FASEMO FILO’
K. Z. [1]
(Dalla testimonianza resa da Ka-tzetnik 135633 al processo Eichmann a Gerusalemme)
“Gli abitanti del pianeta Auschwitz non avevano nomi.
Non avevano né genitori né figli.
Non si vestivano come si veste la gente qui.
Non erano nati la’ né li concepivano.
Respiravano secondo le leggi di un’altra natura e non vivevano né morivano secondo le leggi di questo mondo.
Il loro nome era Ka-tzeninik e la loro identità era quella del numero tatuato nella carne dell’avambraccio sinistro”.
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Il contatto con l’albero, con il legno, la materia prima delle mie sculture è da sempre un evento emozionante. L’albero è intrinsecamente figura, forma, è una scultura in sé, pronta. Dalle forme del tronco, d alle spaccature, dalle pieghe del legno, dai rami che si sprigionano dal tronco, traggo le idee, gli elementi figurativi che l’albero contiene.