{"id":2663,"date":"2016-08-07T12:49:59","date_gmt":"2016-08-07T12:49:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terraantica.org\/?p=2663"},"modified":"2026-01-06T17:57:20","modified_gmt":"2026-01-06T17:57:20","slug":"la-polenta-dei-mille-garibaldini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terraantica.org\/?p=2663","title":{"rendered":"La polenta dei Mille (garibaldini)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">FASEMO FILO&#8217;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>La polenta dei Mille (garibaldini)<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">di Ettore Aulisio e Pino Sartori<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>La polenta \u00e8 quella cosa<\/em><br \/>\n<em>Che si intinge nei sughetti<\/em><br \/>\n<em>Bianca o gialla essa si sposa<\/em><br \/>\n<em>Con salumi e con funghetti<\/em><br \/>\n<em>Con le uova e coi formaggi<\/em><br \/>\n<em>Saporiti oppur piccanti<\/em><br \/>\n<em>Con le salse sostanziose<\/em><br \/>\n<em>Con le zuppe pi\u00f9 fragranti.<\/em><br \/>\n<em>Sempre a tutti \u00e8 gradita<\/em><br \/>\n<em>Morbidetta o bella soda<\/em><br \/>\n<em>Tenerella o arrostita.<\/em><br \/>\n<em>E col latte pur si goda<\/em><br \/>\n<em>Freddo questo e lei bollente<\/em><br \/>\n<em>O lei fredda e il latte caldo<\/em><br \/>\n<em>D\u2019invertir si consente.<\/em><br \/>\n<em>E\u2019 contorno, \u00e8 primo piatto<\/em><br \/>\n<em>E persino, al tempo adatto,<\/em><br \/>\n<em>puoi servirla sul tuo desco<\/em><br \/>\n<em>come dolce sostanzioso<\/em><br \/>\n<em>popolare e pittoresco.<\/em><br \/>\n<em>Per un motto antico \u00e8<\/em><br \/>\n<em>Pur gran piatto per i re.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">(Giuseppe Maffioli &#8211; 15 libri di cucina)<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Siamo in tempo di \u2018crisi\u2019 e quindi \u00e8 il caso di ritirare fuori un proletario cibo che per secoli ha saziato la povera gente ed ha accompagnato i desinari di quella ricca: <strong>la polenta<\/strong>.<br \/>\nTante cose di essa si son dette, in poesia e in prosa, di belle e di brutte: c\u2019\u00e8 chi l\u2019ha elogiata per la sua duttilit\u00e0 ad accompagnarsi ad altri cibi, o per il suo colore o per il suo calore; altri invece imprecando ne hanno parlato male, forse perch\u00e9 solo quella avevano da mangiare, ed anche senza condimento: nuda e cotta. E non parliamo poi di quante brutte cose si son dette del mais accusato di essere causa della &#8220;pellagra&#8221; che per anni afflisse (infest\u00f2) le contrade contadine: la polenta aveva il compito di riempire la pancia, ma non quello di fornire <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pellagra\">la vitamina PP<\/a>!<br \/>\nIn Italia, circa l\u2019impiego e l\u2019uso della farina di mais, c\u2019\u00e8 poi anche un risvolto che non sappiamo se definire politico o geografico o sociale: \u201cPolentoni\u201d erano definiti gli abitanti delle regioni settentrionali perch\u00e9 la polenta era il loro principale piatto, mentre \u201cTerroni\u201d erano definiti quelli delle regioni meridionali perch\u00e9 sapevano solo coltivare la terra ed erano considerati degli arretrati civilmente.<\/p>\n<div id=\"attachment_2716\" style=\"width: 970px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2716\" class=\"size-full wp-image-2716\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Polenta.jpg\" alt=\"Polenta gialla!\" width=\"960\" height=\"644\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Polenta.jpg 960w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Polenta-150x100.jpg 150w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Polenta-300x201.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px\" \/><p id=\"caption-attachment-2716\" class=\"wp-caption-text\">Polenta gialla!<\/p><\/div>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">E gli abitanti dell\u2019Italia centrale? Per non dar torto a nessuno eran detti Terroni dai settentrionali e Polentoni dai meridionali.<br \/>\nOra, anche perch\u00e9 abbiamo da poco passato \u00a0il 150\u00b0 anniversario dell\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, cerchiamo di riportare di seguito delle ricette regionali italiane ricostruendo con un po\u2019 di immaginazione alcune storiche vicende del 1860, sperando che a tutti sia chiaro che la polenta era una piatto nazionale e che in tal senso va ancora oggi onorata (con moderazione).<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">La Polenta dei Mille a Genova<\/span><br \/>\nSi trovarono alla fine di aprile a Genova, arrivavano in piccoli gruppi: erano pi\u00f9 di mille i volontari in attesa di imbarcarsi. In gran parte venivano dalla Lombardia, soprattutto da Bergamo; parecchi arrivano dal Veneto, altri ancora dal Piemonte e anche da Toscana e Emilia, le due Regioni in attesa di essere annesse al Regno sabaudo.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">(Qui si possono consultare\u00a0gli <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/I_Mille\">elenchi \u00a0dei Mille garibaldini<\/a>)<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Di seguito \u00a0(Fig. 1) invece la provenienza \u00a0dai comuni dei garibaldini provenienti dal Veneto, e qui potete scaricare l&#8217;elenco ufficiale dei veneti [<a href=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Veneti_dei-_mille.pdf\">Veneti_dei _mille<\/a>]\u00a0che parteciparono alla spedizione.<\/p>\n<div id=\"attachment_2703\" style=\"width: 1160px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2703\" class=\"wp-image-2703 size-full\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/ComunidelVeneto_x_1000.jpg\" alt=\"ComunidelVeneto_x_1000\" width=\"1150\" height=\"1542\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/ComunidelVeneto_x_1000.jpg 1150w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/ComunidelVeneto_x_1000-75x100.jpg 75w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/ComunidelVeneto_x_1000-224x300.jpg 224w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/ComunidelVeneto_x_1000-764x1024.jpg 764w\" sizes=\"auto, (max-width: 1150px) 100vw, 1150px\" \/><p id=\"caption-attachment-2703\" class=\"wp-caption-text\">Fig. 1<\/p><\/div>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Tutti quei giovani volevano fare l\u2019Italia, una e grande e indipendente, magari anche repubblicana&#8230;. e fra di loro accese erano le discussioni. Ma oltre allo spirito patriottico avevano fame; allora, mentre il Generale se ne stava a pensare e a tramare in una bella villa di un esule piceno, gli ardimentosi pensarono a cosa mangiare pur spendendo poco; molti di loro avevano pochi soldi in tasca.<br \/>\nLa ligure farinata di ceci?<br \/>\nNo dissero alcuni: che cosa c\u2019\u00e8 di meglio della polenta, comunque condita, ma calda e fumante per togliere dalle ossa l\u2019umidit\u00e0 notturna?