{"id":700,"date":"2011-12-29T21:12:51","date_gmt":"2011-12-29T21:12:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.terraantica.org\/?p=700"},"modified":"2018-09-27T10:06:24","modified_gmt":"2018-09-27T10:06:24","slug":"storie-di-guerra-prigiona-emigrazione-e-solidarieta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.terraantica.org\/?p=700","title":{"rendered":"Storie di guerra, prigionia, emigrazione e solidariet\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #800000;\">RICERCHE 14<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"color: #800000;\"><strong>STORIE DI GUERRA, PRIGIONIA, EMIGRAZIONE E SOLIDARIETA\u2019<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><span style=\"color: #800000;\">A cura di Ettore Aulisio<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Parole come \u2018Solidariet\u00e0\u2019 ed \u2018Emigrazione\u2019 sono oggi molto usate; sono presenti anche nelle narrazioni di chi ha combattuto in guerra ed \u00e8 stato in prigionia e di chi, per vivere, ha dovuto lasciare la propria regione per cercare lavoro in Italia e all\u2019estero.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">In questi racconti, riportati nella seconda Edizione di \u201cCome a fil\u00f2\u201d, spesso emergono ricordi di situazioni difficili in cui, pur tra nemici o tra persone di nazionalit\u00e0 diversa, i due vocaboli sono sempre presenti pi\u00f9 o meno esplicitamente.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Iniziamo da <strong><em>Lino Bordignon<\/em><\/strong> (testimonianza raccolta da Giovanna Lazzarin) il quale fece parte della spedizione militare italiana in Russia e, nell\u2019inverno del 1944, partecip\u00f2 alla drammatica ritirata nella steppa, tra le bufere di neve, dove morirono decine di migliaia di alpini e fanti. Egli, un po\u2019 in italiano, un po\u2019 in dialetto, ricorda che deve la sua vita proprio al soccorso di\u00a0 coloro che avevamo dichiarato nostri nemici, ai quali avevamo occupato le terre e avevamo distrutto tanti villaggi e citt\u00e0:<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong>La ritirata di Russia<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">\u201c<em>Buona gente, i russi. Quel che avevano mi offrivano: patate,\u00a0 minestra di miglio, di orzo e latte acido. Arrivava i viveri una volta a la settimana, se no i me dava da magnar lori morivo de fame. Un po\u2019 alla volta se se capiva: \u2018davai creba\u2019 : dammi pane.\u2019 Curchi\u2019 son le galline, \u2018caro\u2019 \u00e8 la vacca, il can \u00e8 \u2018sabaca\u2019. Ho imparato abbastanza. <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Siamo stati 15 giorni su un paesetto, e poi altri 15 su un altro. Nell\u2019isba dov\u2019ero c\u2019erano marito e moglie con due bambini che avevano 6-7 anni e lui era della cavalleria cosacca e quando ha sentito che il suo paese \u00e8 stato occupato si \u00e8 dato prigioniero per tornare a casa. La moglie era maestra\u2026\u2026<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Passa 15 giorni siamo partidi da novo, proprio verso Gomel. E venivano i partigiani russi contro i tedeschi. Le guardie ucraine erano a favore dei tedeschi e i partigiani una notte i xe andai sul posto di blocco delle guardie ucraine,\u00a0 ne ga cop\u00e0 si\u00e8, i ga port\u00e0 via tutti i viveri. E dopo, dove ghe gerimo noialtri, i cercava dottori; i ne voleva ben a noialtri, i partigiani, no i ne fasea niente, per\u00f2 i andava in cerca de dotori. I ne ga port\u00e0 via do tre soldati, dopo due tre giorni i li ga molai\u201d. <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong><em>Gino Bolzonella<\/em><\/strong> (testimonianza raccolta da Gian Franco e Valerio Bolzonella) invece partecip\u00f2 alla guerra nell\u2019Africa del Nord; anche qui, durante la ritirata nel deserto, si verificarono atti di umanit\u00e0 e di solidariet\u00e0 tra i soldati sia nemici, sia alleati ma di diversa nazionalit\u00e0.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>\u00a0<\/em><strong>La ritirata: il soldato tedesco.