Le trame (naturalistiche, storiche ed archeologiche) contro lo scenario di Tessera City

DISCUSSIONI

Le trame (naturalistiche, storiche ed archeologiche)  contro lo scenario  di Tessera City

di  Pino Sartori

L’ambiente naturale di Tessera / Ca’ Noghera

Il territorio di terraferma del Comune di Venezia che cinge l’area urbana di Mestre soprattutto nel quadrante nord-est è una importante testimonianza non solo di aree a prevalente utilizzo/destinazione agricola  del comprensorio perilagunare ma anche della fascia di transizione ecosistemica da tipologie di biotopi planiziali (boschetti, praterie, e zone umide di acqua dolce, …)  alle forme di ambienti salmastri tipici della laguna.

A partire dalle aree immediatamente a nord di Mestre, in corrispondenza del sistema boschivo di Carpenedo in direzione est si susseguono in siepi, boschetti, giardini,  numerose tracce di vegetazione riferita al querco-carpineto tipico delle zone planiziali e non è raro imbattersi in esemplari, talvolta vistosi, di Farnia (Quercus robur), di Frassini  maggiore ed ossifillo (Fraxinus excelsior, F. angustifolia), Carpino bianco (Carpinus betulus), Acero campestre (Acer campestre), Tilia cordata (Tilia cordata), Ontano nero (Alnus glutinosa), Salici ( Salix Spp.), Pioppo bianco (Populus alba), accompagnati da corteggi di arbusti caratteristici delle siepi di pianura.

Carpinus betulus

Carpinus betulus

Talvolta questi luoghi, come quello di Forte Cosenz, diventano davvero preziosi naturalisticamente per la presenza di alcune specie di flora rare, che comprovano che questa fascia di territorio ha una preminente vocazione ecologica che i nostri amministratori dovrebbero attentamente considerare.

Lo comprovano anche le rilevazioni dei faunisti che hanno osservato, in corrispondenza delle aree da poco dedicate all’espansione del progetto “Bosco di Mestre”, specie di tritone crestato (Triturus carnifex), tritone punteggiato (Triturus vulgaris meridionalis), rana agile (Rana dalmantina) e rana di Lataste (Rana latastei). Ma anche tra i rettili il biacco (Coluber viridiflavus), il colubro liscio (Coronella austriaca), la natrice dal collare (Natrix natrix) ramarro occidentale (Lacerta bilineata) e testuggine palustre europea (Emys orbicularis).

Rana di Lataste

Rana di Lataste

Si possono trovare, soprattutto nel periodo riproduttivo, specie di uccelli legati agli ambienti boschivi o coltivi con siepi come picchio rosso maggiore (Picoides major), torcicollo (Jynx torquilla), cuculo (Cuculus canorus), civetta (Athene noctua), cinciallegra (Parus major), usignolo (Luscinia megarhynchos) e ghiandaia (Garrulus glandarius). Segnalati passeriformi degli ambienti agrari diversificati come cutrettola (Motacilla flava), averla cenerina (Lanius minor), saltimpalo (Saxicola torcuata) e allodola (Alauda arvensis). Nel periodo invernale sono stati visti poiana (Buteo buteo) e sparviere (Accipiter nisus).

Tra i mammiferi, le specie che frequentano queste zone sono toporagno acquaiolo di Miller (Neomys anomalus), toporagno di Arvonchi (Sorex arunchi), crocidura ventrebianco (Crocidura leucodon), crocidura minore (Crocidura suavolens), il riccio europeo occidentale (Erinaceus europaeus), arvicola di Savi (Microtus savii), l’arvicola campestre (Microtus arvalis), l’arvicola terrestre (Arvicola terrestris),il topo selvatico (Apodemus sylvaticus), la donnola (Mustela nivalis) e il tasso (Meles meles).

Questo territorio ancora ricco di siepi, macchie verdi, intersecato da fossati, corsi d’acqua minori della bonifica (c.d. “acque basse”), e limitato a nord dal fiume Dese, costituisce una vera rete ecologica, un infrastruttura verde indispensabile all’equilibrio ecologico di un ambito densamente urbanizzato come la terraferma del Comune di Venezia.

