K. Z.

FASEMO FILO’

K. Z.    [1]

(Dalla testimonianza resa da Ka-tzetnik 135633 al processo Eichmann a Gerusalemme)

“Gli abitanti del pianeta Auschwitz non avevano nomi.
Non avevano né genitori né figli.
Non si vestivano come si veste la gente qui.
Non erano nati la’ né li concepivano.
Respiravano secondo le leggi di un’altra natura e non vivevano né morivano secondo le leggi di questo mondo.
Il loro nome era Ka-tzeninik  e la loro identità era quella del numero tatuato nella carne dell’avambraccio sinistro”.

 

[1] K.Z. (Ka-tzet nella pronuncia tedesca) sono le iniziali di Konzentration Zenter (Campo di Concentramento). Ogni prigioniero di un K.Z. era soprannominato “Ka-tzetnik Numero…” – il numero personale di matricola tatuato sul braccio sinistro.

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Rifaceva passo passo le corse di una volta; andava fino al bastione di Attila a contemplarvi il tramonto; là mi saziava di quel sentimento dell’infinito con cui la natura ci accarezza nei luoghi aperti e solinghi; guardava il cielo, la laguna, il mare; riandava le memorie della mia infanzia, pensando quanto era fatto diverso, e quante diversità ancora mi prometteva o mi minacciava il futuro.

— Ippolito Nievo, Le confessioni d’un italiano

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