<\/strong><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>\u201cUn giorno vedemmo una lunga colonna di carri armati americani che ci veniva contro. Intanto la loro artiglieria bombardava le nostre posizioni con i mortai e i cannoni, sparando bombe a sdraps\u00a0 che esplodevano a pochi metri da terra, con una pioggia di proiettili e di schegge. Noi dentro alle buche come le talpe, con i fucili e poche mitragliatrici,\u00a0 non potevamo certo reagire efficacemente. Dietro alle spalle la nostra artiglieria consisteva in un solo cannone, che cercava di colpirli, ma che dovette presto smettere quando i carri nemici arrivarono proprio sopra di noi.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Due americani uscirono da una carro, chiamandoci: \u2018Pais\u00e0!\u2019. Erano italo-americani. Ci chiesero se c\u2019erano dei feriti e li medicarono.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Poi ci lasciarono liberi di scegliere: chi voleva poteva andarsene subito con loro, e una ventina di noi lo fece, incolonnandosi tra i carri, senza che i nostri ufficiali ormai si opponessero. Agli altri indicarono la strada verso Tunisi, assicurando che l\u2019avrebbero lasciata libera senza colpirla.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>E cos\u00ec fu.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Alla sera arrivarono dei nostri camion, per caricare le armi pesanti, mentre noi ci incamminavamo a piedi verso la resa.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Ad un certo punto ci attardammo con un gruppetto ad aiutare un colonnello, fermo con la macchina in panne<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Nel frattempo gli altri avevano proseguito e mi trovai isolato con pochi altri. Da solo non so dove sarei finito! Ad un tratto mi sentii battere sulla spalla: era un soldato tedesco che mi chiese, con poche parole di italiano e a motti, se volevo andare con lui verso Tunisi. Lo guardai meravigliato, in modo interrogativo: come faceva a conoscere la strada? Ma lui mi mostr\u00f2 che al polso aveva una bussola. Mi chiese anche se avevo qualcosa da mangiare, e al mio no mi fece capire che lui ne aveva per tutti e\u00a0 due.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>E cos\u00ec via, di notte, su e gi\u00f9 per le colline. Lui era abile ad orientarsi, io per la fretta persi anche l\u2019elmetto.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Finalmente arrivammo alla strada principale, con la fila dei soldati che a piedi andavano a consegnarsi agli inglesi a Tunisi. Ogni tanto sopraggiungeva qualche camion che si fermava a caricare i soldati. Anche noi ne bloccammo uno, con l\u2019intenzione di salirci sopra. Era italiano e aveva l\u2019ordine di caricare solo i soldati italiani. Io mi rifiutai di montarci da solo e rimasi a terra con lui. Di quel soldato tedesco non conoscevo neanche il nome, ma per me era stato pi\u00f9 che un compagno, un amico! Ho sempre sognato di poterlo in qualche modo rincontrare, per potegrli dire ancora grazie. Dopo aver tanto camminato insieme, ci siamo separati e salutati l\u00ec, sulla strada per Tunisi: lui si \u00e8 allontanato con un gruppo dei suoi ed io mi sono unito ad altri italiani, dispersi come me\u201d.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong>In campo di concentramento in Africa<\/strong>: <strong>il soldato inglese<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">\u201c<em>Un giorno passeggiavo nel campo, quando vidi arrivare il camion che ci portava l\u2019acqua, con un soldato inglese come conducente, che fumava una sigaretta. Da come lo guardavo immagin\u00f2 che anch\u2019io ero un fumatore e me ne offr\u00ec gentilmente un pacchetto. Mi regal\u00f2 anche una scatola di carne da mezzo chilo e un pacchetto di biscotti tipo cracker, che divisi con gli amici veneti. Ne furono entusiasti e uno di Verona, che aveva un anello, voleva che andassi da quell\u2019inglese ad offrirglielo, in cambio di qualcosa da mangiare. Io non volevo, ma quello insistette tanto, finch\u00e9 alla fine mi decisi. Andai dall\u2019inglese e gli proposi lo scambio. Lui ci rest\u00f2 come male, mi fece capire che non aveva pi\u00f9 niente da darmi, ma che se ne avesse avuto me lo avrebbe dato comunque, senza accettare l\u2019anello.