Ma il complesso di questi territori agricoli, che costituiscono di fatto la “green belt” di Mestre, svolge anche un’altra funzione vitale per la città.

Essendo gli unici territori liberi dall’edificazione costituiscono la garanzia, per un corretta gestione delle criticità idrauliche di un ambito che le ha già vissute in più di una occasione. Insomma sono la fidejussione che non possono darci le vasche di prima pioggia o i piccoli bacini di laminazione per stoccare precipitazioni intense ed non previste. Ma in questa eventualità, secondo le supponenti risposte dell’Assesore all’urbanistica di Venezia, che sta patrocinando il nuovo PAT (Piano di Assetto del Territorio),  le garanzie dovrebbero discendere dai soggetti attuatori degli enormi interventi (oltre 100 ettari di nuovi insediamenti) che il Piano prevede.

Da queste affermazioni già si capisce che una “seria” valutazione dell’impatto del PAT sul territorio non è stata fatta, aumentado così rischi e criticità già noti.

L’elemento sconcertante che emerge dalla lettura dei documenti proposti per la nuova pianificazione del Comune di Venezia ( Piano di Assetto del Territorio, PAT) è che l’analisi territoriale è così frammentata in tante voci settoriali burocratiche ed aspecifiche – cioè non  legate alle discipline territoriali specialistiche (ad. es: Tavole dei vincoli, delle invarianti, delle fragilità, delle trasformabilità, dei valori e tutele, ecc.) che si perdono i significati di funzioni sinergiche evidenti fra reti ecologiche, reti idrologiche, contesti del paesaggio rurale della bonifica, e anche i sistemi produttivi agricoli.

Il valore di questi territori non può essere vagamente approssimato con le tecniche di estimo economico, ma va indicizzato in funzione della protezione idraulica che assicurano in casi di nuove copiose precipitazioni, della conservazione delle biodiversità agraria e naturale, e anche del contesto paesaggistico tipico della bonifica.

Un altra riserva che si può muovere al PAT cè che le indicizzazioni della naturalità del territorio (cfr. Allegato 3 relazione agronomica – ambientale) sono esclusivamente basate su rilievi di tipo vegetazionale (semplificato), e omettono (volutamente o sbadatamente ?!?) un approccio conoscitivo della fauna  che invece rivela anche l’importanza di micro ambienti (come i fossi e piccoli corpi idrici) nella valutazione della destinazione di un ambito territoriale.

Ne consegue che territori assolutamente analoghi e contigui nel progetto assumono incomprensibili destinazioni diverse.

Se infine ci si dimentica di considerare che gran parte dei terreni  dell’ambito orientale del Comune giacciono a quote declinanti fino a circa 2 metri sotto il livello del medio mare, ci si rende edotti che scelte di nuove urbanizzazioni in questi luoghi sono da avventurieri incoscienti.

Testimonianze storiche ed archeologiche

Se agli appunti sopra citati  aggiungiamo elementi conoscitivi  della storia e dell’archeologia di questo territorio si comprende davvero la specificità di un contesto ambientale complesso e antico.

E’ noto a tutti che la parte orientale del territorio veneziano custodisce le tracce più o meno nascoste del percorso dell’antica strada romana “Annia Popilia o Emilia Altinate” che consentiva il collegamento fra l’antica Padova e il centro della penisola italica con Altino, Concordia, ed Aquileia.

Foto aerea rilevante il tracciato della via Annia fra Tessera ed Altino

Tracce importanti sono emerse anche nel territorio di Tessera  comprovate dai ritrovamenti di Marcello (1956 e successivi) e altri, poi custodite nel Museo di Altino.

Di detta via hanno scritto numerosi cultori della storia di Venezia (Filiasi, Mutinelli, Gallicciolli, Tentori, Morolin, Sandi, Temanza, ecc.) dai quali si capisce che esiste un evidente ascendente dell’origini di Venezia nell’Altino romana, e in altri insediamenti costieri dell’antichità.