<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-2705\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Veneti_1000_garibaldini_x_prov-300x191.jpg\" alt=\"Veneti_1000_garibaldini_x_prov\" width=\"427\" height=\"272\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Veneti_1000_garibaldini_x_prov-300x191.jpg 300w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Veneti_1000_garibaldini_x_prov-150x95.jpg 150w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Veneti_1000_garibaldini_x_prov-1024x650.jpg 1024w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Veneti_1000_garibaldini_x_prov.jpg 1135w\" sizes=\"auto, (max-width: 427px) 100vw, 427px\" \/>La prima sera Francesco, detto Cesco, uno dei 28 garibaldini padovani, (cfr. Tab. n.2) \u00a0lentigginoso e rosso di pelo, subito propose, nel suo dialetto un po\u2019 gutturale, una ricetta materna, quella che gli era venuta subito alla mente, e allo stomaco; eccola qua: &#8220;<strong>polenta e osei<\/strong>&#8220;<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Polenta e osei<\/strong><br \/>\n<em>\u00abPer prima cosa la mamma spenna gli osei (che siano per\u00f2 defunti conclamati, mi raccomando), li bruciacchia, gli libera il retto come dicono i toscani (cio\u00e8 il culo, &#8220;el de drio&#8221;, per chi non capisce) da eventuali residui con uno stuzzicadenti, spuntato per non far danni. Poi procede con il tagliare le zampe e il becco, il togliere gli occhi (\u00e8 un po\u2019 delicatina e fa eseguire tale operazione a qualcun altro della famiglia). Ci\u00f2 fatto passa alla casseruola, nella stessa riscalda il burro e il lardo ridotto in poltiglia e versa il tutto nella leccarda, ossia \u2013 se non lo sapete &#8211; nel piatto del forno in cui si raccoglie il sugo o il grasso che cola dall\u2019arrosto. Infilza amorevolmente gli uccelletti nello spiedo del forno mettendo tra l\u2019uno e l\u2019altro un pezzetto di lardo e una foglia di salvia. Spennella gli osei frequentemente con il sugo della leccarda e li fa girare a fiamma forte. Dopo cinque minuti li spruzza con del sale e li serve con la polenta. A noi piacciono molto, soprattutto quando d\u2019inverno si sta seduti di fronte al camino\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Il giovane Francesco, detto Cesco, garant\u00ec che bastava meno di 1\u20444 d\u2019ora per portare a termine la cottura che, per\u00f2, andava sorvegliata con attenzione, altrimenti gli uccelletti avrebbero potuto asciugarsi troppo; poi, riprendendo fiato, forse con po\u2019 di nostalgia per la famiglia lontana, aggiunse: <em>\u00abMia mamma, mentre noi figli giriamo lo spiedo, prepara la polenta versando lentamente la farina nel paiolo, e poi gira e gira con un bastone; quando \u00e8 cotta la divide nei piatti mentre \u00e8 ancora calda e poi vi dispone sopra uccelli e sugo\u00bb<\/em>.<br \/>\nLa proposta di Francesco ebbe tra i giovani patrioti affamati un enorme successo che fu, per\u00f2, di breve durata. Gli <em>osei<\/em> in numero sufficiente non c\u2019erano! Intervenne allora Toni, un giovane studente di Treviso, che disse: <em>\u00abA casa mia quando non ci sono gli uccelli si fa cos\u00ec<\/em>: \u00a0<em>polenta e osei scampai\u00bb.<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Polenta e osei scampai<\/strong><br \/>\n<em>\u00abNel caso che gli uccelletti non fossero disponibili ad accompagnare la polenta e, come si suole dire, avessero tagliato la corda, occorre provvedere in altra maniera; a casa mia si procede cos\u00ec, ascoltatemi figlioli che adesso ve lo racconto.<\/em><br \/>\n<em>Intanto vediamo gli ingredienti: per sei persone sono 600 gr di farina gialla, 200 gr di lardo o pancetta, 12 tocchetti di vitello, 6 fegatini di pollo, salvia, burro sale, pepe, spiedini di legno lunghi 15-20 cm.<\/em><br \/>\n<em>Ed ecco cosa bisogna fare: si prepara una polenta ben sostenuta, la si fa raffreddare sul tavolo, la si pareggia e si ricavano delle fette quadrate. Si preparano quindi gli spiedini infilzandovi i pezzetti di carne di vitello, la salvia e il lardo, i fegatini di pollo. Si allineano in bell\u2019ordine in una teglia, ci si mette sopra il sale, si spruzza del pepe e si fanno cuocere girando e rigirando finch\u00e9 non saranno ben roso<\/em><em>lati.<\/em><br \/>\n<em>Al momento di servire si friggono le fette di polenta nel burro e si dispongono sopra gli spiedini caldi e un po\u2019 di sugo. Se poi qualcuno \u00e8 delicato di stomaco e non gradisce il fritto (i gusti sono gusti e vanno democraticamente rispettati, specialmente da noi patrioti), occorre fare la polenta all\u2019ultimo momento, con un impasto piuttosto morbido, e servirla calda nei piatti\u00bb.<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">\u00a0Invece Mario, un giovane un po\u2019 smunto che veniva da Mantova &#8211; famosa terra di fortezze, di grana reggiano o padano, e anche di zucche &#8211; disse che in caso di necessit\u00e0, cio\u00e8 se oltre agli uccelli mancava dalla tavola anche la carne, la sua mamma agiva in un altro modo, molto pi\u00f9 semplice ed economico; questo:\u00a0polenta con la zucca!<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>La polenta e zucca<\/strong><br \/>\n<em>\u00abSpesso mia madre manda me e mio fratello a raccogliere nell\u2019orto una bella zucca; noi con la zucca ci facciamo tante cose come i risotti, i tortelli, i dolci&#8230;&#8230;. Per questa ricetta lei fa bollire la zucca nel paiolo di rame in una quantit\u00e0 d\u2019acqua che \u00e8 necessaria per cuocere la polenta; quando la zucca \u00e8 quasi sfatta vi aggiunge nel solito modo la farina di mais. Gira continuamente \u2013 lamentandosi un po\u2019 pel male di schiena &#8211; con un mestolo di legno per diversi minuti, fino al termine della cottura. Stende quindi la polenta sulla spianatoia e sopra vi aggiunge del grana grattugiato, che da noi non manca, e qualche spezia\u00bb<\/em>.<br \/>\nQuesta proposta non ebbe per\u00f2 tanto successo e i commenti che seguirono alle parole di Mario possono essere sintetizzati nelle seguenti espressioni: <em>\u00abMa questo \u00e8 un mangiare da poveri! Sai che gusto!\u00bb, \u00abNutritiva, veramente nutritiva per chi vuol morir di fame!\u00bb, \u00abCon un mangiare cos\u00ec, l\u2019Italia non si fa!\u00bb<\/em>\u00a0. Mario ci rimase un po\u2019 male, ma per amor di patria non lo dette a vedere; e a questo punto\u00a0vogliamo precisare che i giovani, seppure affamati, erano quasi tutti borghesi o figli di nobili pi\u00f9 o meno decaduti, abituati a mangiar meglio e pi\u00f9 di una stupenda ma insipida zucca.