28 dicembre 1788

FASEMO FILO’

Filastroca giazzada (come la laguna)

(titolo arbitrario finchè non trovo quel giusto)

«Ne contava i nostri veci
che dell’ano otantaoto
se podeva andar de troto
su pel giazzo a cavalcar.
O che bel afar
che belissimo afar
là su per l’acqua a caminar…».

Chi portava dei vin
coi seci e con barili
a sacchi più di mìle
se vedeva de pan
con cariole e co civiere
vegniva i comestibili.
Le par cose incredibili
vel zuro da cristian.
Molti se divertiva
col ziogar a le carte
e da tute le parte
la zente a spazizar:
Chi magnava e beveva,
chi mascherai balava.
E molti se ne andava
a Mestre per disnar.».

«Sior Marcheto in salizada
un fiantin tropo azardoso
tuto un scosso l’è andà basso
e a tornar de sora al giazzo
l’ha dovudo tribolar …»

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Per le strade correvano le automobili, in parte corazzate, e davano la caccia ai pedoni, li schiacciavano riducendoli in poltiglia, li spiaccicavano contro i muri delle case. Capii subito: era la lotta fra gli uomini e le macchine, preparata da molto tempo, da molto tempo attesa e temuta e finalmente scoppiata. Dappertutto morti straziati, dappertutto automobili schiacciate, contorte, mezzo bruciacchiate e in alto sopra quel groviglio uno sfrecciare di velivoli contro i quali si sparava dai tetti e dalle finestre con moschetti e mitragliatrici. Su tutti i muri vi erano manifesti eccitanti che, a lettere cubitali, ardenti come fiaccole, esortavano la nazione a prendere finalmente la parte degli uomini contro le macchine, ad accoppare finalmente i ricchi grassi, ben vestiti e profumati, i quali con l’aiuto delle macchine spremevano il grasso dal prossimo, ad accopparli insieme con le loro grandi automobili dal rombo maligno e diabolico, a incendiare finalmente le fabbriche e a ripulire e spopolare la terra violentata affinchè vi ricrescesse l’erba, e quel mondo polveroso di cemento potesse ridiventare prato, foresta, brughiera, fiume e palude.

— Hermann Hesse, Der Steppenwolf (1955)

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