{"id":2170,"date":"2016-04-19T14:35:44","date_gmt":"2016-04-19T14:35:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terraantica.org\/?p=2170"},"modified":"2018-08-29T18:53:08","modified_gmt":"2018-08-29T18:53:08","slug":"ritorno-in-lessinia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terraantica.org\/?p=2170","title":{"rendered":"Ritorno  in  Lessinia"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #800000;\">NOTIZIARIO<\/span><\/p>\n<h2 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #800000;\">Ritorno \u00a0in \u00a0Lessinia<\/span><\/h2>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #800000;\">4 giugno 2016 &#8211; Escursione di Terra antica alla riscoperta della storia e della natura della Valpantena e della \u00a0Valpolicella \u00a0\u00a0<\/span><\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">PROGRAMMA DEFINITIVO<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h 7,15 Ritrovo alle presso il parcheggio del c.c. La Piazza a Favaro Veneto.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h 7,30 Partenza. Benvenuto e saluti del Presidente.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h 8,45 uscita autostradale Verona est direzione Val-pantena-Grezzana Strada Provinciale 6.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h 9,15 imbocco strada provinciale 14a direzione Erbezzo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h 10.00 Arrivo ad Erbezzo. Sosta e breve passeggiata per apprezzare il paesaggio dei pascoli e dei boschi dell&#8217;alta Lessinia delle contrade con gli edifici ricoperti dalle scandole di pietra. Chi vuole pu\u00f2 utilizzare il servizio navetta e arrivare a Malga Derocon.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h 11.00 Trasferimento al Ponte di Veja attraversando le contrade &gt; Fagioli &gt; Ronconi &gt; Fosse &gt; Sant&#8217;Anna d&#8217;Alfaedo &gt; Vaggimal &gt;Crestena)<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h 11,45 Visita al complesso geologico del Ponte di Veja<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h 12,45 Trasferimento al ristorante Al Tesoro (Via Fiorita 1, Corrubio di Sant&#8217;Anna d&#8217;Alfaedo)<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h 13.15 Pranzo<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h 14.45 Trasferimento a Sant&#8217;Anna d&#8217;Alfaedo visita del piccolo museo Paleontologico (Via Canova di Cer-na, 3. Il Museo si trova in fondo alla via che fiancheggia la Chiesa sulla sinistra.)<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h 15,30 Trasferimento a Molina per la visita della contrada, del piccolo museo botanico (se operativo; via Bacilieri 19) e del parco delle cascate. Possibile alternativa di visita degli scavi nella Grotta di Fumane curati dall&#8217;Universit\u00e0 di Ferrara.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h. 17,30 Trasferimento a Fumane per la visita dell&#8217;azienda Agricola Corteforte (via Osan di Sopra)<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">h 18. 15 rientro a Favaro Veneto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #800000;\">==============================================================<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em><span style=\"color: #800000;\">Alcune note introduttive sulle principali mete dell&#8217;escursione<\/span><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong>Centro di educazione ambientale e di recupero della fauna selvatica Malga Derocon<\/strong> <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Il recinto faunistico ha un perimetro di 2,8 km e comprende una zona fittamente boschiva che offre habitat ideale a camosci, cervi, caprioli e marmotte. La presenza di percorsi a piedi e altane interne al recinto permette ai gruppi, accompagnati dalla guida del Centro, di avvicinare gli animali senza recare loro disturbo e di osservarli nel loro ambiente naturale.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Nei pressi del Centro visitatori \u00e8 stato realizzato un piccolo Giardino botanico, costituito da 60 nicchie naturali che raccolgono altrettante specie di alberi, arbusti, erbe e felci, diffusi nei boschi e nei pascoli circostanti. La visita al Giardino \u00e8 guidata da pannelli descrittivi che illustrano le caratteristiche morfologiche ed ecologiche delle specie, nonch\u00e9 alcune delle loro propriet\u00e0 farmacologiche.