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>\u00a0Anche tra nemici ci poteva essere cavalleria e generosit\u00e0! Anche questo \u00e8 un episodio che non potr\u00f2 mai dimenticare!\u201d<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>\u00a0<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong>In prigionia in USA: il saluto degli americani<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>\u201cIntanto la guerra era finita e si avvicinava l\u2019autunno del 1945.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Un giorno, di buon mattino, invece di andare come al solito al lavoro nel deposito, ci dissero di preparare i nostri sacchi (che loro usano al posto degli zaini). I miei amici italo-americani mi chiamarono subito al telefono: Gino, l\u2019abbiamo appena saputo, state per tornare in Italia!.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Ebbi appena il tempo di mandar loro un saluto, il\u00a0 treno era l\u00ec, gi\u00e0 pronto per noi. Tra i nostri amici americani del deposito la notizia si era ormai diffusa e vennero ai passaggi a livello a salutarci, sventolando di lontano i fazzoletti.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Era bello tornare in Italia, ma un pezzo del nostro cuore rimaneva con loro!\u201d<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong><em>* * *<\/em><\/strong><em> <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\">Questa invece \u00e8 la storia di un lavoratore di origini calabresi che, sin da ragazzo, ha dovuto girare l\u2019Italia e l\u2019Europa in cerca di lavoro; pensando a come noi attualmente viviamo il fenomeno della migrazione, sembra quasi una fiaba. L\u2019ha scritta per noi \u00a0<strong><em>Benito Sposato<\/em><\/strong> che ora abita a Favaro.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><strong>Diario<\/strong><em>.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>\u201cSono nato a Platania,\u00a0 un piccolo paese vicino alla Sila, in provincia di Catanzaro.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Sesto di sette fratelli, ho conosciuto la dura realt\u00e0 del lavoro minorile.\u00a0\u00a0 <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>A nove anni ero presso una cucitoria di lenzuola, addetto, a turno con altri ragazzini, a muovere i pedali della macchina da cucire. A dodici anni ero gi\u00e0 alla produzione di pantaloni in una sartoria per abiti su misura.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Erano gli anni cinquanta, l\u2019Italia usciva lentamente dall\u2019incubo della guerra e gi\u00e0 si vedeva un certo progresso economico. Ma a noi giovani di allora non bastava, c\u2019era poco lavoro e mal pagato, anzi non pagato!! E cosi si emigrava, si andava via per il desiderio di cambiare condizione di vita, di progresso economico, culturale, e con la speranza di entrare nel mondo del lavoro senza essere sfruttati. <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>La mia prima esperienza la feci a Vittorio Veneto, a diciotto anni, ricordo con nostalgia quel bellissimo paese e la sua gente. Trovai lavoro in una sartoria e da dormire presso una cara famiglia. Una domenica fui invitato a pranzo da un mio amico che abitava in campagna e per la prima volta mangiai la polenta. Mi ricordo che eravamo seduti al tavolo e in mezzo un tagliere enorme, arriv\u00f2 una nonna e svuot\u00f2 la polenta sul tagliere e ci mise sopra una pentola di spezzatino. Ognuno mangiava dalla sua parte, fu una mangiata storica!<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Dopo dieci mesi dovetti tornare a casa : le spese superavano il guadagno.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Dopo qualche anno ci riprovai e partii per Roma, era il 1959. Fui fortunato, entrai nella sartoria delle sorelle Fontana per qualche mese. In quel periodo conobbi Schubert il grande sarto delle dive e Caraceni famoso sarto da uomo.