{"id":3248,"date":"2019-01-28T16:14:47","date_gmt":"2019-01-28T16:14:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terraantica.org\/?p=3248"},"modified":"2019-02-21T13:28:33","modified_gmt":"2019-02-21T13:28:33","slug":"storia-di-favaro-comune-minore-dopo-lannessione-al-regno-ditalia-1a-parte-1866-1901","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terraantica.org\/?p=3248","title":{"rendered":"Storia di Favaro comune minore. Dopo l&#8217;annessione al Regno d&#8217;Italia. (2a Parte, 1866 \u2013 1901)"},"content":{"rendered":"<p>RICERCHE<\/p>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>Storia di Favaro comune minore. Dopo l&#8217;annessione al Regno d&#8217;Italia. <\/strong><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><strong>(2a parte, 1866 \u2013 1901)<\/strong><\/h3>\n<p style=\"text-align: center;\">di Ettore Aulisio<\/p>\n<p><em><strong>&#8220;Viva il re, via il parroco!&#8221;<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Un giorno, verso la fine del mese di luglio del 1866, il guardiano del bosco delle Spinere giunse affannato e allarmato in Municipio per avvisare che quella mattina aveva visto dei soldati italiani a cavallo aggirarsi nel bosco; grande fu la sua sorpresa quando seppe che a Favaro la cosa era nota e che non c\u2019era pi\u00f9 il Lombardo-Veneto, ma che si apparteneva all\u2019Italia. Quindi i soldati italiani ora non erano pi\u00f9 nemici.<\/p>\n<p>Praticamente senza mai combattere, il potente esercito asburgico si era ritirato dal Veneto rifugiandosi per il momento in Friuli; impegnandosi solo in qualche scaramuccia l\u2019esercito italiano guidato dal Generale Cialdini aveva attraversato il Po ed era dilagato nella pianura veneta arrivando anche a Favaro.<\/p>\n<p>Grande fu anche la sorpresa del parroco di Campalto, don Marco Fezza, che dopo avere celebrato il <em>Te Deum<\/em> per la vittoria navale degli austriaci a Lissa, si ritrov\u00f2 assediato nella Canonica circondata da numerosi popolani di Campalto che lo accusavano \u2013 e a ragione \u2013 di essere\u00a0 filoaustriaco; le accuse erano rivolte anche al di lui fratello Vincenzo, un poco di buono che pur senza titoli di studio aveva sostituito il parroco come maestro e che aveva venduto\u00a0 ai bambini i libri e il materiale scolastico che doveva distribuire gratuitamente. \u00a0Si pensa, per\u00f2 \u2013 per quanto documentano gli atti dell\u2019Archivio Municipale &#8211;\u00a0 che la ribellione dei parrocchiani di Campalto nei confronti dei fratelli Fezza non sia stata motivata da ragioni politiche, bens\u00ec dal precedente cattivo operato dei due nei confronti della popolazione. Questa era l\u2019occasione buona per inveire contro il non amato Parroco e toglierselo di torno.<br \/>\nMotivazioni senz\u2019altro pi\u00f9 patriottiche, o dettate da qualche opportunit\u00e0 politica, furono invece alla base delle iniziative assunte nella vicenda dalla Deputazione Municipale la quale, plaudendo \u201cla fine del giogo straniero\u201d, diram\u00f2 l\u2019ordine di arrestare il parroco rifugiatosi notte tempo \u201ctravestito da colono\u201d nella natia Sant\u2019Ambrogio e che, per conto del \u201cNostro Governo Italiano\u201d, provvide ad effettuare l\u2019arresto del fratello Vincenzo.<\/p>\n<p>Questi due piccoli episodi segnano la fine del Regno del Lombardo Veneto, ma il Comune di Favaro continu\u00f2 ad esistere per altri sessanta anni sotto il Regno d\u2019Italia; in questo scritto si vuole sintetizzare la storia del Comune dal momento dell\u2019annessione al Regno d\u2019Italia sino al 1901, quando, in conseguenza dell\u2019aumento della popolazione, cess\u00f2 di essere considerato un \u201ccomune minore\u201d.