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	<title>Terra Antica</title>
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	<link>http://www.terraantica.org</link>
	<description>Sito di storia locale, cultura, tradizioni popolari, ambiente della terraferma e laguna veneziana</description>
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		<title>Paesaggi consumati. Riflessioni a confronto per una diversa idea di sviluppo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:35:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[consumo suolo]]></category>
		<category><![CDATA[fondazione Beneton]]></category>
		<category><![CDATA[paesaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[EVENTI Paesaggi consumati. Riflessioni a confronto per una diversa idea di sviluppo Venerdì 18 maggio, dalle ore 15, presso la Fondazione Benetton Studi e ricerche, dedicato al tema del consumo di suolo Palazzo Bomben via Cornarotta &#8211; Treviso I fenomeni che &#8230; <a href="http://www.terraantica.org/2012/05/14/paesaggi-consumati-riflessioni-a-confronto-per-una-diversa-idea-di-sviluppo/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;">EVENTI</span></p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Paesaggi consumati. </span></h2>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Riflessioni a confronto per una diversa idea di sviluppo</span></h2>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Venerdì 18 maggio, dalle ore 15, presso la Fondazione Benetton Studi e ricerche, dedicato al tema del consumo di suolo</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Palazzo Bomben via Cornarotta &#8211; Treviso</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">I fenomeni che hanno portato alla profonda trasformazione del territorio veneto, dal secondo dopoguerra ad oggi, sono tuttora in atto e vengono fatti oggetto di studio e valutazione sia da parte del mondo politico istituzionale che da quello degli istituti di ricerca. I grandi progetti di trasformazione territoriale costituiscono una sorta di “onda lunga” di questo processo, e si affacciano in grande numero in questo periodo sia a scala regionale che provinciale, spesso in contraddizione con gli atti di pianificazione vigenti. Le variegate risposte della collettività e la difficoltà della politica di interpretare questo periodo di transizione, danno il senso di una problematicità crescente nel trovare soluzioni al futuro dei nostri luoghi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Sono stati chiamati a intervenire: Alberto Magnaghi, ordinario di Pianificazione Territoriale presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze e fondatore della “Scuola territorialista italiana” che traccerà una visione del fenomeno a scala larga; Federico Della Puppa, professore di Economia e Gestione delle Imprese presso l’Università Iuav di Venezia, Facoltà di Architettura, esperto europeo nell’ambito del programma Urbact &#8211; Support for Cities, che entrerà nel merito di alcuni significativi casi veneti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Sono stati invitati inoltre a portare il loro contributo: Paolino Barbiero, Segretario Generale Cgil Treviso; Enzo Bergamini, architetto; Giuliano Carturan, architetto, Comitato Salviamo il Paesaggio di Treviso; Marzio Favero, sindaco del Comune di Montebelluna; Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, Presidente Confagricoltura Veneto; Marco Milioni, giornalista di «VicenzaPiù»; Leonardo Muraro, Presidente Provincia di Treviso; Alessandro Vardanega, Presidente Unindustria Treviso; Marino Zorzato, vice Presidente Regione Veneto.</span></p>
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		<title>Italia: l&#8217;orto &#8220;fai da te&#8221; conquista piu&#8217; di 4,5 milioni di cittadini</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 15:49:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le attività]]></category>

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		<description><![CDATA[FASEMO FILO&#8217; Italia: l&#8217;orto &#8220;fai da te&#8221; conquista piu&#8217; di 4,5 milioni di cittadini Si chiama &#8220;urban farming&#8221; e muove ogni anno un giro d&#8217;affari di oltre un miliardo di euro, coinvolgendo attivamente oltre 4,5 milioni di italiani. Lo rileva &#8230; <a href="http://www.terraantica.org/2012/05/10/italia-lorto-fai-da-te-conquista-piu-di-45-milioni-di-cittadini/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">FASEMO FILO&#8217;</span></p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Italia: l&#8217;orto &#8220;fai da te&#8221; conquista piu&#8217; di 4,5 milioni di cittadini</span></h2>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Si chiama &#8220;urban farming&#8221; e muove ogni anno un giro d&#8217;affari di oltre un miliardo di euro, coinvolgendo attivamente oltre 4,5 milioni di italiani. Lo rileva la Cia &#8211; Confederazione italiana agricoltori, che parla di un trend sempre più diffuso di chi sceglie di portare un po&#8217; di campagna in città, ricavando un orticello dove si può. Si va dai giardini in cui zucchine, lattuga e peperoni prendono il posto di rose e gelsomini ai balconi in cui i pomodori sostituiscono gerani e margherite, fino alle iniziative pubbliche in cui i comuni mettono a disposizione terreni incolti per farne veri e propri orti cittadini. I nuovi &#8220;farmer&#8221; urbani &#8211; spiega la Cia &#8211; sono una comunità variegata che cresce di anno in anno: oggi, infatti, il &#8220;fai da te&#8221; agricolo incuriosisce e attira due famiglie su dieci. C&#8217;è chi lo fa per necessità, per tamponare così alle conseguenze della crisi; ma sempre più spesso si tratta semplicemente di appassionati del mangiar sano e dell&#8217;aria aperta, &#8220;contadini per caso&#8221; che dopo il lavoro si cambiano d&#8217;abito e imbracciano zappa e rastrello. D&#8217;altra parte &#8211; ricorda la Cia &#8211; coltivare un orto o prendersi cura di fiori e piante sul terrazzo e in giardino, secondo uno studio dell&#8217;Università di Uppsala in Svezia pubblicato sul British Medical Journal, allunga la vita soprattutto nelle persone di mezza età. Quello degli orti urbani, insomma, è un fenomeno in costante espansione, non più etichettabile solo come una moda passeggera ispirata dagli orti &#8220;vip&#8221; di first lady o di attrici di Hollywood.</span></p>