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Erano gli anni della dolce vita, Via Veneto pullulava di nomi famosi, e di non famosi come noi giovani di bella speranza, era comunque una bella cornice per tutti. Lavorai per tre anni da Osvaldo Testa in via Frattina e abitavo presso una signora anziana assieme ad un attore di fumetti (allora molto di moda), in Via Condotti. Finalmente lavoravo alla pari tra spese e guadagno; per sopravvivere con qualche piccola soddisfazione facevo lo straordinario. Spesso andavo a mangiare a Trastevere dalla sora Nella, una cara persona, mi dava il doppio delle porzioni normali e mi faceva pagare la met\u00e0, la ricordo sempre con tanto affetto. In compenso ho goduto delle bellezze di Roma, della sua storia e della sua arte.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>E\u2019 stato il periodo pi\u00f9 importante per la mia professione.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Ma anche questo non mi bastava, cercavo nuovi stimoli e nuove esperienze.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Lasciai Roma e andai a Zurigo dove c\u2019erano due miei fratelli, Angelo e Gino.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Inizi\u00f2 cosi l\u2019avventura dell\u2019emigrante, sapevo cosa mi aspettava \u2026 emigrante in terra straniera\u2026! Tutto sommato \u00e8 stato pi\u00f9 facile di quanto pensassi. Il mio spirito di adattamento super\u00f2 quella prova non facile! Era il 1962.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Malgrado l\u2019ostilit\u00e0 che avevano per gli stranieri, dopo due anni ero a capo di un reparto di confezioni da donna. Mi fu facile per l\u2019esperienza fatta a Roma e perch\u00e8 nel frattempo imparai discretamente il Tedesco.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Tre anni dopo lasciai la Svizzera per andare in Svezia. Mi ricordo di quel paese per la sua grande qualit\u00e0 nella vita sociale. Fu una esperienza che non dimenticher\u00f2 mai. I diritti che un lavoratore straniero ha dal momento che vi entra sapeva dell\u2019incredibile. Arrivato alla stazione di Landskrona, sapevano del mio arrivo, mi aspettava un dirigente che mi accolse con grande gentilezza, mi accompagn\u00f2 in un appartamento messomi a disposizione e volle lasciarmi 100 corone.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Era sabato. Il luned\u00ec mi recai al lavoro e fui accolto dal direttore con molta cortesia.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Dopo qualche mese mi ammalai di influenza, telefonai che non sarei andato a lavorare. Dopo due ore venne l\u2019assistente sociale , volle sapere se ero in\u00a0 condizione di farmi da mangiare e se in casa avessi il necessario.\u00a0 Il giorno dopo venne un\u2019altra assistente a farmi la spesa, e senza averlo chiesto venne il medico a visitarmi.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Quella volta restai di stucco, pensando a quanta gente avevo lasciato al paese nella disperazione e nell\u2019abbandono. Di qualsiasi cosa avevi bisogno, c\u2019era sempre qualcuno a cui rivolgerti. Fu un periodo bellissimo, nessuno ti faceva pesare il fatto di essere un emigrante, la Svezia \u00e8 bella, la gente cordiale. Ma quello che \u00e8 straordinario sono i fenomeni atmosferici che durante tutto l\u2019anno si susseguono: dal sole che tramonta molto tardi alle notti lunghissime, dalle albe boreali agli improvvisi venti freddi del nord che gelano il mare in pochi minuti.\u00a0\u00a0 Per due volte sono rimasto bloccato in mezzo al mare nella traversata Copenaghen-Landskrona, a causa del ghiaccio, in attesa per ore della nave rompighiaccio. Un\u2019altra volta ero andato al cinema, verso la fine di Agosto. Il tempo era bello, ma all\u2019uscita trovai un vento e un freddo da non credere. Mi incamminai verso casa , avevo indumenti leggeri, a stento riuscivo a camminare piegato quasi sulle ginocchia, il vento non mi faceva andare avanti; stavo veramente per crollare. Da un\u2019abitazione uscirono un uomo e un ragazzo e mi trascinarono dentro casa, c\u2019era un caminetto acceso, mi diedero una tazza di the con qualcosa di alcolico, bollente. Mi prestarono una giacca a vento pesante e un passamontagna, cosi potei tornare a casa. L\u2019incredibile era che il giorno dopo era bello e neanche tanto freddo.