<\/p>\n<p><strong><em>L\u2019eredit\u00e0 del vecchio regime: un non paese<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Una brutta eredit\u00e0 (voluta) ebbe l\u2019Austria dai Governi della Serenissima e napoleonico quando, nel 1815, divenne padrona delle province venete ed in particolare della terraferma veneziana dove le paludi si alternavano ai boschi e a alle grandi distese di pascoli, dove la popolazione sparsa nel territorio viveva in pessime condizioni economiche, sociali ed igieniche, dove non esisteva alcun nucleo abitativo. A dire la verit\u00e0 il Governo Austriaco si rifece applicando nel Veneto alla propriet\u00e0 fondiaria delle imposte pi\u00f9 alte di quelle applicate nella vicina Lombardia.<\/p>\n<p>Prima della dominazione austriaca il regime napoleonico non aveva solo rubato i Cavalli di San Marco, ma aveva avviato un processo di modernizzazione dello Stato, aveva prospettato una riforma amministrativa, aveva altres\u00ec modificato le norme riguardanti la propriet\u00e0 fondiaria e cercato di migliorare la situazione igienica; l\u2019opera pi\u00f9 importante a cui ha dato avvio il Governo francese era per\u00f2 la compilazione del nuovo Catasto, lavoro poi proseguito dal Governo del Lombardo-Veneto.<\/p>\n<p>Una brutta eredit\u00e0 a sua volta il Governo austriaco trasmise a quello del Regno\u00a0 d\u2019Italia perch\u00e9 i grandi problemi delle campagne venete e delle popolazioni rurali praticamente erano rimasti irrisolti o risolti molto parzialmente; ci\u00f2 valeva anche per il Comune di Favaro che restava un \u201cnon paese\u201d con Marcon, Gaggio e Dese, come diceva un vecchio detto popolare, dove la propriet\u00e0 fondiaria aveva poco cura sia delle proprie possessioni, sia dell\u2019Amministrazione municipale disertando quasi sempre i lavori\u00a0 del Convocato Generale degli estimati.<\/p>\n<p><strong><em>Il problema della miseria &#8220;che va ogni d\u00ec aumentando&#8221;\u00a0<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Testimoniano in parte la cattiva eredit\u00e0 lasciata agli \u201citaliani\u201d due documenti redatti alla fine del 1865 e nei primi mesi del 1866.<\/p>\n<p>Il primo documento riguarda la situazione di Favaro, ma si pu\u00f2 ritenere valido anche per gli altre vaste zone della terraferma; si tratta di quattro relazioni, una per comune censuario, fatte redigere da apposite Commissioni Comunali per evidenziare la situazione igienica ed abitativa esistente nel Comune. Le Relazioni, dopo mesi di indagine sul campo, tracciano un triste quadro delle condizioni di miseria in cui viveva gran parte della popolazione: molte abitazioni sono insufficienti alle esigenze delle famiglie dei coloni, le strutture spesso sono precarie e fatiscenti, non sono rispettate le norme igieniche per quanto riguarda gli scoli domestici e delle stalle, l\u2019acqua potabile \u00e8 cattiva e inquinata, ecc. In pratica le relazioni evidenziano la stessa situazione esistente sessanta anni prima.<\/p>\n<p>Il secondo documento \u00e8 la Circolare scritta dal Commissario Distrettuale poco prima della soppressione dei Distretti, ed \u00e8 menzionata nel 3\u00b0 capitolo della prima parte della Storia di Favaro. Questa Circolare denuncia la crisi economica esistente in tutti i Comuni del Distretto e che \u00e8 causata, a parere del Commissario, innanzi tutto dalla mancanza di investimenti nel settore industriale, commerciale e agricolo, poi dalla mancanza della sicurezza per i cittadini e per le propriet\u00e0. Per combattere la situazione di \u201c<em>miseria che va ogni giorno di pi\u00f9 aumentando e facendosi opprimente nell\u2019inverno<\/em>\u201d, il funzionario governativo nella Circolare non auspica per\u00f2 maggiori investimenti pubblici e privati o la ricerca di nuove entrate.