<p><span style="color: #800000;">Fonte: <a href="http://www.agi.it/"><span style="color: #800000;">www.agi.it</span></a></span></p>
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		<title>L&#8217;importanza dell&#8217;albero</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 10:45:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[albero]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Ferrini]]></category>
		<category><![CDATA[importanza]]></category>

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		<description><![CDATA[RICERCHE Importanza economica della presenza di alberi* di Francesco Ferrini È sempre più diffusa, sia fra le pubbliche amministrazioni sia fra i cittadini, la consapevolezza che la presenza di spazi verdi, pubblici e privati, aumenta non solo la qualità della &#8230; <a href="http://www.terraantica.org/2012/05/10/limportanza-dellalbero/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">RICERCHE</span></p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Importanza economica della presenza di alberi*</span></h2>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #800000;">di Francesco Ferrini</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">È sempre più diffusa, sia fra le pubbliche amministrazioni sia fra i cittadini, la consapevolezza che la presenza di spazi verdi, pubblici e privati, aumenta non solo la qualità della vita, ma anche il suo tenore, e produce una ricchezza anche materiale, magari non immediatamente tangibile, ma, come dimostrato da una mole consistente di lavori presenti nella letteratura internazionale, calcolabile con relativa facilità e con un’approssimazione piuttosto elavata.</span><br />
<span style="color: #800000;">È altrettanto chiara l’importanza di cercare di tutelare e migliorare l’esistente e, soprattutto, di incrementare le superfici destinate al verde.</span><br />
<span style="color: #800000;">I benefici economici apportati dalla presenza delle piante sono sia diretti, sia indiretti. I primi sono chiaramente collegati con il risparmio energetico che la loro presenza produce, in termini di minori spese di condizionamento e di riscaldamento (effetto protezione dal vento). A questi si aggiunge il fatto che il valore degli alberi aumenta dalla messa a dimora, fino a quando raggiungono la piena maturità. Essi rappresentano, inoltre, un notevole investimento: il valore di case con giardino è infatti superiore a quello di case che ne sono prive; la sola aggiunta di una copertura erbosa ha prodotto, in una ricerca condotta negli Stati Uniti, un aumento di valore delle case sottoposte a valutazione di circa il 10%), che, inoltre, sono risultate anche più facilmente vendibili.</span></p>
<div class="wp-caption alignnone" style="width: 636px"><img title="Albero" src="http://informiamo.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2012/03/jurupa.jpg" alt="Albero" width="626" height="527" /><p class="wp-caption-text">l&#39;importanza dell&#39;albero</p></div>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">La presenza di copertura arborea nei lotti urbanizzati e il relativo incremento di prezzo che questa determina sugli immobili sono stati oggetto di numerose ricerche a livello internazionale, pubblicate sulle più autorevoli riviste di paesaggistica e di urbanistica. Pur essendo influenzato da numerosi altri fattori, l’aumento di prezzo degli immobili può variare, in presenza o meno di aree coperte da vegetazione arborea, dal 10 al 20% (Council of Trees and Landscape Tree Appraisers). Gli studi dello U.S. Forest Service hanno evidenziato che la presenza degli alberi incrementa il valore degli immobili dal 7 al 20%.</span><br />
<span style="color: #800000;">La presenza di piante non solo aggiunge valore alle abitazioni direttamente interessate dalla presenza degli alberi, ma anche a tutte quelle poste nelle zone adiacenti. Interessante appare un recente lavoro che ha analizzato i prezzi di case e terreni in relazione alla loro prossimità ad aree verdi urbane o a boschi, evidenziando come l’aumento di prezzo non sia solo dovuto a ragioni estetiche, ma anche alla percezione di vivere in un ambiente più salubre.</span><br />
<span style="color: #800000;">I benefici economici indiretti sono ancora superiori, poiché interessano intere comunità: le spese per l’energia elettrica sono inferiori, i consumi di combustibili fossili sono inferiori e, quindi, anche le emissioni inquinanti risultano ridotte; non ultimo è l’effetto che la copertura vegetale esercita nel controllo degli eventi meteorici, soprattutto in relazione a eccezionali eventi idrici.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">*Nota estratta dall’articolo pubblicato sul Bullettino della Società Toscana di Orticoltura, n. 2 , 2011</span></p>
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		<title>Viaggio nel Montefeltro</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 18:51:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Escursioni]]></category>

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		<description><![CDATA[Viaggio nel Montefeltro di Ettore Aulisio Suggerimento per un viaggio da Rimini a San Leo sulle tracce di briganti e cornuti, di fantasmi e maghi, tra rocche e pievi, seguendo la via degli antichi sapori. Lo strano turista giunto con &#8230; <a href="http://www.terraantica.org/2012/05/06/viaggio-nel-montefeltro/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 style="text-align: center;">Viaggio nel Montefeltro</h2>
<p>di Ettore Aulisio</p>
<p style="text-align: justify;">Suggerimento per un viaggio da Rimini a San Leo sulle tracce di briganti e cornuti, di fantasmi e maghi, tra rocche e pievi, seguendo la via degli antichi sapori.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo strano turista giunto con la Panda in Romagna, nei pressi della città di Rimini sdraiata tra le sue innumerevoli discoteche da sballo, guarda fuori del finestrino ed il suo pensiero automaticamente va al poeta Giovanni Pascoli che, oltre cento anni fa, scriveva:</p>