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Le piante presenti sono quelle tipiche della faggeta, del margine del bosco e delle radure pascolive, ossia le piante che il visitatore incontra lungo i sentieri della Lessinia.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2172\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Malga-Derocon-300x199.jpg\" alt=\"Malga Derocon\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Malga-Derocon-300x199.jpg 300w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Malga-Derocon-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Malga-Derocon.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">______________________________________<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><strong>Il ponte di Veja<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Uno dei principali fenomeni naturalistici dell\u2019intera Europa: migliaia sono i turisti che ogni anno vengono a visitare questo straordinario fenomeno geologico di titanica possenza.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Il Ponte \u00e8 situato a 620 m s.l.m., nel punto di incontro delle due vallette Cr\u00e8stena e Fenile, sul lato destro del Vajo della Marchiora o Marciosa.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Il grandioso ponte naturale di Veja si presenta come un ar-chitrave di ingresso d\u2019immensa caverna: si tratta, infatti, di un fenomeno carsico formatosi per azione erosiva dell\u2019acqua sulle rocce calcaree che lo costituiscono.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Le rocce che formano il ponte sono di due tipi: i calcari ooli-tici che costituiscono i piloni, il rosso ammonitico che forma l\u2019arcata.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Le dimensioni del Ponte sono eccezionali: l\u2019altezza varia dai 24 metri del lato occidentale ai 29 metri di quello orientale; mentre lo spessore dell\u2019arcata si differenza dai 9 agli 11 me-tri.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2173\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Ponte_di_Veia-300x225.jpg\" alt=\"Ponte_di_Veia\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Ponte_di_Veia-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Ponte_di_Veia-133x100.jpg 133w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Ponte_di_Veia-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Ponte_di_Veia.jpg 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Dell\u2019immenso cavernose carsico, primigenio che ha originato il Ponte, restano un grande pozzo di crollo ripieno di massi franati ed alcune grotte poste alla base o, sotto il Ponte stesso.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Il nome &#8220;Vea&#8221; o &#8220;Veja&#8221; parrebbe derivare da termini cimbri come &#8220;vecla, vicla&#8221; cio\u00e8 &#8220;acqua&#8221;, oppure da &#8220;wegla&#8221; cio\u00e8 &#8220;vecchia&#8221;.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Nei primi decenni del secolo il Messedaglia afferma di avere raccolto nei centri abitati nei pressi del Ponte la dicitura &#8220;Ponte di Eva&#8221; o &#8220;de Egia&#8221;, che starebbe a significare &#8220;ponte dell\u2019acqua, rafforzando quindi la sua derivazione da acqua.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Molti sono gli artisti che lo hanno rappresentato nelle loro opere: basti citare l\u2019affresco del Mantegna del 1474.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Il Ponte di Veja non \u00e8 solo fenomeno carsico, ma anche importante per le testimonianze antropologiche ritrovate nelle caverne sottostanti.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">______________________________________________<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><strong>Il museo paleontologico e preistorico di Sant\u2019Anna d\u2019Alfaedo<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">La sezione al pian terreno dedicata alla paleontologia si presenta divisa in due parti: la prima \u00e8 riservata alla pietra di Prun, al suo utilizzo e alle tecniche d\u2019estrazione; la seconda \u00e8 destinata ad accogliere i reperti fossili ritrovati al suo interno.