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">A proposito nella tab n.3 \u00a0possiamo vedere i profili sociali dei garibaldini provenienti dal Veneto<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2672 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Profili-_personali_veneti_1000garibaldini-e1470067371521-218x300.jpg\" alt=\"Profili _personali_veneti_1000garibaldini\" width=\"606\" height=\"834\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Profili-_personali_veneti_1000garibaldini-e1470067371521-218x300.jpg 218w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Profili-_personali_veneti_1000garibaldini-e1470067371521-73x100.jpg 73w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Profili-_personali_veneti_1000garibaldini-e1470067371521-743x1024.jpg 743w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Profili-_personali_veneti_1000garibaldini-e1470067371521.jpg 1148w\" sizes=\"auto, (max-width: 606px) 100vw, 606px\" \/><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: center;\">***<\/p>\n<div id=\"attachment_2708\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2708\" class=\" wp-image-2708\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Girolamo_Induno_-_Sentinella_garibaldina-197x300.jpg\" alt=\"Girolamo_Induno: Sentinella garibaldina\" width=\"290\" height=\"444\" \/><p id=\"caption-attachment-2708\" class=\"wp-caption-text\">Girolamo_Induno: Sentinella garibaldina<\/p><\/div>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Nelle sere seguenti il gruppo di volontari &#8211; i componenti del quale avevano preso gusto nel presentare ricette di polenta delle proprie localit\u00e0 &#8211; fece molte proposte e scopr\u00ec che alcune delle ricette erano simili, anche se erano dette in dialetti diversi. Noi qui non siamo in grado di riportarle tutte, facciamo una selezione trascrivendole per\u00f2 in lingua italiana&#8230; altrimenti che cosa hanno fatto a fare l\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia?<br \/>\nDal Veneto provenivano varie persone, tra cui Alvise, un giovane di Venezia istruito e di buona famiglia, Giuseppe di Chioggia, un medico un po\u2019 in l\u00e0 con l\u2019et\u00e0, e, infine, il vicentino Gio.Batta, di professione commerciante; essi proposero ben tre ricette, una con il fegato, le altre due al sapore di \u2018mare\u2019.<br \/>\nEcco la prima, quella di Alvise: polenta con fegato alla veneziana.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Polenta e fegato alla veneziana<\/strong><br \/>\n<em>\u00abSapete ragazzi, ho letto una volta delle antiche cronache che affermavano che in Italia la prima utilizzazione della farina di mais avvenne a Venezia; io per\u00f2 non sono in grado di confermare o meno tale asserzione, posso solo dire che a Venezia, per secoli importan- tissimo porto commerciale, arrivava di tutto e quindi \u00e8 presumibile che sia arrivata anche la gialla farina. Da ci\u00f2 deduco che \u00e8 verosimile che il popolino veneziano, non potendo allevare polli e porci e seminare il frumento nei campi e nelle calli, si sia subito industriato a rendere pi\u00f9 appetitoso il miscuglio di farina e acqua utilizzando gli alimenti che aveva a disposizione. Il fegato, ad esempio, che in tempi antichi non trovava un degno posto sulle mense dei patrizi i quali erano impegnati, soprattutto, a consumare le carni bovine sotto forma di succulenti arrosti oppure la cacciagione di &#8220;penna&#8221; di laguna. Adesso vi dico che per questa polenta dal gusto un po\u2019 inusitato alla mamma occorrono per sei persone (tanti siamo a casa) 600 gr di farina di granoturco a grana fine, 1\u20442 Kg di fegato di vitello, 1 Kg di cipolle e, naturalmente, olio, burro, sale e pepe.<\/em><br \/>\n<em>Per prima cosa prepara una bella polenta ben soda, la sistema in forno affinch\u00e9 se ne stia tranquilla e soprattutto ben calda mentre si cuoce il fegato. Naturalmente, come ben si sa, anticipa la cottura in una padella di ferro delle cipolle, affettate sottili sottili; le cuoce in olio e burro con sale e pepe, a fuoco dolcissimo (io consiglio, per creare un po\u2019 d\u2019atmosfera, un sommesso accompagnamento di violini, oppure un adagio di Alessandro Marcello, oppure qualcosa di Vivaldi, \u00a0 &#8230;a me la musica piace tanto!).<\/em><br \/>\n<em>Per evitare che le cipolle brucino \u00e8 necessario versare un spruzzatina di acqua (non per\u00f2 quella dei canali, proprio non ve la consiglio!).<\/em><br \/>\n<em>Quando la cipolla \u00e8 pronta, la mia mamma (sempre lei, un vero angelo del focolare come dice il nostro Mazzini) vi getta dentro il fegato tagliato a fette sottili, lo fa rosolare per pochi minuti, lo sala solo alla fine; terminata la cottura versa il fegato con tutto il sugo delle cipolle sulla polenta calda e, durante la digestione si abbia per\u00f2 l\u2019attenzione di non alitare in faccia alle tose, cio\u00e8 alle ragazze\u00bb .<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Giuseppe, detto Bepi il Chioggiotto (o ciosotto), propose invece un\u2019altra ricetta che, secondo lui, era veramente \u2018la fine del mondo\u2019 (e mentre parlava, pensando al piatto che la moglie gli aveva tante volte preparato, quasi quasi faceva le bave).<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Noi come fedeli cronisti riportiamo le sue parole.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Poenta e bisato a la ciosotta \u00a0<\/strong>(polenta e anguilla alla chioggiota)<br \/>\n\u00ab<em>Chioggia, amici miei, \u00e8 citt\u00e0 di mare e di lagune, quindi luogo dove giungono tante barche: qui \u00e8 possibile poter trovare qualcosa di buono da accoppiare alla polenta e, diciamocelo, anche si d\u00e0 al giallo miscuglio un maggior sapore.<\/em><br \/>\n<em>Conosco gli ingredienti, ma non le dosi: sono convinto che ogni tanto bisogna lasciare qualche libert\u00e0 di scelta a chi cucina: non ci battiamo noi per la libert\u00e0? Comunque ecco ci\u00f2 che occorre oltre alla solita farina di granoturco: un\u2019anguilla, olio di oliva, aceto, uno o due spicchi d\u2019aglio, una cipolla, una foglia di alloro, poca farina bianca, sale.<\/em><br \/>\n<em>Facendo attenzione che l\u2019anguilla non sfugga dalle mani (a mia mogier, moglie pardon, \u00e8 successo qualche volta) si pulisce bene strofinandola esternamente con un pezzo di carta dove sopra si \u00e8 messo un bel po\u2019 di cenere (di legna, non di pipe ciosotte, quelle puzzano); la si lava con l\u2019acqua corrente per pulirla e sgrassarla. Giunti a questo punto si sventra l\u2019animale e poi lo si taglia a pezzi; si prepara un battuto di cipolla ed aglio da fare imbiondire nell\u2019olio di oliva; si aggiungono i pezzi di anguilla e si rosolano rapidamente, irrorando con qualche cucchiaiata di aceto.<\/em><br \/>\n<em>Naturalmente si unisce una foglia di alloro, il sale e un po\u2019 di acqua tiepida, poi si porta lentamente a cottura. Mia suocera, buon\u2019anima, che Dio nella sua immensa bont\u00e0 l\u2019abbia in gloria, per\u00f2 faceva delle varianti: cuoceva l\u2019anguilla anche spruzzandola di vino bianco e unendo un abbondante battuto di erbe aromatiche (prezzemolo, sedano, basilico, alloro e rosmarino). A volte ci univa anche salsa di pomodoro. Poi la presentava in tavola accompagnata dalla solita polenta\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: left;\"><strong>Polenta e baccal\u00e0<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: right;\"><em>Chi xe che ga invent\u00e0<\/em><br \/>\n<em>Polenta e baccal\u00e0?<\/em><br \/>\n<em>Dixemelo creatura<\/em><br \/>\n<em>Sto nome, sto portento<\/em><br \/>\n<em>Che toga le misure<\/em><br \/>\n<em>Per farghe un monumento!<\/em><br \/>\n<em>Dante, Petrarca, Tasso<\/em><br \/>\n<em>Xe diavoli al confronto!<\/em><br \/>\n<em>Omero xe un pagiasso<\/em><br \/>\n<em>E Metastasio un tonto!&#8221;<\/em><strong><br \/>\n(Agno Berlese)<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Quando si parla di \u2018polenta e baccal\u00e0\u2019 il pensiero va a Trieste, a Muggia, all\u2019Istria e alla notissima canzone in cui si parla di monti e\u00a0di polenta, di mare e <em>tocio<\/em>, di polenta e baccal\u00e0 e di grandi, immense, pantagrueliche <em>tociade<\/em>.