<p>«<em>Romagna solatìa, dolce paese&#8230;&#8230;: / il paese ove, andando, ci accompagna / l’azzurra visïon di San Marino: / sempre mi torna al cuore il paese/ cui regnarono Guidi e Malatesta,/ cui tenne il Passator cortese, / re della strada, re della foresta</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Oramai quasi più nessuno si ricorda del Passatore, il barbuto brigante che, prima di essere cristianamente impiccato dal delegato pontificio, ne fece di tutti i colori, rubando e uccidendo qua e là, ma, soprattutto, seducendo in ogni dove non solo le belle e procaci contadinelle, ma anche le super-be e all’apparenza altezzose nobildonne delle città. Il turista pensa che attualmente in Italia altre persone si dedicano con tanto successo all’arte della seduzione, anche di minorenni, e non vengono impiccate. Come cambiano i tempi!!!</p>
<p>IL PARADISO (FISCALE) DELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO</p>
<p style="text-align: justify;">Questi pensieri in verità rattristano un po’ il turista italiano che preferisce andare con lo sguardo e i pensieri a ciò che si intravede al di là dell’autostrada. A dire il vero, però, il paesaggio è non è più quello descritto dal poeta: grovigli di strade e di edifici, di altri edifici ed ancora di edifici hanno invaso e ancora invadono la campagna che dal mare si stende verso le colline. Appare a tratti però la “<em>vision</em> di San Marino”, non tanto dolce per il turista che, quando la visitò, rimase deluso per la profusione di falsi architettonici e per tutte le chincaglierie di pessimo gusto che si vendevano per le strade. Eppure ancor oggi per qualcuno la visione di San Marino è dolce, anzi paradisiaca, lo è per tutti coloro che vogliono dare un sicuro ed esentasse rifugio ai loro capitali finanziari; l’antipatia del turista per questa piccola Repubblica non sarà forse dettata dall’invidia e dal fatto che non ha capitali da esportare? Soffre forse il turista della sindrome della volpe e l’uva?</p>
<p>A RIMINI CON LA MOGLIE DEL DIAVOLO</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciamo perdere queste considerazioni troppo personali e ritorniamo al viaggio che il nostro turista ha deciso di compiere alla ricerca di cose belle, interessanti, soprattutto un po’ strane e, perché no, anche saporite; giunto al casello di Rimini Nord esce dall’autostrada e segue prima la via Emilia verso Rimini; qui, di poco oltrepassato il cippo del Km 4 in località di San Martino in Riparotta, sulla sinistra cisono nell’area di un distributore di benzina i resti di un Mausoleo Romano.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rudere, che è detto comunemente “della moglie del diavolo”, è formato da un conglomerato di pietre e pozzolana. Data un’occhiata in giro per vedere se c’è qualche diavolo nei paraggi, il turista &#8211; anche per giustificare la sosta &#8211; fa rifornimento di benzina, e pensa che forse di diabolico qui c’è solo il prezzo del carburante.</p>
<p>Poi ritorna indietro e si dirige verso Sant’Arcangelo di Romagna che raggiunge dopo pochi km.; se fosse stato un architetto avrebbe forse proseguito per Rimini dove sorge il Tempio Malatestiano, opera del maggior teorico rinascimentale dell’architettura italiana.</p>
<p>SANTARCANGELO DI ROMAGNA: DOVE GAREGGIANO I CORNUTI</p>
<p style="text-align: justify;">Sant’Arcangelo è una cittadina agricolo-commerciale costituita da una parte moderna, pianeggiante, e da una parte d’epoca medievale posta su una piccola altura, il colle di Giove. La parte medievale del paese, dominata dalla Rocca Malatestiana. Si presenta ben conservata nel suo antico impianto urbanistico con stradette tortuose e squarci ambientali piuttosto suggestivi.</p>
<div id="attachment_1362" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1362" title="santarcangelo_r" src="http://www.terraantica.org/new/wp-content/uploads/santarcangelo_r-300x81.jpg" alt="Santarcangelo di Romagna" width="300" height="81" /><p class="wp-caption-text">Sant&#39; Arcangelo di Romagna</p></div>
<p style="text-align: justify;">Il piccolo colle, come documentano gli scavi archeologici, fu abitato dai tempi preistorici sino a tutta l’età romana. Poi arrivarono i Barbari che distrussero tutto o quasi, probabilmente però il nucleo del paese fu ricostituito dai Longobardi che, così pensa il turista, vi fondarono una Pieve intitolandola come era loro abitudine a San Michele Arcangelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Verso la fine del medioevo il borgo divenne possesso della famiglia dei Malatesta di Rimini. Per il turista però la cosa più interessante non sono né la storia della cittadina, né le superstiti testimonianze architettoniche, bensì sapere cosa accade ogni anno l’undici novembre, il giorno in cui si festeggia San Martino. Qui forse è opportuno fare una divagazione cronologica e riferire di quando il turista, ancor giovane e con pochi mezzi finanziari (e di trasporto) da Venezia si recava all’Università di Urbino con il treno; in un’occasione – era il giorno di San Martino &#8211; in una stazioncina dopo Bologna salirono diversi uomini che scherzando e vociando dicevano che andavano a Sant’Arcangelo di Romagna per “la corsa dei cornuti”. Il nostro giovane studente, non ancora turista, non capì se quei signori andavano a Sant’Arcangelo a vedere quei poverini che, per loro disattenzione o per lo spirito di iniziativa delle proprie mogli, metaforicamente avevano il capo incorniciato da un bel paio di corna, proprio come i cervi, oppure se a tale corsa intendevano partecipare essi stessi come protagonisti. In entrambi casi la questione era piuttosto curiosa e lo studente, con gli anni divenuto turista, decise che bisognava prima o poi avere un chiarimento andando sul posto (anche perché seppe che corse dei cornuti si svolgono o si svolgevano in diversi paesi italiani in occasione della Festa di San Martino). A chi chiedere chiarimenti in merito, all’ufficio del turismo, allo IAT? ai vigili o al sindaco? Oppure al parroco? Forse lui, per dovere d’ufficio, è il più informato di tutti, ma non puòparlare. Ma è il caso, è opportuno chiedere a qualcuno se ha mai partecipato alla corsa dei cornuti? E se questi si offende? Nel dubbio il turista procede oltre e decide di non fare per il momento domande in merito.</p>
<p>SUORE E RITI PAGANI</p>