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">La pietra di Prun, localit\u00e0 nei pressi di Negrar, \u00e8 una pietra sedimentaria formatasi nell\u2019era mesozoica, durante il periodo cretaceo (intorno ai 70-65 milioni di anni fa ). In quest\u2019era geologia il territorio di Sant\u2019Anna e quello limitrofo era sommerso dal mare, per questo la pietra si presenta divisa in strati formatisi dai detriti che si accumulavano sul fondo del mare. Al suo interno si sono trovati fossili di vertebrati e di gasteropodi che abitavano queste acque.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2174\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Pietra_rosa-300x201.jpg\" alt=\"Pietra_rosa\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Pietra_rosa-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Pietra_rosa-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Pietra_rosa.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Il numero degli strati della pietra di Prun sono, salvo qualche eccezione, \u00e8 sempre 72 con uno spessore che varia dai 3 ai 35 cm; al massimo ve ne possiamo trovare uno in eccesso o in difetto. I cavatori hanno dato un nome dialettale ad ogni strato che si rif\u00e0 alle caratteristiche di colore, posizione e facilit\u00e0 d\u2019estrazione dello strato stesso; ad esempio: \u201cZ\u00e9ntil\u201d in base alla facilit\u00e0 nell\u2019estrazione; \u201cBiancon\u201d, \u201cLastra grigia\u201d, \u201cLoa rossa\u201d per la pigmentazione; \u201cMeseta de banco\u201d, \u201cPelosa de fondo\u201d, \u201cCorso ultimo\u201d per la loro posizione, ecc. Ogni strato ha un utilizzo specifico nell\u2019edilizia: vi sono due strati (53esimo e 54esimo) utilizzati per la costruzione dei tetti delle abitazioni; altri due strati (42esimo e 43esimo) impiegati per la costruzione di lavabo, uno strato (27esimo) per la pa-vimentazione dei cortili esterni, ecc.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Ogni strato \u00e8 separato dall\u2019altro da uno pi\u00f9 sottile di argil-la, la cui presenza \u00e8 fondamentale durante l\u2019estrazione. L\u2019estrazione della pietra di Prun comincia gi\u00e0 nel XVIII secolo attraverso il metodo delle gallerie esterne: non essendoci mezzi meccanici per asportare il cappellaccio, lo strato che separa la pietra dall\u2019humus in superficie formato da detriti non compattati, si cercava una parete di roccia che affiorasse naturalmente. Si rompeva dall\u2019esterno e si scavava verso l\u2019interno andando a creare delle lunghe gallerie: in questo modo rimaneva la parte soprastante della montagna ma per sostenerla rimaneva in loco anche parte della pietra che andava a formare delle grandi e massicce colonne. Tale tecnica, ancora visibile nelle cave di Prun, venne utilizzata fino alla seconda Guerra Mondiale quando si pass\u00f2 al metodo delle cave a cielo aperto, ancora oggi in uso. Con tale metodo l\u2019estrazione non procede dall\u2019esterno verso l\u2019interno ma dall\u2019alto verso il basso, andando cos\u00ec a togliere la parte boschiva o prativa che copre la pietra. Si facilita cos\u00ec l\u2019estrazione della pietra: il taglio \u00e8 solo in verticale e si effettua con un disco diamantato.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong>Reperti fossili<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">La selce si \u00e8 formata per il deposito di gusci di gasteropodi che sono composti essenzialmente da silicio. Nelle zone di costa, dove si avevano avvallamenti particolari, si sono accumulati tutti i gusci e si sono fossilizzati. Il processo che interessa i nostri fossili \u00e8 un processo di sostituzione: quando un animale o un mollusco morivano si depositavano sul fondo marino; affinch\u00e9 avvenisse la fossilizzazione era necessario che i detriti, le melme e i fanghi coprissero immediatamente il corpo dell\u2019animale. A questo punto il carbonato di calcio, contenuto nei detriti (in particolare nella pietra di Prun), andava a legarsi al guscio del mollusco.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Da questa fossilizzazione si ottiene la selce. I reperti fossili esposti sono:<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">1. Le <strong>ammoniti<\/strong> fanno parte della famiglia dei cefalopodi . Il nome ammonite deriva dalla divinit\u00e0 egizia Ammon, la quale veniva rappresentata con delle corna d\u2019ariete molto somiglianti alla forma a spirale del guscio del fossile. Tale guscio \u00e8 composto da una serie di cellette ben distinguibili; si pu\u00f2 capire l\u2019et\u00e0 dell\u2019ammonite osservando il suo guscio: maggiore \u00e8 il numero di celle, maggiore era l\u2019et\u00e0 dell\u2019animale quando \u00e8 morto. Presenti nei nostri mari a partire da 400 milioni di anni fa; intorno a 65 milioni di anni fa le acque si ritirarono in conseguenza a movimenti della crosta e in questo periodo le ammoniti scomparirono dai mari. Due sono le ipotesi circa la loro scomparsa: la caduta di un asteroide che modific\u00f2 profondamente le condizioni ambientali portando la specie all\u2019estinzione o un aumento improvviso di predatori. Quest\u2019ultima ipotesi deriva dal fatto che gli ultimi esemplari di ammonite presentano un guscio con delle parti estremamente appuntite: si pensa appunto ad una specie di ultima arma di difesa.