<br \/>\nSpiace deludere i lettori di questa piccola rievocazione storica, ma di seguito \u2013 seguendo le indicazioni di GioBatta vicentino &#8211; andremo invece a trattare della polenta e baccal\u00e0 alla vicentina: <em>tociare<\/em> comunque si pu\u00f2 sempre, ed anche cantare, se il vino \u00e8 quello buono dei Colli Berici o delle colline di Breganze.<br \/>\nGio.Batta, a differenza di Bepi, per questa ricetta indic\u00f2 gli ingredienti per 12 persone:<br \/>\n<em>\u00abCi vogliono 1 kg di stoccafisso secco; 500 grammi di cipolle; 1 litro d\u2019olio; 3 o 4 acciughe; 1\u20442 litro di latte; un po\u2019 di farina bianca; 50 grammi di grana grattugiato; un po\u2019 di prezzemolo tritato e, naturalmente, del sale e del pepe.<\/em><br \/>\n<em>Prima di tutti si ammolla lo stoccafisso, gi\u00e0 ben battuto, in acqua fredda che ogni quattro ore si cambia per 2 o 3 giorni;gli si leva parte della pelle, si apre per il lungo, si toglie la lisca e tutte le spine. Fatto questo si taglia pezzi quadrati, possibilmente uguali. Si af- fettano finemente le cipolle; le si rosola in un tegamino con un bicchiere d&#8217;olio, si aggiungono le acciughe dissalate, diliscate e tagliate a pezzetti; per ultimo, a fuoco spento , si unisce il prezzemolo tritato. Ma non \u00e8 finita qua: si infarinano i vari pezzi di stoccafisso , si irrorano con il soffritto preparato, poi li si dispone uno accanto all&#8217;altro, in un tegame di cotto; si ricopre il pesce con il resto del soffritto, si aggiunge anche il latte, il grana grattugiato, il sale, il pepe, si unisce l\u2019olio fino a ricoprire tutti i pezzi, livellandoli.<\/em><br \/>\n<em>Credete che sia pronto? O no, mentre fate qualche partita a scopone o fumate la pipa si cuoce a fuoco molto dolce per circa 4 ore e mezzo, muovendo ogni tanto il recipiente in senso rotatorio, senza mai mescolare. In termine vicentino, questa fase di cottura si chiama &#8220;pipare&#8221;. Solamente l&#8217;esperienza sapr\u00e0 definire l&#8217;esatta cottura dello stoccafisso che, da esemplare ad esemplare, pu\u00f2 differire di consistenza; se asciuga troppo bisogna provvedere subito aggiungendo il latte, tanto nella stalla le mucche non mancano. Si serve ben caldo\u00a0<\/em><em>con polenta in fetta : il baccal\u00e0 alla vicentina \u00e8 ottimo anche dopo un riposo di 12-24 ore\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">A sentir parlare di latte intervennero subito degli altri volontari: erano piemontesi. Come sapete il Piemonte \u00e8 terra di Re e di Leghe, e in Val d\u2019Aosta &#8211; in quella che allora era una sua provincia \u2013 nei pascoli alpini vi \u00e8 gente bilingue e anche mucche \u2018<em>reine<\/em>\u2019. In quei luoghi \u00e8 stata realizzata e codificata una gustosa lega di farina gialla e di bianco formaggio. Eccola qua, come la raccont\u00f2 Luigi, un po\u2019 in italiano, un po\u2019 in francese (noi per\u00f2 la riportiamo in lingua) :<br \/>\n<em>\u00abQuando siamo lass\u00f9 in malga, nei verdi prati puzzolenti, ci forniamo di questi ingredienti per 6 persone: 800 gr di farina gialla, 800 gr di fontina Valdostana a fette (attenti per\u00f2 che sia proprio la nostra!), 2 etti di burro, del parmigiano e, naturalmente, del sale e pepe. Come si fa? E\u2019 semplice, cos\u00ec:<\/em><br \/>\n<em>\u00abQuando andiamo al Santuario (nei dintorni ci sono stalle con mucche della razza piemontese proprio di Oropa) ci portiamo dietro questi ingredienti per 6 persone: 600 gr di farina gialla, 300 gr di\u00a0Polenta consa Valdostana\u00bb<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Polenta consa Valdostana<\/strong><br \/>\nPreparate una polenta; a parte, tagliate la fontina a fettine. In una\u00a0terrina, disponete uno strato di polenta e uno di formaggio, continuando ad alternare formaggio con polenta e terminando con il formaggio. Versate sopra il burro fuso, mentre frigge. Mettete quindi in<br \/>\nforno per 10 minuti e &#8230; servite. E se non avete il forno prendete un\u00a0tegame col coperchio, mettete della brace sotto e della brace sopra,\u00a0bisogna sapersi adattare in questo mondo. Parbleu!<br \/>\nAlfredo, un piemontese di Biella, disse che anche dalle sue parti si\u00a0faceva la polenta, ma che nella sua parlata era detta Polenta Concia;\u00a0si faceva cos\u00ec:<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Polenta concia di Oropa<\/strong><br \/>\n<em>\u00abToma piemontese, anzi per meglio dire di Biella, di 300 gr di fontina Valdostana (quella loro, di Gressoney!), del burro, del parmigiano e, naturalmente, del sale e pepe. Non sapete cosa \u00e8 la toma? Adesso ve lo spiego cos\u00ec imparate qualcosa: le tome sono delle forme rotonde non tanto grandi, hanno la crosta elastica e liscia con un bel colore paglierino, bruno rossiccio, a seconda della stagionatura, la pasta ha un colore giallo paglierino con occhiatura minuta e diffusa; il sapore che ne deriva \u00e8 dolce e gradevole, di aroma delicato. La produzione di questo formaggio \u00e8 molto antica, pensate che era detto anche \u2018Formaggio per i poveri\u2019 perch\u00e9 figurava nei \u2018pastus\u2019 distribuiti ai poveri e ai lavoratori subalterni.<\/em><br \/>\n<em>Un tale Pantaleone di Cofienza tanti anni fa scrisse che i formaggi \u00a0&#8220;&#8230;mentre invecchiano avviene in essi una tale fermentazione che acquistano s\u00ec sapore, ma molto piccante, tanto che sono detti assai utili per i poveri, in primo luogo perch\u00e9 a causa del loro sapore piccante ne mangiano poco. In secondo luogo, si dicono utili ai poveri perch\u00e9 questi, nelle pietanze fatte con quei formaggi, grazie al loro pizzicore sono dispensati dall&#8217;usare spezie e sale&#8221;.<\/em><br \/>\n<em>Adesso vi dico cosa facciamo noi ad Oropa: in una casolare l\u00ec nei dintorni, o all\u2019aperto se il tempo \u00e8 buono, girando girando ed ancora girando nel paiolo mestolo facciamo una morbida polenta; ad essa uniamo la toma e la fontina a tocchetti e facciamo cuocere, sempre girando (organizzando dei turni) per circa tre quarti d\u2019ora. Quando la polenta \u00e8 quasi cotta, lentamente facciamo imbiondire in un pentolino il burro in modo che sia pronto al momento in cui la polenta \u2013 bella calda e fumante \u2013 verr\u00e0 scodellata nelle scodelle. E con un elegante tocco spolveriamo con grana e pepe. E voil\u00e0, buon appetito a tutti!\u00bb<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Ermanno, un bella testa rossa che veniva dalla pianura, quella che qualcuno adesso vuole chiamare Padania, propose un altro piatto sempre imparentato con un latticino.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Polenta con il pozzetto di burro<\/strong><br \/>\n<em>\u00abPer la mia ricetta<\/em> &#8211; disse il rude e rosso Ermanno &#8211; <em>con gli ingredienti ce la sbrighiamo presto: ci vogliono per 6 persone \u2013 oramai adottiamo questo numero &#8211; 600 gr di farina gialla, 300 gr di burro e del sale, quanto basta.