<p style="text-align: justify;">Il turista, già che c’è, a Sant’Arcangelo vorrebbe sapere altre cose e vedere le “grotte delle monache” anche per soddisfare un’altra sua curiosità: che cosa ci facevano là dentro quelle pie donne? Pregavano o rievocavano riti pagani? E’ senz’altro certo che Sant’Arcangelo nasconde una sua storia sotterranea e misteriosa: qui le cavità, i pozzi, i cunicoli e le gallerie costituiscono un’altra città sotto quella visibile, a molti ancora sconosciuta. Le guide turistiche dichiarano che: «<em>è impossibile descrivere le emozioni e le sensazioni che si provano inoltrandosi nei meandri più reconditi di questo mondo, isolato nella sua quiete millenaria, ma indissolubilmente collegato con la realtà soprastante. Assolutamente imperdibile è la visita guidata all’interno della grotta monumentale, un viaggio indietro nel tempo, in una sorta di labirinto, alla scoperta di antiche leggende ed eccitanti racconti. Gli ipogei di Santarcangelo sono disposti su tre piani e vengono distinti in “grotte a struttura semplice“ ed altre a “struttura complessa”. Se per i primi piani si è ipotizzato un uso pratico (depositi, cantine per la conservazione del nostro Sangiovese, grazie ad una temperatura costante di 12/13 gradi), per i secondi non si esclude, invece, una finalità cultuale. Gli studiosi, a tale proposito, avanzano numerose ipotesi: tombe etrusche, grotte paleocristiane, sacelli per il culto orientale del Dio Mitra, basilichette di monaci Basiliani ecc&#8230; Tuttora è un vero mistero! Sappiamo invece con certezza che, indipendentemente dalla loro origine, sono stati ottimi rifugi per gli abitanti della città durante la seconda guerra mondiale, occasione in cui furono messi tutti in comunicazione</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine della visita il turista continua ad avere le idee un po’ confuse, però considera stimolante visitare luoghi che conservano una certa atmosfera di mistero &#8230;Un’idea gli viene in mente: forse in quelle grotte il brigante Passatore incontrava le mogli dei cornuti? La storia a volte è troppo arida e un po’ di immaginazione per rivivere il passato non fa male. Almeno i medici non lo sconsigliano.</p>
<p>SANT’ARCANGELO, ARRIVEDERCI&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Il nostro turista non ha molto tempo a disposizione e quindi, con rammarico, tralascia di vedere le altre cose interessanti di questo paese dall’aria sonnolenta, ad esempio il Museo degli usi e costumi della gente di Romagna dove è raccolta una ricca documentazione su storia, economia, lingua e tradizioni contadine e artigianali della zona; forse avrebbe trovato lì una risposta alle sue curiosità. Oppure avrebbe potuto visitare la bottega del mangano, la Stamperia Marchi, dove vi sono tutti gli antichi attrezzi per stampare le tele di canapa e lino, soprattutto tovaglie, con i disegni tradizionali. Pazienza, si accontenterà, una volta ritornato a casa, di guardare le tele che ha comprate nella non lontana Gambettola.</p>
<div id="attachment_1363" class="wp-caption aligncenter" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-1363" title="Bottega_mangano" src="http://www.terraantica.org/new/wp-content/uploads/Bottega_mangano-300x222.jpg" alt="Bottega Mangano" width="300" height="222" /><p class="wp-caption-text">Bottega del mangano</p></div>
<div id="attachment_1364" class="wp-caption aligncenter" style="width: 306px"><img class="size-full wp-image-1364" title="Sferisterio" src="http://www.terraantica.org/new/wp-content/uploads/Sferisterio.jpg" alt="Sferisterio" width="296" height="221" /><p class="wp-caption-text">Sferisterio</p></div>
<p style="text-align: justify;">Si ripromette però di ritornare per cercare di soddisfare le sue curiosità, ma prima di partire si ferma per fare uno spuntino: un po’ di piadina con formaggio pecorino ‘di fossa’ e un buon bicchiere di albana passito.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni avventori gli dicono di ritornare a novembre per la festa di San Martino, non tanto per la questione della corsa dei cornuti, ma per assaporare nell’osterie altri vini, il pagadebit (ottimo col risotto), il cagnina (da bere mangiando castagne arrosto o con le torte), oppure il famosissimo sangiovese di Romagna (ottimo con carni e salumi e pasta all’uovo).</p>
<p style="text-align: justify;">Risalito in auto, questa volta il turista lascia la strada statale Emilia e si avvia verso l’interno percorrendo la strada provinciale n° 14, detta Santarcangiolese. Si incomincia lievemente a salire sulle colline un po’ spiattellate da cui, ogni tanto si ergono altere delle rupi dominate da rocche e castelli. E sullo sfondo appare la dolce vision di San Marino&#8230;.</p>
<p>NELLE TERRE DEI GUIDI E DEI MALATESTA: IL BALCONE DELLA ROMAGNA</p>
<p style="text-align: justify;">L’itinerario automobilistico del turista prosegue per la strada di Torriana e si passa poco distante dalla Pieve di San Michele Arcangelo: si tratta di un edificio molto antico (VI secolo) ed interessante, di origine bizantina. Forse varrebbe la pena di vederlo, e il turista, pur in cerca di cose strane e curiose, cede al desiderio che ha di vedere le chiese antiche, soprattutto quelle paleocristiane, bizantine e romaniche. Questo è il suo debole, forse glielo possiamo perdonare?</p>
<p style="text-align: justify;">Proseguendo il viaggio appaiono le pittoresche rupi di Torriana che si raggiunge percorrendo tre chilometri in salita. Il paese fino al 1938 era denominato “Scorticata” a causa dell’asperità dello spuntone di roccia, una volta quasi privo di vegetazione, sul quale fu costruita la rocca. Il romagnolo Benito Mussolini, che proprio in quell’anno aveva emanato le leggi per purificare l’italica razza, non poteva tollerare che un paese tanto pittoresco fosse indicato con un toponimo così brutto; e allora, vedendo che nella zona c’erano torri e rocche lo ribattezzò con il toponimo di “Torriana”. Il colle però rimase sempre scorticato, anche se negli ultimi anni la vegetazione spontanea sta ricoprendo alcuni dirupi.</p>
<p style="text-align: justify;">Da Torriana, che si trova a 337 metri sul livello del mare, si può ammirare un bel paesaggio, la vista va dal mare all’interno, e per tale motivo al paese è stato dato l’appellativo di «balcone della Romagna». Su un colle di fronte, a poca distanza, troneggia la Rocca che sovrasta il borgo di Verrucchio dove, si dice, ebbe origine la famiglia dei Malatesta la quale, suddivisa nel tempo in diversi rami, governò a lungo questa parte della Romagna e la costa, da Rimini, a Gradara, a Pesaro, a Fano e, per un certo periodo sino a Senigallia.</p>