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Questi animali vivevano in zone costiere dove le acque non erano molto profonde. Per spostarsi facevano entrare dell\u2019acqua nel guscio, la quale le faceva diventare pi\u00f9 pesanti in modo tale da finire sul fondo del mare. Per salire facevano uscir l\u2019acqua dal guscio e vi facevano entrare ossigeno. Le loro dimensioni sono molto varie, il loro diametro variava da 1 cm a 3 m.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">2.<strong>Ricci di mare<\/strong> fanno parte della famiglia degli echino-dermi. Sono presenti a partire da 570 milioni di anni fa e si trovano tuttora nei mari. Ne esistono di diverse specie, ma la loro caratteristica comune \u00e8 quella di avere il corpo diviso in cinque parti.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">3. <strong>Rudiste<\/strong>: molluschi bivalvi che vivevano in colonie ancorate al fondo del mare, il cui guscio si \u00e8 fossilizzato; il loro nome deriva dal latino <em>rudis<\/em> che significa ruvido. Le rudiste si sono estinte intorno a 65 milioni di anni fa, per lo stesso motivo delle ammoniti. La conchiglia della rudista poteva avere uno spessore anche di 10 cm, mentre l\u2019altezza andava dai 2 cm fino ai 2 m.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">4. <strong>Tartaruga marina<\/strong>: questa \u00e8 di dimensioni molto ridotte ma sono ben conservate e visibili sia la divisione centrale della colonna vertebrale che le ossa ai lati. Si sono ritrovati anche due gusci di tartaruga e una lastra su cui \u00e8 impressa una impronta.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">5. <strong>Mosasauro<\/strong>: \u00e8 stato riportato alla luce il cranio del rettile, la cresta sul dorso e le ossa del torace; si possono osservare molto bene i denti appuntiti dell\u2019animale e lo scheletro fossilizzato di un secondo mosasauro di dimensioni minori.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">6. <strong>Pesce sega<\/strong>: in esposizione troviamo la sega del pesce, chiamata anche rostro, e alcuni denti lucidi perch\u00e9 ricoperti da smalto. I dischetti che si osservano sono le vertebre del pesce: queste sono di difficile fossilizzazione perch\u00e9 sono formate da materiale cartilagineo. La loro posizione sparpagliata \u00e8 dovuta al fatto che bench\u00e9 l\u2019animale fosse coperto dai sedimenti l\u2019acqua riusciva comunque a spostare le ossa.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">7. <strong>Squalo<\/strong>: attualmente questo \u00e8 <span style=\"text-decoration: underline;\">il pi\u00f9 grande squalo fossilizzato trovato in Europa<\/span>. E\u2019 lungo 5.5 m ed \u00e8 stato trovato agli inizi degli anni \u201970 sul monte Loffa. Il fossile mostra molti denti smaltati e 155 le vertebre (diametro di circa 10 cm) ordinate solo nella parte finale. Vi sono anche dei denti di <em>Ptychodus<\/em>, squalo di discrete dimensioni, una specie co-nosciuta a partire dal Cretaceo superiore. L\u2019esemplare esposto presenta qualche centinaio di denti: \u00e8 un fossile di straordinaria rarit\u00e0. I denti hanno una radice molto massiccia ed una corona assai lunga con un\u2019area mediana ricca di piccole creste che hanno la funzione di triturare il cibo. La disposizione e la forma dei denti testimoniano come gli <em>Ptychodus<\/em> si nutrissero di molluschi di cui frantumavano i gusci per estrarne il corpo.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">La parte dedicata alla preistoria trova posto al piano superiore del museo. La sala \u00e8 stata pensata per dare una scansione cronologica ai ritrovamenti pi\u00f9 importanti della zona, partendo dal Paleolitico Inferiore, passando attraverso il Neolitico, per arrivare all\u2019et\u00e0 dei metalli, fino all\u2019Et\u00e0 del Ferro. Nelle teche sono esposti reperti trovati non solo nella zona di Sant\u2019Anna ma anche nel territorio limitrofo (Valpantena, Lugo, Bollori, Stallavena, Sant\u2019Ambrogio, Castelrotto).