{"id":3293,"date":"2019-03-26T09:08:43","date_gmt":"2019-03-26T09:08:43","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terraantica.org\/?p=3293"},"modified":"2020-02-17T21:02:40","modified_gmt":"2020-02-17T21:02:40","slug":"la-villa-di-tessera-e-la-chiesa-di-s-elena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terraantica.org\/?p=3293","title":{"rendered":"La Villa di Tessera e la chiesa di S. Elena*"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"text-align:center\"><strong>La Villa di Tessera e la chiesa di S. Elena*<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\">di Lionello Pellizzer<\/p>\n\n\n\n<p>Il 19 marzo 1924 il Vescovo di Treviso Fr. Andrea Giacinto Longhin, in visita pastorale nelle parrocchie della sua diocesi, si era recato presso la chiesa di S. Elena di Tessera. Gli fu impedito di entrare perch\u00e9 la strada di accesso era sbarrata e recintata da filo spinato, senza che ne fosse fatto alcun preavviso, <em>\u201csenza relazioni precedenti\u201d <\/em>si legge in una sua relazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il Vescovo sollev\u00f2 un\u2019energica protesta contro la chiusura ritenuta abusiva della chiesa, lamentando che <em>\u201cle sacre mura\u201d <\/em>potevano essere danneggiate da una <em>\u201carbitraria e dannosa\u201d <\/em>boschetta lasciata crescere intorno alla chiesa, le cui radici e l\u2019umidit\u00e0 potevano guastare le mura e il tetto. Fece sentire la sua voce presso il Comune di Favaro e chiese informazioni all\u2019Economato perch\u00e9 <em>\u201cla chiesa \u00e8 di antica origine, pubblica: contiene due preziosi dipinti, la pala dell\u2019altare maggiore e l\u2019altare di S. Antonio, e il rotondo campanile \u00e8 monumento nazionale\u201d.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La Curia vescovile di Treviso l\u2019anno successivo, per accertare la regolarit\u00e0 degli atti, invi\u00f2 una dettagliata relazione all\u2019Ufficio del Regio Subeconomato dei Benefici Vacanti che aveva sede a Mirano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019arciprete di Favaro incaric\u00f2 un professionista, l\u2019ingegner Carlo Berengo per compiere opportune ricerche nei Catasti e nelle Mappe austriache che si trovavano presso gli uffici di Mestre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Disegno-della-chiesa-di-S.-Elena-di-Tessera-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3294\" srcset=\"https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Disegno-della-chiesa-di-S.-Elena-di-Tessera-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Disegno-della-chiesa-di-S.-Elena-di-Tessera-150x84.jpg 150w, https:\/\/www.terraantica.org\/new\/wp-content\/uploads\/Disegno-della-chiesa-di-S.-Elena-di-Tessera-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>il disegno eseguito all&#8217;epoca della contestazione.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La Relazione della Curia, redatta il 3 novembre 1925, si soffermava in particolare sugli aspetti storici e religiosi della questione: <em>\u201c\u00e8 un\u2019antica chiesa\u201d<\/em>, si affermava riprendendo quanto scritto da don Francesco Agnoletti, <em>\u201cdipendente dalla matrice di Str\u00e0, vulgo Campalto. Appartenne al Patriarcato di Venezia fino al 1868 perch\u00e9 bene proveniente alla stesso per la Commenda di S. Cipriano di Murano, che fu assunta alla Mensa onde aumentarle la dote, dal Senato Veneto, nel secolo XV&#8230;.. con l\u2019onere di mantenerla e di farla officiare per il popolo di Tessera, come effettivamente riscontratosi eseguito [Atti delle visite pastorali del 1641, 1658, 1670, 1675] e seguenti; veggonsi pure lavori sostenuti nel 1873 sino al presente. L\u2019origine della chiesa \u00e8 fatta palese dalla lapide che leggesi sopra la fronte e che rispecchia i documenti dell\u2019Archivio vescovile di Treviso. Fu Gregorio vescovo di questa citt\u00e0 che la volle eretta a vantaggio della popolazione di Tessera nel 1130, la dot\u00f2 e la concesse ai Benedettini, dai quali fino alle Commende fu governata ed era dote del grande monastero Pomposiano, come Ospedaletto e altre chiese benedettine della Venezia&#8230;\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Proseguiva la Relazione: <em>\u201cmorto il cardinale Luigi Giuseppe Trevisanato nel 1864, dal Demanio dello Stato il 28 maggio 1868 furono avocati i beni della Mensa di Venezia e, fra gli altri, i mappali n. 244 e 245 di Tessera di Favaro, attigui alla Chiesa di S. Elena e Antonio, che esso vendeva all\u2019Asta ed erano il 6 luglio 1869 aggiudicati a Giacomo Checchin detto Badin <\/em>[lo stesso soprannome Badin deriva da Badia\/Abbazia] <em>fu Pasquale di Mestre, gi\u00e0 fittavolo del Patriarcato* <\/em>[*questa nota sembra aggiunta successivamente]\u201d&#8230;.. .