<p style="text-align: justify;">Famosa famiglia quella dei Malatesta, sempre in lotta con i Signori suoi vicini, i Guidi e i Montefeltro, famosa anche perché fece per lungo tempo parlare di sé le cronache nere, con complotti che nelle tante rocche avevano origine e che nelle rocche stesse tragicamente si concludevano. Nella rocca di Gradara furono uccisi da Giangiotto i due più celebri amanti del medioevo italiano, Paolo e Francesca, quelli che fecero commuovere anche il bisbetico Dante Alighieri. E, come racconta la leggenda, proprio nei sotterranei del Castello di Torriana fu trucidato lo stesso Giangiotto.</p>
<p style="text-align: justify;">E il turista a questo punto si domanda: perché Giangiotto non partecipò alla corsa dei cornuti di Sant’Argangelo: forse perché era zoppo? Ma se vi avesse partecipato, Dante avrebbe più parlato di lui nella Divina Commedia? In attesa di trovare una risposta a questi esistenziali quesiti, il turista da Torriana si gode la vista del paesaggio romagnolo e del Montefeltro e osserva spuntare sui colli, macchiati qua e là dalla disordinata vegetazione arborea, le rocche e borghi di Talamello (patria del formaggio di fossa), di Pie- tracuta, e un po’ più lontano quella di San Leo. La meta del viaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il borgo di Torriana è pittoresco, ha conservato la struttura e l’aspetto medievale; qui ci abitarono anche gli etruschi, poi nel medioevo costruirono torri di difesa e una rocca, ancora visibile verso la fine del medioevo, che ne divenne padrona la famiglia Malatesta. Il turista, percorrendo le scoscese e strette strade del borgo, cerca di respirare quest’aria che sa di antico e di immobilità nel tempo: si ferma e quasi si estranea dalla realtà, gli sembra quasi di essere fuori del tempo, ma l’aria sa anche di altri odori che vengono dalle poche case abitate e dalla cucina del ristorante. Ritorna quindi con la mente su questa terra gustando l’odore, anzi il profumo di una cucina antica, genuina, come quella di quando lui ragazzo viveva in un paese dell’Italia centrale. Profumo di sughi di carne cotti lentamente per condire la pasta all’uovo, profumo di coniglio in porchetta, di arrosto di cinghiale&#8230;&#8230;.E che dire della carne d’agnello servita su delle piccole griglie per non farla raffreddare?</p>
<p style="text-align: justify;">IL CASTELLO DEL FANTASMA AZZURRINA.</p>
<p style="text-align: justify;">Poco distante da Torriana si erge il castello di Montebello, perfettamente conservato e visitabile. Si tratta senza dubbio di uno degli edifici storici più interessanti di tutto il territorio della Signoria malatestiana. E&#8217; un complesso in cui è possibile leggere ancora con chiarezza gli interventi subiti nel corso di secoli, da quelli più strettamente militari a quelli finalizzati all&#8217;adattamento in dimora nobiliare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mastio e parte della fortezza sono risalenti all&#8217;originale struttura dell&#8217;anno 1000. La residenza signorile risale alla seconda metà del 1400 quando ai Malatesta subentrarono i Conti Guidi di Bagno, tuttora legittimi proprietari.</p>
<p style="text-align: justify;">Una visita alla Rocca riserva molte sorprese anche per i tesori e i segreti che vi sono custoditi. Si trovano mobili di gran pregio che vanno dal 1300 al 1700. Bella la collezione di forzieri e cassapanche tra cui spicca una cassa dipinta risalente, si dice, alle Crociate. Cunicoli misteriosi, passaggi oscuri, pozzi profondissimi e strani accadimenti hanno alimentato la leggenda di un fantasma, quello di una bimba di circa 5 anni, figlia del feudatario, scomparsa nei sotterranei del castello nel 1375: il corpo della bambina non fu più ritrovato. Qualcuno sostiene che il fantasma di nome Azzurrina si aggiri ancor oggi tra le mura e che ogni cinque anni (in quelli che terminano con lo zero o con il cinque) faccia sentire nottetempo i suoi tristi e struggenti lamenti. Chi gestisce il castello ha provveduto a registrare i lamenti e li offre, in vendita, ai turisti che non possono attendere la fine del quinquennio (è una specie di Napoli dove si vende l’aria del Vesuvio confezionata in scatolette di cartone). E’ certo che l’industria turistica ha fatto grandi progressi uti- lizzando i prodotti delle più moderne tecnologie: ora le famiglie tedesche o russe o lombarde che abitualmente affollano le spiagge romagnole, hanno la possibilità e la soddisfazione, una volta ritornate nelle loro città, di riascoltare o di far ascoltare ai loro vicini i tristi lamenti di “Azzurrina”! Che bello!!</p>
<p style="text-align: justify;">SAN LEO CI ATTENDE</p>
<p style="text-align: justify;">Le ore passano e il turista deve arrivare sino a San Leo e quindi, una volta sceso a valle, giunto al bivio con Verrucchio procede oltre, vincendo la tentazione di salire sino alla Rocca che arcigna domina la valle. Oramai il turista non ha più vent’anni (e neppure trenta, quaranta, cinquanta&#8230;) e deve tenere conto della sua resistenza fisica (scarsa) e mentale (?) rinunciando a qualcosa. Perciò niente Verrucchio, niente Rocca, storie leggendarie d’amori e delitti, si procede per la strada che si snoda nella valle del Marecchia (più che un fiume sembra un indisciplinato torrente) e poco dopo oltrepassa il confine tra Romagna e Marche, tra la provincia di Rimini e quella di Pesaro Urbino. Giunto a Pietracuta (quanto gli piace questo nome! Sa tanto di medievale) è indeciso se prendere la strada che risale il corso del fiume e si dirige verso il santuario abbandonato di Saiano &#8211; con resti longobardi e i resti di una torre cilindrica di origine bizantina &#8211; un’antica Pieve (con cripta e resti d’epoca romana) poco prima di Secchiano, Macerata Feltria, Talamello e le ex miniere di Perticara, Sant’Agata, Carpegna (che prosciutti!), ecc. &#8230;.., oppure proseguire per la strada che in pochi km di salita lo porta a San Leo. Dopo un attimo di riflessione, proprio per i motivi già detti, il turista decide per l“oppure”.</p>
<div class="wp-caption aligncenter" style="width: 192px"><img title="Rocca di San leo" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQayid1v77mPCNqQtB8IEAhIMn-BvE1d-vbYm6ccmNniay7AQJcsQ" alt="Rocca di San leo" width="182" height="277" /><p class="wp-caption-text">Rocca di San leo</p></div>
<p style="text-align: justify;">SAN LEO</p>
