il tema (quanto stendhaliano!) <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">della ricerca della felicit\u00e0 si esprime nell&#8217;arte di godere ogni attimo, ogni luce o profumo o silenzio dell&#8217;aria, ogni chiesa romanica e ogni stradina di campagna: \u00abNon bisogna disdegnare nulla. La felicit\u00e0 \u00e8 una ricerca. Occorre impegnarvi l&#8217;esperienza e la propria immaginazione\u00bb. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">\u00c8 qui, in queste parole, il senso pi\u00f9 profondo di un percorso intrapreso per visitare la terra d&#8217;origine dei suoi antenati e di Machiavelli, a cui il nostro autore dedic\u00f2 alcuni saggi. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Giono, dunque, mor\u00ec a settantacinque anni, senza che mai la societ\u00e0 letteraria francese gli avesse perdonato la sua originalit\u00e0 e il caparbio attaccamento alla sua terra (con due sole eccezioni: l&#8217;ammissione all&#8217;Accademia Goncourt, <\/span><span style=\"color: #800000;\">nel 1954, e soprattutto la stima di Andr\u00e9 Gide). <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Fra i tanti modi di ricordarlo adesso, forse, il migliore \u00e8 scoprire questa storia dell&#8217; &#8220;Uomo che piantava gli alberi&#8221;. Vi si ritrovano, nello spazio di un breve racconto, tutti i temi che furono cari allo scrittore: il pacifismo, nel paragone implicito fra le giovani vite mietute a Verdun e i giovani alberi seminati dal pastore Elz\u00e9ard Bouffier; l&#8217;attaccamento alla vita e il ritorno alla natura; la ricerca della felicit\u00e0, anche collettiva e comunitaria (lo si vede nella rinascita morale, oltre che ambientale e topografica, del villaggio di Vergons); l&#8217;apprezzamento per un lavoro onesto, silenzioso e solitario, per una fatica generosa e libera, per uno sforzo tenace che lascia traccia, e che l&#8217;inquadramento in qualsiasi ufficialit\u00e0 rischierebbe di vanificare. I risultati di questo lavoro fanno pensare che, malgrado tutto, la condizione umana sia amrnirabile, poich\u00e9 da essa pu\u00f2 nascere un&#8217;opera degna di Dio. Ma ritroviamo, in queste pagine, anche l&#8217;immagine dello scrittore che amava passeggiare in solitudine per le colline, fermandosi a parlare con la gente del posto; lo scrittore che da bambino camminava insieme al padre con le tasche piene di ghiande e un bastone per poterle piantare.. .<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Vogliamo spingerci fino a dire che, in questo piccolo libro, Giono ha prestato qualche tratto di s\u00e9 anche a Elz\u00e9ard Bouffier, il pastore che passa la sua vita seminando querce, faggi e betulle, senz&#8217;altra ricompensa che il piacere e la soddisfazione di averlo fatto?<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em id=\"__mceDel\"><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">&#8220;QUANDO PENSO CHE UN UOMO SOLO, RIDOTTO ALLE PROPRIE SEMPLICI RISORSE FISICHE E MORALI, E&#8217; BASTATO A FAR <\/span><span style=\"color: #800000;\">USCIRE DAL DESERTO QUEL PAESE DI CANAAN, TROVO CHE, MALGRADO TUTTO, LA CONDIZIONE UMANA SIA AMMIREREVOLE&#8221;. <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">==============================================================<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">La versione illustrata si trova all&#8217;url <a href=\"http:\/\/www.giuliotortello.it\/uomo\/uomo.pdf\" target=\"_blank\">http:\/\/www.giuliotortello.it\/uomo\/uomo.pdf<\/a><\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.giuliotortello.it\/uomo\/uomo.pdf\" target=\"_blank\"><em id=\"__mceDel\"><\/em><em><span style=\"color: #800000;\">Il racconto animato \u00a0pu\u00f2 essere visto ed ascoltato nella versione italiana all&#8217;url\u00a0https:\/\/www.youtube.com\/watch?feature=player_embedded&amp;v=YIFDlYqtXDA<\/span><\/em><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p>==============================================================<br \/>\n<blockquote class=\"quotescollection-quote\"><p>Quelli che si innamoran di pratica senza scienza, son come &#8216;l nocchiere, ch&#8217;entra in naviglio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada.<\/p>\n<footer class=\"attribution\">&mdash;&nbsp;<cite class=\"author\">Leonardo da Vinci<\/cite><\/footer><\/blockquote><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FASEMO FILO&#8217; L&#8217;uomo che piantava gli alberi Un racconto di\u00a0Jean Giono\u00a0 Presentazione\u00a0 UN MESSAGGIO D&#8217;AMORE PER L&#8217;ALBERO Scoprii la storia semplice e toccante dell&#8217;uomo che piantava gli alberi per puro caso, molti anni fa. 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