<\/em><br \/>\n<em>Una volta che abbiamo questi pochi, ma essenziali ingredienti andiamo a preparare la polenta che, una volta cotta, rovesciamo dal paiolo sul tavolo (possibilmente precedentemente opportunamente nettato, io sono un fanatico della pulizia) e la stendiamo in modo che lo spessore non sia inferiore a 2 cm. Quindi la facciamo raffreddare quanto basta e poi la si taglia a fette quadrate: le fette vengono arrostite lentamente sulla graticola o sul treppiede posto sul focolare. Mentre sono ancora caldissime, si scava nel centro di ciascuna un pozzetto e lo si riempie di burro oppure, cominciando dall\u2019esterno di ciascuna fetta, si tagliano via via dei tocchetti da intingere nel burro e, senza perdere tempo in inutili chiacchiere e convenevoli, si mangiano ben caldi. E\u2019 una roba semplice, ma sostanziosa, parola mia!\u00bb.<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_2711\" style=\"width: 568px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2711\" class=\"size-full wp-image-2711\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Pelizzi_garibaldini.jpg\" alt=\"Filippo Pelizzi : Garibaldini\" width=\"558\" height=\"440\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Pelizzi_garibaldini.jpg 558w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Pelizzi_garibaldini-127x100.jpg 127w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Pelizzi_garibaldini-300x237.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 558px) 100vw, 558px\" \/><p id=\"caption-attachment-2711\" class=\"wp-caption-text\">Filippo Pelizzi : Garibaldini<\/p><\/div>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Anche Renzo, un artigiano proveniente dai dintorni di Milano, volle proporre qualcosa di diverso:<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Polenta e gorgonzola<\/strong><br \/>\n<em>\u00abSapete che cosa \u00e8 il gorgonzola? No? E\u2019 un formaggio tenero che si fa soprattutto a Gorgonzola, un paese vicino a Milano; l\u00ec, ancor prima di Federico Barbarossa, si riunivano le mandrie che in autunno rientravano dall\u2019alpeggio. La leggenda narra che, nei pressi di una taverna, un contadino di nome Piermarco Bergamo sia stato il vero artefice della scoperta del formaggio e essendo il primo a degus<\/em><em>tarlo abbia esclamato: \u2018Questo formaggio \u00e8 magico, ben presto tra un paio d&#8217;anni diventer\u00f2 l&#8217;uomo pi\u00f9 conosciuto al mondo!\u2019. Invece, passati diversi anni dalla sua frase, il gorgonzola \u00e8 diventato uno tra i formaggi pi\u00f9 conosciuti al mondo, a differenza del suo stesso scopritore. Il formaggio, anche quando \u00e8 stagionato, \u00e8 molle, erborinato, un po\u2019 puzzolente, \u00e8 vero, ma saporito e adatto per condire anche la polenta.<\/em><br \/>\n<em>Ecco come facciamo prepariamo la polenta come al solito, ma di buona consistenza,, la rovesciamo sul tavolo di cucina e la stendiamo con le mani bagnate in modo che il suo spessore risulti di circa 2 centimetri. La facciamo raffreddare bene e poi la tagliamo in pezzi della forma e della grandezza che si preferisce; la collochiamo in una padella in attesa di riscaldarla. A parte impastiamo in una ciotola il gorgonzola con il burro e il prezzemolo; intiepidiamo le fette di polenta fino a farne dei crostini, e spalmiamo i crostini che ricopriamo con il gorgonzola.<\/em><br \/>\n<em>Quanta roba serve? A testa pressappoco un\u2019ottantina di grammi di farina di mais, 50 grammi di gorgonzola, 30 di burro, un po\u2019 di prezzemolo tritato e il sale\u00bb.<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">La partenza e la sosta a Talamone.\u00a0La partenza da Quarto dei volontari garibaldini<\/span><br \/>\nE cos\u00ec, tra una polenta e l\u2019altra, passarono per i nostri aspiranti eroi le serate in quel di Genova, finch\u00e9 non venne la notte dell\u2019imbarco su due vapori che li attendevano al largo. Molti patrioti non avevano mai visto prima di allora il mare, figuratevi cosa provoc\u00f2 a molti di essi la navigazione in mare aperto: si accod\u00f2 alle navi una scia di pesci a caccia dei residui delle passate e non completamente digerite polente! Ma su questo fatto n\u00e9 la Storia ufficiale, n\u00e9 le cronache di Abba parlano: nulla ci dicono del mal di mare che colp\u00ec molti di quei prodi.<br \/>\nLe navi dopo non molte ore raggiunsero per\u00f2 una fortezza sulla quale gi\u00e0 garriva il tricolore: \u201c<em>Ecco la Sicilia!!!<\/em>\u201d, qualcuno grid\u00f2, ma si sbagliava; erano giunti a Talamone, in Toscana. Qui cercarono delle armi: cannoni, fucili, munizioni, altrimenti come avrebbero potuto fare l\u2019Italia non solo senza divise, ma anche con poche e scassate armi? Mentre il Generale si dava da fare per armare ed organizzare i suoi volontari, questi si sparsero per il territorio. Il nostro gruppetto di amici fin\u00ec non per caso in un\u2019Osteria, e gi\u00e0 che c\u2019erano ordinarono da mangiare. Cosa? Una polenta toscana, naturalmente! L\u2019ostessa, una donna alta e mora e pettoruta, che si rivolgeva al marito con un certo imperio, si diede subito da fare per preparare una speciale polenta con l\u2019ossobuco. Ecco il racconto di uno dei reduci:<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Polenta con l\u2019ossobuco di vitello<\/strong><br \/>\n<em>\u00abInnanzi tutto si forn\u00ec degli ingredienti: gli ossobuchi di vitello, di quelli che hanno da quelle parti: bestie bianche con le grandi corna; poi prese delle zucchine, una carota, delle cipolle bianche, qualche patata, dei fagioli che aveva gi\u00e0 in ammollo, del vino bianco, un po\u2019 di brodo di verdure, uno spicchio d&#8217;aglio, del burro e dell\u2019olio che l\u00ec fanno proprio buono, un po\u2019 di farina, il sale e il pepe.<\/em><br \/>\n<em>Poi si mise a incidere i bordi degli ossibuchi (lei diceva ossibu\u2019hi, nel suo strano linguaggio) e li infarinava e li rosolava col burro e l\u2019olio, ci metteva anche un po\u2019 di vino li salava e pepava. Univa poi le cipolle affettate e l\u2019aglio, ci aggiungeva un po\u2019 di brodo e portava il tutto a cottura sul fornello, ma a fuoco basso. Dopo un po\u2019 di tempo aggiungeva le altre verdure tagliate a pezzetti, poi vi versava i fagioli ben ammollati. Tutto questo serviva per condire e far di contorno a una bella polenta che Maria, forse una sua figliola, aveva intanto preparato sul fuoco del camino\u00bb.<\/em><br \/>\nIl giorno dopo l\u2019ostessa, il cui nome purtroppo non ci \u00e8 stato tramandato, ma che tanto per\u00f2 contribu\u00ec al nostro Risorgimento, prepar\u00f2 per la truppa insorgente un altro piatto tipico del posto, preparato per\u00f2 con un altro tipo di carne, quella di capra:<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Polenta e capra<\/strong><br \/>\n<em>\u00abSapete cosa fece l\u2019ostessa? Prese della carne di capra un po\u2019 in l\u00e0 con l\u2019et\u00e0, la tagli\u00f2 a pezzi e la fece scottare in padella; in una casseruola fece soffriggere cipolle, sedano, carote, aglio, prezzemolo e pomodoro, ci aggiunse la capra e port\u00f2 tutto a cottura con del brodo. Poi, naturalmente serv\u00ec la carne calda con la polenta. Era buona? Direi di s\u00ec, ma a qualcuno per\u00f2 non piaceva il sapore della carne di capra, forse era troppo vecchia e sapeva un po\u2019 di selvatico\u00bb.<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">In Sicilia con i Mille.