<p style="text-align: justify;">Che dire di San Leo? Niente, quello che prova il turista osservando l’ardita rocca o la pieve o il duomo romanici, se lo tiene per sé. Solo due note storiche: a) in questo luogo ebbe origine la famiglia dei Montefeltro che governarono, abbellendola, la città di Urbino; b) San Leo fu da Berengario proclamata capitale d’Italia. Solo, particolare non indifferente, l’Italia politica non c’era ancora.</p>
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		<title>Fuosa</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 08:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Adriatico]]></category>
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		<category><![CDATA[mare]]></category>
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		<description><![CDATA[VOCABOLARIO LAGUNARE &#8220;Ecco quante circostanze debbono esser note al nocchiero intorno all&#8217;elevazione od all&#8217;abbassamento della laguna per affidarsi a sortire ovvero entrare nei porti. Abbiamo però detto dover egli osservare ancora la così detta fuosa. E&#8217; dessa quel canale formato &#8230; <a href="http://www.terraantica.org/2012/04/27/fuosa/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">VOCABOLARIO LAGUNARE</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">&#8220;Ecco quante circostanze debbono esser note al nocchiero intorno all&#8217;elevazione od all&#8217;abbassamento della laguna per affidarsi a sortire ovvero entrare nei porti. Abbiamo però detto dover egli osservare ancora la così detta <em>fuosa</em>. E&#8217; dessa quel canale formato fuori del porto attraverso gli scanni e prodotto non solo dall&#8217;impeto delle acque nel sortire; ma da quella deviazione verso ponente presa dalle acque appena uscite dai porti quando naturalmente dovrebbero rovesciarsi in mare in linea retta. Accade tale deviazione perchè le correnti dell&#8217;Adriatico ed i venti dominanti in esso movendo da levante, con una forza maggiore, obbligano le nostre acque a piegare a ponente e rasente ai lidi. Scegliere adunque il punto più acconcio, in cui la <em>fuosa</em> sia meno pericolosa non è sì facile. E&#8217; mestieri di un piloto educato nelle nostre lagune, conoscitore di tante circostanze differenti, e sopra modo sagace affinchè le navi non abbiano o a rompere o ad impigliarsi.&#8221;</span></p>
<address style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Da &#8220;IL FIORE DI VENEZIA&#8221; di Ermolao Paoletti; Venezia, 1837- Tommaso Fontana Editore</span></address>
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		<title>Il &#8221; comun d&#8217;acqua&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 07:55:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vocabolario lagunare]]></category>
		<category><![CDATA[comun d'acqua]]></category>
		<category><![CDATA[laguna]]></category>
		<category><![CDATA[livello comune]]></category>
		<category><![CDATA[marea]]></category>

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		<description><![CDATA[VOCABOLARIO LAGUNARE &#8220;Oltre di che la massima marea suol accadere nei solstizii e nell&#8217;equinozio di primavera, montando allora da uno fino ai 6 piedi soma l&#8217;ordinario livello, e più ancora in occasione di gagliarda burrasca. Noi segniamo negl&#8217;interni canali della &#8230; <a href="http://www.terraantica.org/2012/04/27/il-comun-dacqua/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;">VOCABOLARIO LAGUNARE</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">&#8220;Oltre di che la massima marea suol accadere nei solstizii e nell&#8217;equinozio di primavera, montando allora da uno fino ai 6 piedi soma l&#8217;ordinario livello, e più ancora in occasione di gagliarda burrasca. Noi segniamo negl&#8217;interni canali della città la media elevazione dell&#8217;acqua, con un <em><strong><span style="text-decoration: underline;">C</span></strong></em> e diciamo che, giunta a quella inferior linea orizzontale, è <em>al comune</em>, cioè <em>al medio grado di altezza</em>. Ecco quante circostanze debbono esser note al nocchiero intorno all&#8217;elevazione od all&#8217;abbassamento della laguna per affidarsi a sortire ovvero entrare nei porti.&#8221;</span></p>
<address style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Da &#8220;IL FIORE DI VENEZIA&#8221; di Ermolao Paoletti; Venezia, 1837- Tommaso Fontana Editore</span></address>
<address style="text-align: justify;"> </address>
<div id="attachment_1354" class="wp-caption aligncenter" style="width: 415px"><img class=" wp-image-1354 " title="Comun_de acqua1840" src="http://www.terraantica.org/new/wp-content/uploads/Comun_de-acqua1840-288x300.jpg" alt="Comun de acqua 1840 e 1970" width="405" height="421" /><p class="wp-caption-text">Comun de acqua nel 1810 e nel 1970 nel Bacino Orseolo dietro piazza San (Foto di Paolo Pozzo)</p></div>
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		<title>Acque alte: Venezia e New Orleans (USA) a confronto</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 08:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[acqua alta]]></category>
		<category><![CDATA[News Orleans]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[EVENTI Venezia e News Orleans a confronto sulle acque alte:  la testimonianza degli ambientalisti in un radiodocumentario di Zoe Sullivan su MAKING CONTACT http://www.radioproject.org/2012/03/cities-underwater-venice-and-new-orleans-seek-solutions/ http://www.radioproject.org/sound/2012/MakingCon_120328_Ax.mp3  http://nationalradioproject.org/ &#160; ciao Pino Sartori]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>EVENTI</p>
<p>Venezia e News Orleans a confronto sulle acque alte:  la testimonianza degli ambientalisti in un radiodocumentario di Zoe Sullivan su MAKING CONTACT</p>
<blockquote><p><a title="blocked::http://www.radioproject.org/2012/03/cities-underwater-venice-and-new-orleans-seek-solutions/" href="http://www.radioproject.org/2012/03/cities-underwater-venice-and-new-orleans-seek-solutions/">http://www.radioproject.org/2012/03/cities-underwater-venice-and-new-orleans-seek-solutions/</a></p>
<p><a title="blocked::http://www.radioproject.org/sound/2012/MakingCon_120328_Ax.mp3" href="http://www.radioproject.org/sound/2012/MakingCon_120328_Ax.mp3">http://www.radioproject.org/sound/2012/MakingCon_120328_Ax.mp3</a></p>
<p> <a title="blocked::http://nationalradioproject.org/" href="http://nationalradioproject.org/"><span style="color: #810081;">http://nationalradioproject.org/</span></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>ciao</p>