<\/p>\n<p>Al grido d\u2019allarme lanciato dal Commissario Distrettuale la Deputazione di Favaro risponde di avere adottato provvedimenti per combattere la miseria e aiutare economicamente i tanti poveri del Comune con la somministrazione, una tantum, di un modesto quantitativo di cereali, inferiore per\u00f2 a quello dell\u2019anno precedente in quanto un terribile uragano aveva severamente danneggiato e in gran parte andato distrutto; il Parroco di Campalto in calce all\u2019elenco di 74 capifamiglia bisognosi annota: \u201c<em>Questi tutti son veri poveri non possedendo facolt\u00e0 di nessuna natura, e mancando un giorno del lavoro delle proprie mani sono costretti a questuare<\/em>\u201d, mentre il Parroco di Dese osserva invece che sarebbe stato pi\u00f9 semplice compilare un elenco dei non bisognosi. Noi, in base alla nostra esperienza, saremmo portati a dire che la miseria non si combatte con i sussidi.<\/p>\n<p><strong><em>\u00a0\u2026 e quello della sicurezza con \u201d i malintenzionati che abbondano\u201d<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p>Il Commissario Distrettuale sempre nella suddetta Circolare afferma\u00a0 che \u201c<em>\u00e8 dovere delle autorit\u00e0 comunali che hanno la tutela dei cittadini e della sicurezza privata di avvisare ai mezzi pi\u00f9 efficaci per diminuire le cause della miseria, col sovvenire il vero povero, poscia di tenere d\u2019occhio i malviventi, gli oziosi, quelli che spendono pi\u00f9 del guadagno conosciuto, i forestieri ed accattoni che s\u2019aggirano senza apparente onesto scopo, i pregiudicati per precedenti delitti, e per relazioni sospette, cio\u00e8 le botteghe\u00a0 di caff\u00e8 e le bettole\u2026<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Per affrontare invece il problema della sicurezza della popolazione la Deputazione invi\u00f2 immediatamente un elenco degli esercizi pubblici soggetti a misure di sorveglianza e un elenco di \u201c<em>quindici persone da assoggettarsi a sorveglianza politica<\/em>\u201d accompagnandolo con una nota con la quale si assicurava che \u201c<em>i malviventi, quelli dediti al vizio e gli oziosi saranno costantemente e attentamente sorvegliati, come non saranno perduti di vista i forestieri e gli accattoni<\/em>\u201d. \u00a0Nella stessa nota \u00e8 proposto dalla Deputazione municipale che \u201c<em>per migliorare l\u2019utilit\u00e0 della pubblica sicurezza sarebbe del sommesso parere e riterrebbe anzi indispensabile l\u2019istituzione, a tutto peso dei censiti, di varie guardie comunali da scegliere fra i contadini di questo Circondario di condotta incensurabile, i quali pattugliando muniti d\u2019arma qua e col\u00e0 di giorno preserverebbero certamente le comuni sostanze ed impedirebbero qualche nero disegno dei mali intenzionati\u00a0 che purtroppo in questi tempi abbondano<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Proposte di questo tipo non erano per\u00f2 ben accolte dai governanti austriaci dopo le esperienze del \u201948-\u201949 e quindi caddero nel vuoto.<\/p>\n<p>Eppure c\u2019\u00e8 ancora oggi chi in Italia rimpiange il \u201c<em>buon<\/em>\u201d Governo di Cecco Beppe!<\/p>\n<p><strong><em>La Deputazione Municipale e il nuovo Governo.<\/em><\/strong><\/p>\n<p>La Deputazione Municipale al momento dell\u2019ingresso delle truppe italiane a Favaro era composta dal Primo Deputato Antonio Giacomuzzi e dai Deputati Giacomo Checchin e Gio.Batta Dal Canton; essa rest\u00f2 in carica sino al successivo mese di dicembre quando fu eletto il Consiglio Comunale.