<\/p>\n\n\n\n<p>Contro la ditta Checchin furono denunziati dalla Fabbriceria due fatti: <em>il primo perch\u00e9 pretendeva di impedire al parroco e ai fanciulli l\u2019accesso nei giorni feriali della frazione di Tessera per istruirsi nel Catechismo; il secondo per la \u201cobbrobriosa\u201d riduzione del piazzale e il cimitero, ad una strada di due metri, che dalla via principale detta \u201cMestre \u2013 San Don\u00e0\u201d conduce al lato sud dell\u2019edificio ed ivi termina, sbarrato da filo di ferro spinato.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La Relazione ricordava che <em>\u201cnella chiesa sono collocati due buoni dipinti ai quali reca danno l\u2019aria umida cagionata dal bosco ceduo che cresce attorno alle mura e ne guasta la fondazione. Per provvedere efficacemente alla difesa giuridica dell\u2019edificio la Fabbriceria raccolse dall\u2019archivio patriarcale elementi antichi; che, insieme agli atti catastali e a quelli della compravendita 1869, possono giovare assai; inoltre ha in via di diritto esposta la condizione del luogo santo al Ministero di G.G.C. per sapere se S. Elena fu venduta al Checchin, secondo quella [che] l\u2019attuale proprietario asserisce, e quali clausole gli sarebbero fatte in riguardo dell\u2019osservanza dei diritti della Fabbriceria, sembrando necessario tale intervento per affrettare le pratiche definitive. Nel Catasto 1899 S. Elena \u00e8 segnata come Oratorio, di p.c. 18, con la lettera B del Comune di Favaro, sezione Terzo e col titolo di S. Antonio di Tessera.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Il proprietario degli immobili contesi \u00e8 Checchin Ercole Bortolo di Mestre<\/em>\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>La Relazione chiedeva quindi al Subeconomo di <em>\u201cconfermare l\u2019esposto avvalorando le vive istanze della Fabbriceria nella defi nizione dei conservati diritti a tale riguardo\u201d.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La Ricerca catastale dell\u2019ing. Carlo Berengo del 16 marzo 1925, chiariva che <em>\u201ca questa chiesetta si accedeva dalla strada Comunale detta di Tessera che passa a Nord. La chiesa \u00e8 recinta con una chiusura in ferro spinato la quale impedisce che si possa accedere all\u2019edificio stesso dai lati, di tramontane, levante e mezzod\u00ec mentre permette l\u2019accesso dal lato di ponente, verso cui \u00e8 rivolta la porta principale, a mezzo di un passaggio a forma di corridoio della larghezza di m. 4.00. Non solo, massi di pietra [avanzi di antichi edifici e forse di antiche tombe] che si trovano a m. 5.00 verso ponente dalla porta della Chiesa, quasi a segnare attraverso i secoli dei limiti insuperabili, vengono dal Sig. Checchin tolti dal posto e portati nel fabbricato colonico. Davanti alla Chiesa alla distanza di circa m. 5.00 vengono trovate ossa umane e altre ossa si trovano anche a sud della Chiesa stessa\u201d.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Fu preparata una Relazione che fu mandata a Roma, per mezzo dell\u2019incaricato al Ministero per il culto. Fra i documenti dell\u2019Archivio Patriarcale si trova anche l\u2019Estratto di verbale di vendita, avvenuta mediante incanto a pubblica gara dell\u201911 novembre 1868 in Mestre, sottoscritto dal Prefetto di Venezia Torelli in data 3 luglio 1869 e da cui risulta che i lotti messi all\u2019asta sono stati aggiudicati al Sig. Giacomo Checchin detto Badin fu Pasquale per L. 67.200 e che il Sig. Giacomo Checchin ha adempiuto a tutte le prescrizioni stabilite dalle leggi.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In conclusione, sulla base delle risultanze, il Regio Subeconomato dei Benefici Vacanti il 2 febbraio 1926 rispose al Vescovo di Treviso che <em>\u201cla chiesa deve considerarsi un oratorio privato e che le altre questioni poste dalla Curia [limitazione dell\u2019accesso, la piantagione degli alberi] esulano dalla competenza dell\u2019Autorit\u00e0 tutoria, salvo alla fabbriceria reggente il sacro edificio, di promuovere all\u2019uopo quelle azioni che ritenesse opportune\u201d. <\/em>E cos\u00ec la vicenda amaramente si concluse, portandosi dietro no ai giorni nostri gli stessi problemi di allora.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><em>*Tratto dal Libro \u201cI Certosini, i Morosini e il Patriarcato di Venezia\u00a0tra il XV e XIX secolo nel territorio di gronda\u201d\ufeff<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Villa di Tessera e la chiesa di S. 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