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La via Annia

“Nel 131 a.C. il pretore T. Annio Rufo fece costruire un’importante strada denominata Annia per collegare Padova, Altino, Concordia ed Aquileia.
Per chilometri, fuori della città, le strade erano affiancate da necropoli monumentali, costituite da recinti funerari e da mausolei di grandi dimensioni, che davano lustro al defunto ed alla sua casata ed un’immagine di prosperità e potenza alla città nel suo complesso.
Inoltre, a distanze regolari (5-6 miglia) vennero istituite le cosiddette ‘mutationes‘ (stazioni dove i corrieri postali potevano effettuare il cambio dei cavalli).
A 3 miglia da Altino vi era la ‘mutatio ad tertium‘ (presso l’attuale località di Terzo), a 9 miglia la ‘mutatio ad nonum‘ (presso l’attuale Forte Marghera)”.
[Tratto da Margherita Tirelli :  Il museo archeologico nazionale e le aree archeologiche di Altino].

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Quindi le tracce della via Annia, ancorchè visibili da una semplice foto aerea, hanno una profonda ragione di continuare essere una delle radici fondative del territorio di Tessera e Ca’ Noghera da preservare da trasformazioni urbane e banalizzazioni culturali che invece possono essere dirottate su territori già irrimediabilmente trasformati.

La storia di questi luoghi si arricchisce anche di ulteriori testimonianze alto medievali e moderne legate a presenze di monasteri, pievi e piccoli abitati (cfr. Torre di Tessera XI sec.) che non fanno altro che confermare che questo territorio merita considerazioni  e progetti ben diversi (si ricorda il progetto di legge VI leg. per un parco archeologico di Altino comprendente anche i territori limitrofi di Tessera e Ca’ Noghera) dalla replica di un’altra pista aeroportuale, o dalla realizzazione di una nuova città del divertimento che suscita l’interesse prevalentemente di speculatori edilizi, e capitali maleodoranti.

Scenario futuro di Tessera City, la città del divertimento

Scenario futuro di Tessera City, la città del divertimento

Se questa proposta presentata, ma non discussa con i cittadini, otterrà credito dal Consiglio Comunale di Venezia comporterà che a breve nella ancora verde campagna fra Tessera e Ca’ Noghera (con sicure appendici verso Campalto, Favaro e Dese) al nuovo orizzonte (skyline) perilagunare, già segnato dalle nuove costruzioni aeroportuali, si aggiungeranno i profili  degli edifici del nuovo casinò, di alberghi con le relative insegne luminose, col contorno di immancabili pizzerie, fast food, ristoranti, discoteche, bar, sale da gioco, “night club”, supermercati, negozi di improbabili “souvenirs”; insomma una “nuova città del divertimento” (in  anglopolitichese= entertainment district! )che si animerà soprattutto di notte o per i grandi eventi sportivi o altro nel nuovo stadio cittadino. Il tutto sovrastato da un traffico aereo sempre più intenso, rumoroso e inquinante, che sbarcherà milioni di turisti ansiosi di vedere la piazza della più bella città del mondo (o il suo surrogato), e contornato da grandi e assolati parcheggi pieni di pulmann rigurgitanti turisti ancor più frettolosi!

Finiremo tutti a servizio dei tour turistici “tutto compreso/all-inclusive”: arrivo airport Tessera + trasferimento a Venezia  (with evernew sub-lagoon-way to Venice) + passeggiata piazza sanmarco + serenata gondola (25 min) + tramezzino (very venetianfood!!!) and coke + return to hotel  tessera + fast shower + fast dinner + free evening in the best recent Casinò in Europe! + partenza  da aeroporto + bye-bye Venezia!

 

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(…) se non v’è dispiaciuta affatto, vogliatene bene a chi l’ha scritta, e anche un pochino a chi l’ha raccomodata. Ma se invece fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta.

— Alessandro Manzoni

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