<p>Pino Sartori</p></blockquote>
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		<title>Pasqua</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 16:12:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fasemo filò]]></category>
		<category><![CDATA[focaccia]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua. agnello]]></category>

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		<description><![CDATA[FASEMO FILO&#8217; Xe Pasqua xe Pasqua che caro che go&#8217; se magna la fugassa e se beve el coco&#8217;! So andada in cusina e go visto l&#8217;agneo se vede che se usa magnar anca queo! (raccolta da Roberta Poggi) &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;">FASEMO FILO&#8217;</span></p>
<p><span style="color: #800000;">Xe Pasqua xe Pasqua</span><br />
<span style="color: #800000;">che caro che go&#8217;</span><br />
<span style="color: #800000;">se magna la fugassa</span><br />
<span style="color: #800000;">e se beve el coco&#8217;!</span></p>
<p><span style="color: #800000;">So andada in cusina</span><br />
<span style="color: #800000;">e go visto l&#8217;agneo</span><br />
<span style="color: #800000;">se vede che se usa</span><br />
<span style="color: #800000;">magnar anca queo!</span></p>
<p><span style="color: #800000;">(raccolta da Roberta Poggi)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Riemerse dalla memoria le campane di Sanbruson</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 10:45:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fasemo filò]]></category>
		<category><![CDATA[campane]]></category>
		<category><![CDATA[Sambruson]]></category>

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		<description><![CDATA[FASEMO FILO&#8217; Riemerse dalla memoria le campane di Sanbruson  Din dan don le canpane de Sanbruson E le sona dì e note E le buta zò le porte Ma le porte gera de féro Volta la carta ghe xé un &#8230; <a href="http://www.terraantica.org/2012/04/05/1327/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;">FASEMO FILO&#8217;</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><strong>Riemerse dalla memoria le campane di Sanbruson </strong></span></p>
<p><span style="color: #800000;">Din dan don le canpane de Sanbruson</span><br />
<span style="color: #800000;">E le sona dì e note</span><br />
<span style="color: #800000;">E le buta zò le porte</span><br />
<span style="color: #800000;">Ma le porte gera de féro</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe xé un caliéro</span><br />
<span style="color: #800000;">Un calièro pien de piova</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe xe na rosa</span><br />
<span style="color: #800000;">E la rosa sa da bon</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe xe un melon</span><br />
<span style="color: #800000;">Ma il melon xe massa fato</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe xe un mato</span><br />
<span style="color: #800000;">Un mato da ligare</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe xe un mare</span><br />
<span style="color: #800000;">Un mare e na marina</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe xé na galina</span><br />
<span style="color: #800000;">La galina fa cocodè</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe xé un re</span><br />
<span style="color: #800000;">Un re e un rearo</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe xé un peraro</span><br />
<span style="color: #800000;">Un peraro che fa i fighi</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe xé i strighi</span><br />
<span style="color: #800000;">I strighi che fa miao</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe xé el babao</span><br />
<span style="color: #800000;">Un babao col bèco rosso</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe xé un posso</span><br />
<span style="color: #800000;">Un posso pien de aqua</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe xe na gata</span><br />
<span style="color: #800000;">E la gata fa i gatèi</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta ghe i putèi</span><br />
<span style="color: #800000;">E i putéi fa ostaria</span><br />
<span style="color: #800000;">Volta la carta che la xe finia</span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Venezia: dalla creta ai laterizi</title>
		<link>http://www.terraantica.org/2012/04/05/venezia-dalla-creta-ai-laterizi/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=venezia-dalla-creta-ai-laterizi</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 10:37:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AulisioE</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[acqua piovana]]></category>
		<category><![CDATA[argilla]]></category>
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		<description><![CDATA[RICERCHE Venezia: dalla creta ai laterizi Testo di Anna Maria Ferraguti e Ettore Aulisio, foto di Luigina Gottardo * * * L’argilla per fondazioni e cisterne – I laterizi – Gli elementi decorativi in cotto L’argilla per fondazioni e cisterne &#8230; <a href="http://www.terraantica.org/2012/04/05/venezia-dalla-creta-ai-laterizi/">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #800000;">RICERCHE</span></p>
<h2 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">Venezia: dalla creta ai laterizi</span></h2>
<p><span style="color: #800000;">Testo di Anna Maria Ferraguti e Ettore Aulisio, foto di Luigina Gottardo</span><br />
<span style="color: #800000;">* * *</span><br />
<span style="color: #800000;">L’argilla per fondazioni e cisterne – I laterizi – Gli elementi decorativi in cotto</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>L’argilla per fondazioni e cisterne</strong></span><br />
<span style="color: #800000;">Masse di argilla allo stato grezzo furono per secoli impiegate a Venezia nella costruzione delle fondazioni degli edifici e delle cisterne di acqua piovana destinata agli usi domestici.</span><br />
<span style="color: #800000;">Per quanto riguarda le fondazioni degli edifici con l’argilla si riempivano le fosse, scavate sotto il livello delle acque lagunari, in cui venivano infisse le palificazioni. L’argilla creava una protezione impermeabile ai tronchi d’albero preservandoli dai possibili processi di marcimento.</span><br />