\u00a0 <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Un\u2019altra volta ero nella piazza del paese, era Novembre, inizi\u00f2 a nevicare talmente abbondante che non riuscivo a orientarmi dove andare, era come avere un muro bianco d\u2019avanti. Dopo un\u2019ora nel panico, mi venne in aiuto una donna che mi indic\u00f2 la via.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Lasciai la Svezia a malincuore, per problemi familiari. <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Un breve periodo in Danimarca e in Germania, ad Amburgo, e ritornai a Zurigo dove rimasi per dodici anni. La Svizzera mi ha dato molto a livello professionale. Finalmente il guadagno superava le spese e avevo una vita serena, potevo permettermi il lusso di andare qualche volta in un buon ristorante, a teatro, all\u2019opera, a sciare, a fare ferie. E proprio in ferie a Venezia nel 1971, a Natale, conobbi una splendida ragazza che divent\u00f2 mia moglie. Mi trasferii a Favaro Veneto. Andai a lavorare a Venezia, realizzando cosi il sogno di lavorare in una sartoria teatrale, specializzandomi nei costumi d\u2019arte per i teatri d\u2019opera, di prosa e per il cinema. <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Nel 1997 i costumi del films Farinelli, realizzati nella nostra sartoria, hanno avuto la nomination\u00a0 per\u00a0 l\u2019Oscar. <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Spesso penso al mio passato e alle possibilit\u00e0 che mi ha dato l\u2019essere emigrante, e penso anche quanto male mi faceva sentire l\u2019ostilit\u00e0 che aveva nei nostri confronti la gente del posto. Sentivo tanta tristezza, la stessa tristezza che sento nella mia patria per l\u2019ostilit\u00e0 verso gli emigranti e gli extra comunitari, ora, dopo oltre trenta anni.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #800000;\"><em>Sono ormai 35 anni che lavoro nella citt\u00e0 pi\u00f9 bella del mondo. Amo Favaro, il paese che mi ospita, allo stesso modo amo i paesi dove ho lavorato: la Svizzera,la Svezia, la Danimarca, la Germania e soprattutto la mia terra, la Calabria\u201d.<\/em><\/span><\/p>\n<p>==============================================================<br \/>\n<blockquote class=\"quotescollection-quote\"><p>Venezia \u00e8 come mangiare un&#8217;intera scatola di cioccolata al liquore in una sola volta<\/p>\n<footer class=\"attribution\">&mdash;&nbsp;<cite class=\"author\">Truman Capote<\/cite><\/footer><\/blockquote><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RICERCHE 14 STORIE DI GUERRA, PRIGIONIA, EMIGRAZIONE E SOLIDARIETA\u2019 A cura di Ettore Aulisio Parole come \u2018Solidariet\u00e0\u2019 ed \u2018Emigrazione\u2019 sono oggi molto usate; sono presenti anche nelle narrazioni di chi ha combattuto in guerra ed \u00e8 stato in prigionia e &hellip; <a href=\"https:\/\/www.terraantica.org\/?p=700\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[13],"tags":[178,29,177,179,176,180],"class_list":["post-700","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-ricerche","tag-emigrazione","tag-guerra-mondiale","tag-prigionia","tag-russia","tag-solidarieta","tag-soltato-tedesco"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/700","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=700"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/700\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3108,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/700\/revisions\/3108"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=700"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=700"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.terraantica.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=700"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}