{"id":1985,"date":"2014-03-17T11:09:59","date_gmt":"2014-03-17T11:09:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terraantica.org\/?p=1985"},"modified":"2018-08-29T19:00:52","modified_gmt":"2018-08-29T19:00:52","slug":"la-chiesa-dellospedaletto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terraantica.org\/?p=1985","title":{"rendered":"La chiesa dell&#8217;Ospedaletto"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #800000;\">La chiesa dell&#8217;Ospedaletto<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #800000;\">di\u00a0Silvia Lunardon<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">La chiesa dell\u2019Ospedaletto \u00e8 chiamata pi\u00f9 propriamente di Santa Maria dei Derelitti in ricordo della primitiva destinazione assistenziale che ebbe l\u2019ospedale, sorto nel 1528 nel luogo esatto ove poi venne edificata la chiesa. L\u2019ospedale dei &#8220;Poveri Derelitti ai Santi Giovanni e Paolo&#8221; &#8211; cos\u00ec chiamato per la vicinanza con il convento dei Domenicani &#8211; era uno dei quattro ospedali generali o \u2018grandi\u2019 al tempo della Repubblica di Venezia, dove si mantenevano e si curavano non solo i malati poveri della citt\u00e0, ma anche fanciulli e ragazze abbandonati. Sorse sotto la spinta di un\u2019emergenza sociale gravissima causata dalla carestia che colp\u00ec la campagna veneta nell\u2019inverno 1527-28: per le masse di poveri che affollavano la capitale si eressero asili provvisori destinati ad essere smantellati una volta passata la crisi. Non fu cos\u00ec per l\u2019ospedale dei Derelitti, allestito sotto le \u2018teze\u2019 (tettoie) per il legname situate ai margini della citt\u00e0 verso la laguna nord: gi\u00e0 nel giugno del 1528 infatti veniva dotato di una propria cappella ed ospitava stabilmente un centinaio di bisognosi. Ben presto alle provvisorie baracche di legno si sostituirono solide costruzioni di pietra: i reparti per gli uomini, quelli per le donne, per i putti e le putte; poi finalmente, intorno al 1570, venne realizzato il primo vero ampliamento dell\u2019ospedale sotto la guida del proto Antonio da Ponte. Ci\u00f2 permise la costruzione anche della chiesa, alla cui progettazione \u00e8 legato il nome di Andrea Palladio, come documenta il contratto per l\u2019altar maggiore e le colonne ioniche delle pareti che cita un disegno da lui fornito nel 1575. Alcuni personaggi che in seguito divennero famosi parteciparono alla fondazione ed ai primi anni di questa istituzione, dandoci la misura della spiritualit\u00e0 che ispir\u00f2 la vita di questo ospedale. Il nobile veneziano Girolamo Miani qui si dedic\u00f2 all\u2019educazione dei giovani, divenne santo e fu dichiarato patrono universale della giovent\u00f9 abbandonata (i suoi discepoli, i Somaschi, furono i rettori della chiesa per il periodo della Repubblica); Lorenzo Lotto fu tra i primi governatori, pittore di fama eccelsa, lasci\u00f2 all\u2019Ospedaletto un suo testamento ricco di umanit\u00e0 e di fervore cristiano. Il Seicento fu secolo importante per l\u2019Ospedaletto perch\u00e9, grazie a ricchi lasciti di benefattori, pot\u00e8 ampliare le strutture ricettive e rinnovare, abbellendola, la chiesa. Si fissarono gli statuti ed i regolamenti che diedero una configurazione specifica alla funzione sanitario-educativa di questo luogo, distinguendolo dagli altri tre grandi ospedali di Venezia: la Piet\u00e0, gli Incurabili, i Mendicanti. Si diede impulso all\u2019attivit\u00e0 musicale, gi\u00e0 avviata nel corso del Cinquecento, quale metodo educativo e di elevazione sociale riservato alle putte orfane; tradizione che ebbe il massimo sviluppo nel corso del Settecento e che mise il nostro ospedale in competizione con gli altri della citt\u00e0 grazie alla presenza di maestri di musica di fama quali Legrenzi, Porpora, Traetta, Sacchini, Anfossi, Cimarosa. Un organo di Pietro<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Nacchini, datato 1751, \u00e8 ancora perfettamente funzionante dentro una cassa lignea ornata di fregi e di putti barocchi. La chiesa, che al momento dell\u2019edificazione aveva solo l\u2019altar maggiore, fu arricchita degli altari laterali (su progetto del Sardi) ed abbellita da dipinti di valenti pittori che le hanno conferito, nell\u2019arco di due secoli e mezzo, l\u2019aspetto attuale di rappresentativa galleria d\u2019arte veneziana: dal tizianesco Damiano Mazza, autore della pala dell\u2019altar maggiore, a Pietro Liberi, Andrea Celesti, Carlo Loth, Antonio Molinari, Giuseppe Angeli, a Nicola Grassi, G.B. Tiepolo ed altri autori di alcuni \u2018pennacchi\u2019; ed infine Giuseppe Cherubini che agli inizi del Novecento affresc\u00f2 il soffitto. Famosa \u00e8 la facciata del Longhena, che nell\u2019Ospedaletto aveva apportato significative riforme edilizie, dove la ricchezza barocca degli elementi plastici assume un significato spirituale e che \u201cnell\u2019andamento ascendente di masse via via pi\u00f9 leggere, suggerisce l\u2019alleviarsi della fatica umana e l\u2019aspirazione verso una meta trascendente\u201d (Lunardon -Ellero).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">La visita alla chiesa dell\u2019Ospedaletto, che purtroppo \u00e8 stata deturpata da un incendio nel maggio del 2011, si conclude con la visita del cortile delle quattro stagioni, la loggia del Longhena, la scala ovale del Sardi, e la famosissima sala della Musica &#8211; unica sopravvissuta nel suo genere di quelle esistenti nei quattro ospedali veneziani -affrescata da Jacopo Guarana, valente seguace del Tiepolo, e dal quadraturista Agostino Mengozzi Colonna nel 1776. Sul soffitto della sala, dedicata a concerti da camera per ospiti illustri dell&#8217;ospedale, la Musica \u00e8 raffigurata secondo schemi mitologici con il trionfo di Apollo e delle Muse, mentre sulla parete di fondo si inscena un concertino alla presenza di Apollo, ma eseguito non pi\u00f9 dalle Muse ma da un gruppo di putte realisticamente rappresentate insieme al loro maestro di musica Pasquale Anfossi.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">[a cura\u00a0Delegazione del FAI di Venezia per la xx giornata FAI di primavera\u00a0]<\/span><\/p>\n<p>==============================================================<br \/>\n<blockquote class=\"quotescollection-quote\"><p>Potrei sopravvivere alla scomparsa di tutte le cattedrali del mondo, non potrei mai sopravvivere alla scomparsa del bosco che vedo ogni mattina dalla mia finestra.<\/p>\n<footer class=\"attribution\">&mdash;&nbsp;<cite class=\"author\">Ermanno Olmi, regista<\/cite><\/footer><\/blockquote><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La chiesa dell&#8217;Ospedaletto di\u00a0Silvia Lunardon La chiesa dell\u2019Ospedaletto \u00e8 chiamata pi\u00f9 propriamente di Santa Maria dei Derelitti in ricordo della primitiva destinazione assistenziale che ebbe l\u2019ospedale, sorto nel 1528 nel luogo esatto ove poi venne edificata la chiesa. 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