\u00a0Garibaldini a Calatafimi<\/span><br \/>\nA Talamone i nostri amici stavano bene, per\u00f2 venne l\u2019ordine di partire: il Generale aveva trovato un po\u2019 di schioppi, qualche cannone e aveva messo ai volontari qualche camicia rossa, a mo\u2019 di divisa. Dopo un paio di giorni di navigazione e di lezioni di teoria militare, i nostri sbarcarono a Marsala. La gente li guardava e si domandava chi mai fossero e da dove erano venuti e dove soprattutto volessero andare. Se lo domand\u00f2 anche un generale Borbonico, tale Landi mandato a Calatafimi con tremila esperti soldati per togliere dalla testa agli incauti certi grilli patriottici. In questa sede non ci dilunghiamo a parlare di come and\u00f2 la battaglia e della famosa frase che il Generale pronunci\u00f2: \u2018<em>Qui si fa l\u2019Italia o si muore!<\/em>\u2019<\/p>\n<div id=\"attachment_2709\" style=\"width: 510px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2709\" class=\"size-full wp-image-2709\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Garibaldini.jpg\" alt=\"Qui si fa l'Italia o si muore!\" width=\"500\" height=\"375\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Garibaldini.jpg 500w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Garibaldini-133x100.jpg 133w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Garibaldini-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px\" \/><p id=\"caption-attachment-2709\" class=\"wp-caption-text\">Qui si fa l&#8217;Italia o si muore!<\/p><\/div>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Vi diciamo solo che nella sera del 15 maggio 1860, mentre i Borbonici erano in fuga, i nostri amici si ritrovarono in un casolare di campagna insieme a dei picciotti, pur essi dei volontari. Pur essendo i loro linguaggi molto diversi riuscirono a spiegarsi e a dire che ave- vano fame, che volevano qualcosa da mangiare, magari caldo. Non vi dico la loro sorpresa quando sulla tavola trovarono una polenta condita con degli scampi e della cicoria rossa. Qualcuno, preso dall\u2019entusiasmo sal\u00ec su una panca e, sguainata la sciabola e parafrasando il Generale, url\u00f2: \u201c<em>Qui o polenta o si muore!<\/em>\u201d<br \/>\nMa come era questa prima sicula polenta? Da un\u2019attenta e rigorosa ricerca d\u2019archivio siamo riusciti ad avere queste indicazioni.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Polenta con scampi e cicoria rossa<\/strong><br \/>\n\u201c<em>Incominciamo dagli ingredienti: farina gialla, dei cespi di cicoria rossa, degli scampi pescati nel mare di Sicilia, un po\u2019 d\u2019aglio e del limone; poi naturalmente olio, sale e pepe. Con questi ingredienti si fa cos\u00ec: si prepara una polenta morbida mentre la cicoria \u00e8 tagliata a striscioline e disposta in una grande insalatiera. In un tegame viene scaldato l\u2019olio dove si fa dorare l\u2019aglio prima dall\u2019eliminarlo; si aggiungono gli scampi che si lasciano rosolare per pochi minuti a fuoco vivace. Si procede poi alla loro salatura e bagnatura col sugo di limone e quindi si uniscono alla cicoria. Quando la polenta \u00e8 pronta si versa sopra; qualche minuto di meditazione per fare raffreddare il cibo e poi&#8230; si mangia!<\/em>\u201d<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Giovanni Fattori: L\u2019entrata di Garibaldi a Palermo<\/span><br \/>\nTrascorsero pochi giorni e Garibaldi, sconfitti i Borbonici a ponte dell\u2019Ammiraglio, entr\u00f2 in Palermo con le sue entusiaste e esauste truppe, un poco sgangherate; il bergamasco Nullo, come ci racconta la storia ufficiale, iss\u00f2 la bandiera, il tricolore. I garibaldini si sparsero per la citt\u00e0 e il nostro gruppo di amici, detto oramai \u2018Plotone Polenta\u2019, si ritrov\u00f2 in un mercato popolare, forse era Ballar\u00f2. Qui tra i tanti cibi esposti e venduti c\u2019era anche un\u2019Osteria che preparava da mangiare; i nostri non se lo fecero dire due volte, si fermarono e riuscirono ad ordinare una polenta. Volete sapere cosa fu loro portato? Una specialit\u00e0 dell\u2019isola, una propria leccornia:<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Polenta e coniglio a pezzetti<\/strong><br \/>\n<em>\u00abPer preparare questo piatto\u00a0<\/em>&#8211; disse un picciotto che si era oramai aggregato definitivamente al \u2018Plotone polenta\u2019 \u2013 <em>ci vogliono tanti ingredienti, che in questa zona \u00e8 facile trovare, ed anche un po\u2019 di tempo per la preparazione. Incominciamo dagli ingredienti: del coniglio, del vino rosso siciliano, del lardo, un po\u2019 di zucchero, un po\u2019 di rum, poca farina e poco cacao amaro in polvere; ci vogliono anche della cipolla tritata , carota, sedano, alloro, timo, rosmarino, salvia basilico, chiodi di garofano, olio, sale e pepe. E poi naturalmente della farina di polenta. E<\/em><em>\u00a0si procede cos\u00ec: si pulisce il coniglio che si taglia a pezzi regolari e poi si mette in una terrina e si ricopre con il vino rosso, si uniscono tutti gli aromi e si lascia marinare per 48 ore. Dopo questo tempo (non vi preoccupate \u00e8 gi\u00e0 stato fatto!) si scola il coniglio dalla marinata, si asciuga bene e si fa rosolare in una padella con l\u2019olio, il sedano, la cipolla e la carota tritati e il lardo pe- stato. A met\u00e0 cottura si sala e si pepa; poi si aggiunge un po\u2019 di marinata e si fa cuocere a fuoco lento per un\u2019oretta.<\/em><br \/>\n<em> In un\u2019altra casseruola si fonde un po\u2019 di burro, si unisce lo zucchero, il cacao, la farina e il rum. Si mescola bene in modo d\u2019avere una salsina senza grumi che si unisce ai pezzi di coniglio. Amalgamate bene e servite il coniglio in salm\u00ec con una fumante polenta. Dite che ci vuole troppo tempo e che la Patria non pu\u00f2 attendere? Calma giovanotti, qua \u00e8 gi\u00e0 tutto pronto, c\u2019\u00e8 il mercato e le osterie lavorano a ritmo continuo\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">A Napoli, tra Repubblica e Monarchia<\/span><br \/>\nTrascorsero poche settimane e Garibaldi e i suoi sbarcarono in Calabria e poi, combattendo ogni tanto, arrivarono a Napoli dove il popolo li accolse con entusiasmo.<br \/>\nIl nostro \u2018Plotone Polenta\u2019 si sistem\u00f2 abbastanza bene e, discutendo di repubblica e di monarchia, si ritrov\u00f2 dalle parti del Vomero in una osteria; l\u00ec, continuando a discutere, mangiarono anche. Che cosa? Polenta, naturalmente, cos\u00ec condita (sempre secondo la testimonianza di un partecipante):<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Mozzarella in carrozza di polenta<\/strong><br \/>\n<em>\u00abDa queste parti fanno dei formaggi particolari, sia come sapore che come forma: le chiamano mozzarelle, provole, caciocavallo&#8230; Carmela, l\u2019ostessa, prese della farina gialla, del formaggio scolato chiamato mozzarella, un po\u2019 di farina bianca, delle uova e olio e sale. Prepar\u00f2 innanzi tutto la polenta che poi rovesci\u00f2 su un tavolo in cucina, con le mani bagnate la stese in modo che il suo spessore fosse di circa 1 centimetro; la fece raffreddare e poi la tagli\u00f2 a fette quadrate di 5-6 centimetri di lato. Prese quello strano formaggio, la mozzarella, e fece delle fettine un po\u2019 pi\u00f9 piccole della polenta: mise ogni fetta di formaggio tra due fette di polenta, le infarin\u00f2, le pass\u00f2 nell\u2019uovo sbattuto col sale e subito le mise nella padella con l\u2019olio bollente, poi le serv\u00ec immediatamente.