<\/p>\n<p>La Deputazione sin dalla fine del mese di luglio 1866 fu impegnata nell\u2019introduzione graduale nel territorio amministrato le leggi, gli ordinamenti e le strutture amministrative gi\u00e0 in vigore nelle altre regioni del Regno d\u2019Italia; di particolare rilevanza furono le Leggi riguardanti l\u2019incameramento da parte della Stato dei beni ecclesiastici, dell\u2019abolizione del codice penale austriaco, dell\u2019abolizione della Legge elettorale austriaca riguardante gli organi locali e l\u2019introduzione della Legge Elettorale italiana con la contemporanea compilazione delle Liste elettorali amministrative e politiche.<\/p>\n<p><em><strong>L\u2019arrivo del Re e il Plebiscito<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Il 3 ottobre fu firmato il trattato di pace tra l\u2019Impero Asburgico e il Regno d\u2019Italia, il 19 ottobre si svolse la complessa operazione del passaggio del Veneto dall\u2019Austria alla Francia, poi da questa alla Municipalit\u00e0 di Venezia e, infine, al rappresentante del Regno d\u2019Italia. Solo allora il Re Vittorio Emanuele III entr\u00f2 a Venezia unitamente alle truppe italiane. Due giorni dopo l\u2019arrivo del Re si svolse il Plebiscito che sanzionava l\u2019annessione del Veneto al Regno d\u2019Italia.<\/p>\n<p>Le elezioni amministrative per l\u2019elezione del Consiglio Comunale e per l\u2019elezione del Consiglio provinciale si svolsero il 23 dicembre di quell\u2019anno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>==============================================================<br \/>\n<blockquote class=\"quotescollection-quote\"><p>Scopersi un luogo dove l&#8217;acqua s&#8217;allarga quasi in un laghetto, limpido ed argentino come la faccia d&#8217;uno specchio. Le belle treccie di aliche vi si mescevano entro come accarezzate da una magica auretta: e i sassolini del fondo tralucevano da esse candidi e levigati in guisa di perle sdrucciolate per caso dalle loro conchiglie. Le anitre e le oche starnazzavano sulla riva; a volte di conserva si lanciavano tumultuosamente nell&#8217;acque, e tornate a galla dopo il tonfo momentaneo prendevano remigando la calma e leggiadra ordinanza d&#8217;una flotta che manovra. Era un diletto vederle avanzare retrocedere volteggiare senzach\u00e9 la trasparenza dell&#8217;acque fosse altrimenti turbata che per una lieve increspatura la quale moriva sulla sponda in una carezza pi\u00f9 lieve ancora. Tutto all&#8217;intorno poi era un folto di piante secolari sui cui rami la lambrusca tesseva gli attendamenti pi\u00f9 verdi e capricciosi. Coronava la cima d&#8217;un olmo, e poi s&#8217;abbandonava ai sicuri sostegni della quercia, e abbracciandola per ogni verso le cadeva d&#8217;intorno in leggiadri festoni. Da ramo a ramo da albero ad albero l&#8217;andava via come danzando, e i suoi grappoletti neri e minuti invitavano gli stornelli a far merenda ed i colombi a litigare con questi per prenderne la loro parte. Sopra a quel largo dove il laghetto tornava ruscello erano fabbricati due o tre mulini, le cui ruote parevano corrersi dietro spruzzandosi acqua a vicenda come tante pazzerelle.<\/p>\n<footer class=\"attribution\">&mdash;&nbsp;<cite class=\"author\">Ippolito Nievo<\/cite>, <cite class=\"title source\">Le confessioni d&#8217;un italiano<\/cite><\/footer><\/blockquote><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RICERCHE Storia di Favaro comune minore. Dopo l&#8217;annessione al Regno d&#8217;Italia. 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