<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Al periodo paleolitico fanno riferimento i reperti portati alla luce in due diverse grotte: la Grotta di Fumane, o Riparo Solinas, e il Riparo Tagliente a Stallavena di Grezzana. All\u2019interno della prima, oltre a manufatti in selce, resti di macellazione e focolari, sono stati portati alla luce anche cinque disegni su pietra in ocra rossa esposti presso il Museo di Sant\u2019Anna. In primis va ricordato lo Sciamano, una pietra con raffigurata una figura umana con uno strano copricapo e con in mano un oggetto votivo. Su un\u2019altra roccia vi \u00e8 invece la raffigurazione di un felide o un mustelide, cio\u00e8 un animale a quattro zampe. Tali pitture rupestri vanno collocate cronologicamente intorno ai 40-41 mila anni fa, risultando essere in tal modo le testimonianze di pittura pi\u00f9 antiche d\u2019Europa, precedenti anche a quelle di Lascaux e di Altamira. All\u2019interno del Riparo Tagliente sono stati ritrovati reperti sempre in selce e in osso ma anche dei graffiti su ciottoli di pietra e una sepoltura. I ciottoli disegnati sono visibili in sala mentre della sepoltura vi \u00e8 una ricostruzione.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Si passa quindi al periodo del Neolitico, quando l\u2019uomo da nomade diventa sedentario, coltiva i terreni, alleva gli animali, diventa artigiano e costruisce le prime capanne. A tale periodo fanno riferimento dei frammenti di vasi in terra-cotta usati principalmente per contenere dell\u2019acqua, dei manufatti in selce e una sepoltura a cista litica, in tal caso l\u2019originale, con le foto del suo ritrovamento.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Le ultime teche sono dedicate ai metalli. Si vede come l\u2019uomo della Lessinia bench\u00e9 abbia scoperto la resistenza del rame, del bronzo e del ferro, non abbandon\u00f2 l\u2019uso della pietra ma l\u2019abbin\u00f2 a queste \u201cnuove tecnologie\u201d. Il percorso termina con l\u2019esposizione di monete greche, romane e celti-che trovate sul Monte Loffa.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">________________________________________<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\"><strong>La contrada di Molina e il parco delle cascate<\/strong><\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Molina \u00e8 un Borgo medioevale dalle antiche corti e case di pietra, dove il tempo si fonde con la natura e l\u2019ambiente, dove l\u2019uomo ha vissuto e vive in armonia con il suo paese, nel rispetto della flora, della fauna e delle antiche, ma ancora attuali tradizioni del mugnaio e della malga. Una flora cos\u00ec protetta da creare il Museo della Botanica, dove la presenza di splendide specie di orchidea selvatica diventa una presentazione pi\u00f9 unica che rara del Parco delle Cascate di Molina.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2175\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/CascatediMolina_nera-201x300.jpg\" alt=\"CascatediMolina_nera\" width=\"201\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/CascatediMolina_nera-201x300.jpg 201w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/CascatediMolina_nera-67x100.jpg 67w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/CascatediMolina_nera.jpg 335w\" sizes=\"auto, (max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Il Parco \u00e8 luogo ideale per effettuare escursioni naturalistiche immergendosi nella fitta vegetazione alternata a vertiginose pareti di roccia nuda, ampie caverne e scoscianti, meravigliose cascate d\u2019acqua sorgiva: il suono e la vigoria delle cascate sprigionano energia, vitalit\u00e0 forza della natura, elementi essenziali della nostra vita. Inoltre, uniti a tradizione e natura, sapori arti e costumi di questi luoghi della Valpolicella e della Lessinia ci si presentano in modo semplice e caratteristico.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">All\u2019interno del Parco possiamo trovare pi\u00f9 proposte itineranti: dall\u2019itinerario ambientale o Sentiero del Bosco; all\u2019itinerario storico o Sentiero dei Molini; all\u2019itinerario ar-cheologico o Sentiero delle Grotte.