<span style="color: #800000;">L’argilla, sempre per le sue proprietà impermeabilizzanti, era anche utilizzata per rivestire le pareti esterne delle cisterne sotterranee, impedendo in tal modo l’infiltrazione di acque salmastre.</span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-full wp-image-1046" src="http://www.terraantica.org/new/wp-content/uploads/7-s.m.domini.jpg" alt="Santa Maria Materdomini" /><span style="color: #800000;">1 &#8211; <em>Venezia, Santa Maria Mater Domini: palazzo duecentesco in stile veneto-bizantino, costruito utilizzando mattoni di terracotta</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>I laterizi</strong></span><br />
<span style="color: #800000;">Per molti secoli, a Venezia e in tutte le isole lagunari, gran parte degli edifici e manufatti furono costruiti interamente o prevalentemente in legno ed altri materiali vegetali (le ‘grisiole’). Tali tipi di costruzioni erano naturalmente soggette agli incendi provocati soprattutto dai sistemi di riscaldamento e di illuminazione allora in uso. Gli incendi a volte assunsero carattere devastante minacciando di distruggere gli agglomerati urbani che sorgevano nelle varie isole: basti ricordare che nell’anno 1174 il fuoco distrusse nella sola città di Venezia circa tremila case!</span><br />
<span style="color: #800000;">Per eliminare – o per notevolmente ridurre – la minaccia di distruzione provocata dagli incendi, a partire dal XIII secolo a Venezia si preferì utilizzare pietre e laterizi per la costruzione degli edifici, soprattutto per le strutture esterne, limitando l’impiego del legno alle strutture interne (travature, tramezzi, soffitti) e per alcuni elementi d’integrazione esterna (liagò, barbacani, altane). Con l’argilla proveniente dalle cave della terraferma erano fabbricati i laterizi (mattoni, tegole ed altri elementi di terracotta) che, almeno nei primi tempi, venivano cotti in diverse fornaci funzionanti all’interno della città, come ricordano antichi toponimi ancora esistenti: “ponte della crea” a Cannaregio,“calle della crea” e rio e fondamenta “de la fornace” nei pressi della chiesa della Salute.</span><br />
<span style="color: #800000;">In una città come Venezia dove tutti i materiali dovevano essere importati da altre zone, non si doveva sprecare nulla e quindi si riutilizzava, seppure con qualche adattamento, quello che già si aveva a disposizione. Diversi materiali pertanto furono riutilizzati in costruzioni, anche più volte a distanza di secoli; è questo il caso delle “altinelle”, i piccoli mattoni di epoca romana che dopo la distruzione di Altino furono usati prima a Torcello, e poi reimpiegati a Venezia nelle prime costruzioni veneto-bizantine e successivamente in quelle gotiche e rinascimentali.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><img class="alignnone" title="Palazzo Contarini del Bovolo: particolare uso del laterizio nella torre scalare." src="http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/medium/49865110.jpg" alt="Palazzo Contarini del Bovolo: particolare uso del laterizio nella torre scalare." width="236" height="414" /></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">2 – <em>Venezia, Palazzo Contarini del Bovolo&#8230;particolare uso del laterizio nella torre scalare.</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Elementi decorativi in cotto</strong></span><br />
<span style="color: #800000;">Nella costruzione degli edifici, sin dal medio evo, ebbe modo di manifestarsi un particolare aspetto della mentalità veneziana: il gusto per la decorazione con l’utilizzo, a scopo ornamentale, di laterizi dalle forme particolari. Ne sono un tipico esempio sia le pareti esterne delle absidi delle chiese di San Marco e di San Donato a Murano, in cui fu utilizzato del cotto dalla prevalente forma triangolare, sia alcuni archi di ingresso di abitazioni e le cuspidi triangolari che a volte li sovrastano.</span><br />
<span style="color: #800000;">Altro elemento decorativo medievale in cotto sono le merlature poste sui muri di cinta dei cortili, come ad esempio a Ca’ Foscari, a palazzo Giustinian, alla Ca’ d’Oro; i “merli”, pur essendo di forme elaborate, si fondono con la muratura che le sorregge creando motivi ornamentali di piacevole aspetto.</span></p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-medium wp-image-1320 aligncenter" src="http://www.terraantica.org/new/wp-content/uploads/Murano_Sandonato_r-300x225.jpg" alt="Murano Pieve di Sandonato" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">3 – <em>Murano: decorazione in cotto dell’abside della chiesa di San Donato</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Masse di argilla allo stato grezzo furono per secoli impiegate a Venezia nella costruzione delle fondazioni degli edifici e delle cisterne di acqua piovana destinata agli usi domestici.</span><br />
<span style="color: #800000;">Per quanto riguarda le fondazioni degli edifici con l’argilla si riempivano le fosse, scavate sotto il livello delle acque lagunari, in cui venivano infisse le palificazioni. L’argilla creava una protezione impermeabile ai tronchi d’albero preservandoli dai possibili processi di marcimento.</span><br />
<span style="color: #800000;">L’argilla, sempre per le sue proprietà impermeabilizzanti, era anche utilizzata per rivestire le pareti esterne delle cisterne sotterranee, impedendo in tal modo l’infiltrazione di acque salmastre.</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;"><img class="aligncenter" title="La decorazione in cotto dei merli del cortile di Ca' Foscari" src="http://itphoto500x500.mnstatic.com/ca-foscari_290551.jpg" alt="La decorazione in cotto dei merli del cortile di Ca' Foscari" width="500" height="375" /></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">4 – <em>Venezia, Palazzo di Ca’ Foscari: la decorazione in cotto dei merli del cortile</em></span></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Particolare dell'esterno del Mulino Stucky a Venezia " src="http://mw2.google.com/mw-panoramio/photos/medium/55747320.jpg" alt="Particolare dell'esterno del Mulino Stucky a Venezia " width="500" height="477" /></p>
<p style="text-align: center;">5 – <em>Venezia, particolare dell&#8217;esterno del  Mulino Stucky</em></p>
<p style="text-align: center;"> </p>
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