<\/em><br \/>\n<em> Che buone! Che profumo! Ritornammo in quel locale il giorno dopo e la cuoca ci prepar\u00f2, nello stesso modo, la polenta che faceva da \u2018carrozza\u2019 a delle fette di un altro formaggio ben scolato: ci disse che si chiamava provola. Cos\u00ec smettemmo di parlare di repubblica e monarchia, discutevamo se erano pi\u00f9 buone le carrozze di polenta con la mozzarella oppure quelle con la provola\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Il Generale, oramai al comando di un vero Esercito, insegu\u00ec i Borbonici che si erano ritirati poco pi\u00f9 a Nord; qui le difficolt\u00e0 aumentarono e i soldati nemici combattevano maggiormente. Re Vittorio Emanuele II, nel frattempo, era entrato nello Stato Pontificio e senza grandi difficolt\u00e0 aveva conquistato l\u2019Umbria e le Marche; ora attraversando gli Abruzzi si stava dirigendo verso la Campania per\u00a0sostituire Garibaldi di cui mica si fidava tanto. Alla fine di ottobre del 1860 si incontrarono.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Gli incontri di Teano<\/span><br \/>\nPer gli storici ufficiali fu solo uno, tra il Generale e il Re lungo una stradella di campagna nei pressi di Teano; ma noi da diverse fonti abbiamo saputo che ci furono altri incontri. Questi avvennero soprattutto nelle osterie e nei casolari tra i garibaldini (ormai ex) e dei soldati sabaudi. Superata l\u2019iniziale diffidenza, cominciarono a comunicare fra loro e a scambiarsi notizie delle esperienze militari che avevano fatto.<br \/>\nI garibaldini parlarono dei picciotti e del soldati borbonici, i sabaudi dei non molti soldati pontifici che avevano trovato per strada. Poi, quando la confidenza aument\u00f2, parlarono di altre cose: della gente, di donne e infine del mangiare. I nostri amici dissero che erano stati soprannominati \u201cPlotone Polenta\u201d perch\u00e9\u2019 dove capitavano cercavano di mangiarla, come si dice, in tutte le salse.<br \/>\nAnche i sabaudi avevano fatto delle esperienze simili nello Stato Pontificio; Romualdo, un caporale scelto del Generale Cialdini, raccont\u00f2 che dopo Castelfidardo nei pressi di Macerata si ferm\u00f2 a mangiare in un casolare una strana polenta, fatta cos\u00ec:<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Il polentone marchigiano<\/strong><br \/>\n<em>\u00abLa contadina anziana, che li chiamano vergara, prese della farina di gran turco, dell\u2019olio di oliva, un po\u2019(tanto) di pancetta di maiale, delle salsicce, del formaggio pecorino grattugiato (l\u00ec il grana nostro non l\u2019hanno), del pepe e del sale. Si mise poi a fare la polenta, era piuttosto densa, la vers\u00f2 su un canovaccio un po\u2019 bagnato e la fece raffreddare; quindi con un filo la tagli\u00f2 a fette che dispose in una grossa teglia. Ogni strato di polenta era condito con il sugo di pancetta salsiccia e con abbondante pecorino grattugiato. Poi ha messo la teglia sull\u2019arola, cio\u00e8 il piano del camino, con della brace sotto e con della brace sopra. Era un piatto molto gustoso e, credo, anche piuttosto energetico\u00bb<\/em>.<br \/>\nA questo punto intervennero due bersaglieri piemontesi, dei quali malgrado le nostre pi\u00f9 accurate ricerche, non siamo riusciti a conoscere il nome. Chiediamo scusa ai nostri lettori e riportiamo quanto essi dissero tra un boccone e l\u2019altro (e anche tra un boccale e l\u2019altro di rosso locale):<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Le picene polente col sugo<\/strong><br \/>\n<em>\u00abA parte quello che loro chiamano polentone, c\u2019\u00e8 anche la polenta sulla spianatora; per loro mangiare insieme la polenta \u00e8 un rito. Per le donne che girano il bastone \u00e8 invece quasi una sofferenza. Una volta una donna ci disse che era meglio fare un figlio che la polenta, che esagerata!<\/em><br \/>\n<em> Noi l\u2019abbiamo mangiata una volta col sugo rosso, un\u2019altra volta invece con il sugo bianco. Per il primo sugo prendono della carne mista di manzo e maiale, delle salsiccie, un pezzo di pollo, le interiora del pollo (maghetti o durelli, in quella zona li adoperano sempre). Tagliano tutto a tocchetti; in una casseruola li tritano e fanno dorare una cipolla e una carota, con olio buono. Aggiungono la carne e rosolano per una decina di minuti sfumando con del vino bianco e versando spruzzata di grappa, salano, pepano e spruzzano di noce moscata. Alla fine aggiungono parecchi pomodori pelati passati nel passaverdure, dei chiodi di garofano, alcuni rametti di basilico e fanno alzare il bollore; fanno bollire non meno di un&#8217;ora (ma anche di pi\u00f9) a fuoco lento. Per il sugo bianco adoperano invece lonza di maiale fresca, salsiccie fine, pancetta magra, costar elle di maiale (o costine, dipende come le volete chiamare) tagliate a pezzi piccoli. Si taglia tutto a tocchetti; in una casseruola da forno si fa dorare uno spicchio d&#8217;aglio con rosmarino, salvia, timo, maggiorana e la pancetta. Si aggiunge la carne che si rosola per una ventina di minuti sfumando con del vino bianco e della grappa, si sala e si pepa. Si fa cuocere con bel fuoco per una quarantina di minuti\u00bb<\/em>.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Ernesto, un emiliano buona forchetta, cavalleggero di S.M., durante la spedizione tra il Nord e il Sud aveva mantenuto i rapporti tra il Generale Cialdini e il Generale Fanti impegnato in un percorso pi\u00f9\u00a0interno; in questo modo ebbe occasione di visitare diverse taverne e osterie.<br \/>\nAlz\u00f2 una mano per richiedere l\u2019attenzione della compagnia e volle dire la sua:<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><strong>Polenta e salsiccia nello Stato della Chiesa<\/strong><br \/>\n<em>\u00abQuesta ricetta pu\u00f2 essere considerata come la ricetta dello speriamo presto ex-stato pontificio o, se si preferisce un\u2019indicazione pi\u00f9 precisa, di Pio IX; infatti essa \u00e8 comune nelle tre regioni che abbiamo attraversato e che appartenevano allo Stato della Chiesa (Lazio, Umbria, Marche). Detto questo vi dico come la fanno: prendono la farina gialla di grana fine, i funghi freschi, abbastanza salsiccia, pi\u00f9 del doppio di polpa di pomodoro, cipolla, carota, sedano, olio, sale, pepe, pecorino.<\/em><br \/>\n<em> Fanno cuocere le salsicce in poco olio, quando sono rosolate le fanno raffreddare, le spellano, le sbriciolano e le mettono in un piatto. Nello stesso olio cuociono i funghi e poi li uniscono alla salsiccia. In un tegame con un po\u2019 d\u2019olio fanno imbiondire carote, cipolle e sedano tritati, aggiungono il pomodoro e il sale.<\/em><br \/>\n<em> Infine aggiungono le salsicce e i funghi e fanno insaporire per pochi minuti. Preparano una polenta di media consistenza che dividono nelle ciotole, vi fanno cadere un abbondante pioggia di pecorino grattugiato e vi versano le salsicce ben calde.