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_________________________________<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">La <strong>Grotta di Fumane<\/strong> si trova lungo la strada che da Fumane porta a Molina , un sito preistorico gi\u00e0 notato dagli abitanti e segnalato nel 1964 da Giovanni Solinas al Museo Civico di Storia Naturale, ed esplorato subito dopo da Franco Mezzana.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Ma nel 1999, la scoperta eclatante: quattro pietre con tracce di pittura in ocra rossa che le secrezioni stratificatesi nei secoli hanno preservato. I reperti risalgono a 32 mila anni fa: il pi\u00f9 interessante riporta una pittura: lo Sciamano, una figura antropomorfa la cui testa possiede due corna e le braccia sono tese verso l\u2019esterno. Si pu\u00f2 collocare la Grotta in un\u2019et\u00e0 che essere definita la pi\u00f9 antica d\u2019Europa. Usata come riparo sottoroccia, si trovano testimonianze nella parte pi\u00f9 interna che presenta una paleosuperficie con ossa di mammiferi pleistocenici e manufatti litici.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">L\u2019abbondanza di reperti trovati ha permesso la ricostruzione di un ambiente risalente a 30.000 anni fa: tra gli animali prevalgono cervo e stambecco, capriolo e camoscio; tra i carnivori riconosciuti l\u2019orso e il lupo, lo volpe e la iena; inoltre roditori e almeno 47 specie di resti di uccelli, con caratteristiche di ambienti silvano-rocciosi o di prateria steppica. Sono state ritrovate anche specie di ambiente acquatico e di ambienti freddi alpini ed artici.<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Numerose sono anche le tracce di attivit\u00e0 antropica che a seconda dello strato di reperimento confermano la sequenza dell\u2019evoluzione dell\u2019uomo: dagli oggetti pi\u00f9 antichi di tipo litico fino al ritrovamento di sostanze coloranti (ocra) e di oggetti ornamentali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #800000;\">=============================================================<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #800000;\">MENU DEL PRANZO<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Prosciutto di Parma<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Sopressa del contadino<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Tartarelle con insalata capricciosa<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Sfogliatine ai funghi porcini<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">***<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Risotto al Valpolicella con salsiccia dolce<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Garganelli con fantasia di verdure e guanciale affumicato<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">***<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Arista di maiale di cinta senese al Durello dei Lessini <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">con salsa di erbette aromatiche<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">***<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Contorni assortiti<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">***<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Semifreddo al limone con<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">macedonia di fragole macerate <\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">al Recioto della Valpolicella e amaretti<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">***<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">Caff\u00e8<\/span><br \/>\n<span style=\"color: #800000;\">[Vino rosso della casa &#8211; Vino bianco della casa- Acqua minerale]<\/span><\/p>\n<p>==============================================================<br \/>\n<blockquote class=\"quotescollection-quote\"><p>FRAXINUS IN SILVIS PULCHERRIMA, PINUS IN HORTIS, POPULUS IN FLUVIIS, ABIES IN MONTIBUS ALTIS.<\/p>\n<footer class=\"attribution\">&mdash;&nbsp;<cite class=\"author\">Publio Virgilio Marone<\/cite><\/footer><\/blockquote><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>NOTIZIARIO Ritorno \u00a0in \u00a0Lessinia 4 giugno 2016 &#8211; Escursione di Terra antica alla riscoperta della storia e della natura della Valpantena e della \u00a0Valpolicella \u00a0\u00a0 PROGRAMMA DEFINITIVO h 7,15 Ritrovo alle presso il parcheggio del c.c. 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