<\/em><br \/>\n<em> E\u2019 un piatto simile agli altri ma ha qualcosa in pi\u00f9, quando si \u00e8 finito si dice che si \u00e8 mangiato da Dio!\u00bb.<\/em><\/p>\n<div id=\"attachment_2714\" style=\"width: 671px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-2714\" class=\"size-full wp-image-2714\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Italia-postgaribaldina.jpg\" alt=\"Il percorso dei Mille garibaldini in una cartografia dell'epoca\" width=\"661\" height=\"904\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Italia-postgaribaldina.jpg 661w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Italia-postgaribaldina-73x100.jpg 73w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Italia-postgaribaldina-219x300.jpg 219w\" sizes=\"auto, (max-width: 661px) 100vw, 661px\" \/><p id=\"caption-attachment-2714\" class=\"wp-caption-text\">Il percorso dei Mille garibaldini in una cartografia dell&#8217;epoca<\/p><\/div>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: left;\"><strong>Polenta e porco<\/strong><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: right;\"><em>Quannu sento parl\u00e0 de la pulenta<\/em><br \/>\n<em>L\u2019occhio me ride, l\u2019aria m\u2019accalora<\/em><br \/>\n<em>Lo stomaca se lagna e \u2018n vede l\u2019ora<\/em><br \/>\n<em>De fa la panza mia tanto contenta.<\/em><br \/>\n<em>E quanno fuma su la spianatora<\/em><br \/>\n<em>Ce metto er dito pe\u2019 sent\u00ec s\u2019\u00e8 lenta;<\/em><br \/>\n<em>La sarsiccetta complice me tenta<\/em><br \/>\n<em>De fa l\u2019assaggio ar bordo fora fora.<\/em><br \/>\n<em>Quell\u2019ora giallo che me n\u2019voja tanto<\/em><br \/>\n<em>Co\u2019 sopra quel sughetto appetitoso<\/em><br \/>\n<em>E er cacio pecorino ch\u2019\u00e8 un incanto!!!<\/em><br \/>\n<em>&#8216;Na vorta, me ricordo, ero gi\u00e0 sposo,<\/em><br \/>\n<em>p\u2019annammela a magn\u00e0 ci ho quasi pianto<\/em><br \/>\n<em>&#8230; perch\u00e9 scottava! Quanto so\u2019 goloso!!!<\/em><\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Epilogo<\/span><br \/>\nIl Generale dopo l\u2019incontro di Teano lasci\u00f2 al Re baffuto l\u2019impresa militare: se ne and\u00f2 in vacanza, o meglio vi fu mandato, tra la delusione dei repubblicani e di molti garibaldini.<br \/>\nSi ritir\u00f2 nell\u2019isola di Caprera portando con s\u00e9 \u2013 almeno cos\u00ec scrisse sul suo giornale Alessandro Dumas \u2013 una balla di stoccafissi, una cassa di maccheroni, un sacchetto di zucchero, alcuni barattoli di caff\u00e8, un sacchetto di sementi. Quali sementi? Ancor oggi gli storici si domandano se erano di frumento o di formentone, cio\u00e8 di granoturco, la mate- ria prima per fare una bella polenta.<br \/>\nAnche i volontari garibaldini si dispersero: vi fu chi ritorn\u00f2 a casa e chi and\u00f2 a combattere con l\u2019esercito sabaudo. Venne anche la fine del \u2018Plotone Polenta\u2019.<br \/>\nA chi ritornava a casa via terra fu raccomandato di fare attenzione ai briganti che infestavano la campagna. \u00ab<em>Briganti, quali briganti?<\/em>\u00bb \u00ab<em>Garibaldi quando passava decideva di fare la riforme per le povere popolazioni, poi venivano gli altri, abolivano le riforme, ritornavano i ricchi prepotenti. Le popolazioni hanno protestato: i banditi ed ex soldati borbonici si sono dati al brigantaggio: rivogliono, dicono, il loro Re, quello borbonico<\/em>\u00bb.<br \/>\nCon questa ulteriore delusione i nostri si incamminarono, ognuno per la propria strada: lungo il percorso cercarono di consolarsi con altre calde polente.<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">==============================================================<\/p>\n<p class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\">Per chi fosse interessato ad approfondire l&#8217;argomento &#8220;garibaldini&#8221; si segnalano:<\/p>\n<ol>\n<li class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.garibaldini.eu\/index.php\">Alla ricerca dei garibaldini scomparsi<\/a><\/li>\n<li class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.consiglioveneto.it\/documents\/34871\/d249beb5-e20e-e304-9107-654c47007acb\">Da Montemerlo al Volturno. La storia documentata di una &#8220;garibaldina&#8221; veneta\u00a0<\/a><\/li>\n<li class=\"p1\" style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.museomentana.it\/\">Museo nazionale della campagna garibaldina dell&#8217;agro romano per la liberazione di Roma<\/a><\/li>\n<\/ol>\n<p>==============================================================<br \/>\n<blockquote class=\"quotescollection-quote\"><p>Uno d\u00e8 maggiori vantaggi, che si possa trarre dall&#8217;acqua piovana, \u00e8 di radunarla in serbatoj sotterranei, che si chiamano cisterne, dove, quando ella si \u00e8 purificata traversando per sabbia di fiume, si conserva molti anni senza corrompersi.<\/p>\n<footer class=\"attribution\">&mdash;&nbsp;<cite class=\"author\">Francesco Milizia<\/cite>, <cite class=\"title source\">Principi di architettura civile (1781)<\/cite><\/footer><\/blockquote><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>FASEMO FILO&#8217; La polenta dei Mille (garibaldini) di Ettore Aulisio e Pino Sartori La polenta \u00e8 quella cosa Che si intinge nei sughetti Bianca o gialla essa si sposa Con salumi e con funghetti Con le uova e coi formaggi &hellip; <a href=\"https:\/\/www.terraantica.org\/?p=2663\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[317,1,13],"tags":[868,869,872,863,843,848,522,838,840,873,148,846,867,849,862,837,871,393,861,856,841,874,475,850,839,690,859,864,866,858,854,851,865,870,860,844,875,847,508,857,845,853,842,855,852],"class_list":["post-2663","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-filo","category-attivita","category-ricerche","tag-borboni","tag-calatafimi","tag-castelfidardo","tag-erborinato","tag-farinata-di-ceci","tag-fegato-alla-veneziana","tag-garibaldi","tag-genova","tag-giuseppe-maffioli","tag-il-polentone-marchigiano","tag-latte","tag-mantova","tag-marsala","tag-mazzini","tag-milano","tag-mille-garibaldini","tag-mozzarella-in-carrozza-di-polenta","tag-padova","tag-paiolo","tag-pastus","tag-pellagra","tag-picene-polente-col-sugo","tag-piemontesi","tag-poenta-e-bisato-a-la-ciosotta","tag-poenta-e-osei","tag-polenta","tag-polenta-con-il-pozzetto-di-burro","tag-polenta-con-lossobuco-di-vitello","tag-polenta-con-scampi-e-cicoria-rossa","tag-polenta-concia-di-oropa","tag-polenta-consa-valdostana","tag-polenta-e-baccala","tag-polenta-e-capra","tag-polenta-e-coniglio-a-pezzetti","tag-polenta-e-gorgonzola","tag-polenta-e-osei-scampai","tag-polenta-e-salsiccia","tag-polenta-e-zucca","tag-stato-pontificio","tag-toma","tag-treviso","tag-trieste","tag-unita-ditalia","tag-valdaosta","tag-vicenza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2663","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2663"}],"version-history":[{"count":45,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2663\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2722,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2663\/revisions\/2722"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2663"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2663"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2663"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}