Storia di strade, storia del territorio: la via Annia (1)

RICERCHE 22

Storia di strade, storia del territorio: la via Annia (1)

a cura di Ettore Aulisio

Municipalità di Favaro: lo stato attuale del territorio
Il vasto territorio della Municipalità di Favaro Veneto appare ora altamente antropizzato: la campagna è intensamente coltivata, sono presenti diversi agglomerati urbani in continua espansione, alcuni insediamenti produttivi ed importanti strutture viarie e di grande comunicazione. La presenza umana si riscontra di continuo anche sull’argine lagunare sia per le attività connesse al tempo libero, sia per gli interventi negativi che hanno trasformato parte della gronda lagunare in discarica di rifiuti, soprattutto industriali(1).
In epoca romana gran parte del territorio era compreso nella ‘centuriazione’ della vicina città di Altino, era attraversato dalla via Annia e nei dintorni sorgevano anche diverse ville. Dopo le varie invasioni barbariche – ultime quelle degli Ungari(2) – la situazione ambientale mutò profondamente: per molti secoli caratteristica principale di gran parte del territorio, soggetto al dilagare delle acque fluviali e lagunari, fu quella di un avanzato grado di abbandono.
Vaste zone paludose e numerosi appezzamenti di terreni incolti, utilizzati come pascoli, si stendevano a ridosso dell’argine lagunare, soprattutto tra la località di Campalton(3) e la foce del fiume Dese (4); come risulta dalle varie cartografie conservate all’Archivio di Sato di Venezia, grandi boschi ricoprivano considerevoli estensioni di terreno nei pressi del borgo di Dese, poche erano le sparse case e praticamente assenti erano gli agglomerati urbani, mentre era pessimo lo stato delle strade che risultavano impraticabili nelle stagioni invernali.
Le opere di bonifica e di dissodamento dei terreni incolti, effettuate soprattutto nella prima metà del secolo XX, modificarono notevolmente la configurazione territoriale di questa parte della terraferma che assunse un aspetto essenzialmente agricolo; successivamente la costruzione dell’aeroporto, i massicci interventi di urbanizzazione e la costruzione di importanti opere viarie, produssero ulteriori modificazioni del paesaggio.

Il territorio in epoca romana
In epoca romana la situazione del territorio non era certamente quella di abbandono, assunta nel periodo medievale e praticamente conservata sino a circa un secolo fa: in quell’epoca il territorio risentiva della floridezza economica della città di Altino, l’importante centro agricolo e commerciale che sorgeva poco oltre il fiume Dese, e che, come ricordano vari autori antichi, traeva la propria ricchezza dall’abbondanza delle acque, dalla salubrità del clima, dalla bontà dei pascoli e dalla florida vegetazione del circostante territorio.
Come afferma Giulia Fogolari(5), per lo sviluppo economico di Altino e del territorio limitrofo fu però determinante la presenza della via Annia: “Fu questa via a segnare la fortuna di Altino che venne così a trovarsi fra Padova e Aquileja, su un corso fluviale, il tratto terminale del Sile…”.
La via Annia, costruita nel 131 d.C, era infatti una delle principali arterie stradali d’epoca romana: con un percorso un po’ all’interno della linea di costa, collegava Adria ad Aquileja passando per Padova e Altino. Poco prima dell’attuale Mestre avveniva il congiungimento con la via Popilia (o Popillia), altra importante strada consolare che, percorrendo un tracciato posto proprio ai margini lagunari, univa la città di Hadriani (probabile Ariano) ad Altino. Le vie Annia e Popilia non solo collegavano fra loro i principali scali portuali dell’Alto Adriatico, ma mettevano in comunicazione la terra dei Veneti con la via Emilia e con la via Flaminia e, quindi, con l’articolato sistema viario realizzato da Roma.
Ricostruire la storia dell’antica strada significa cogliere le modificazioni ambientali e socioeconomiche del territorio della Municipalità di Favaro e di una più ampia realtà subregionale; per questo motivo, in occasione di iniziative che tendono alla conoscenza del territorio   si vogliono rendere noti, seppure in modo parziale, i risultati di studi storici, archeologici e naturalistici(6).

Foto aerea rilevante il tracciato della via Annia fra Tessera ed Altino

Foto aerea rilevante il tracciato della via Annia fra Tessera ed Altino

La via Annia tra Padova e Altino: il percorso
I maggiori contributi per individuare il tracciato che la via Annia seguiva da Padova ad Altino ci sono dati innanzi tutto dai rinvenimenti archeologici; altre notizie sono ricavate sia dalla lettura degli antichi documenti che descrivono i percorsi delle maggiori vie dell’Impero Romano, sia dall’analisi toponomastica. Altre importanti informazioni sono da qualche tempo fornite dallo studio delle foto aeree; a tal proposito è da ricordare il lavoro eseguito nel 1962 dal gen. Giulio Schmiedt che fotografò il tracciato della via Annia tra Lova ed Altino.
Il ritrovamento di quattro cippi miliari in località Stanga (Padova), San Bruson, Campalto e Quarto d’Altino hanno permesso di individuare il percorso della via Annia tra Altino e Padova; subito dopo questa città la strada seguiva prima il corso del fiume Meduacus (antico nome del fiume Brenta); successivamente, dopo l’attuale Mestre, costeggiava la Laguna sino ai pressi dell’attuale foce del fiume Dese. Tali indicazioni sono confermate non solo dal persistere di alcuni toponimi nelle zone attraversate dalla strada (Ponte di Pietra, Terzo, Quarto), ma anche dai rinvenimenti archeologici effettuati in occasione del rafforzamento dell’argine del Dese e delle campagne sistematiche di scavi condotte a Valle Pagliaga,nel 1952,) e nella tenuta Fornasotti (nel 1965).
L’indicazione che la via attraversava il fiume Dese poco più a monte del luogo ove avviene la confluenza col fiume Zero, è fornita dal ritrovamento di molti blocchi costituenti la parte in muratura di un ponte; altre informazioni circa il tracciato della strada sono state ricavate dall’esplorazione delle necropoli che la fiancheggiavano prima di entrare in Altino: nel tratto della via prima dell’attraversamento del fiume furono rinvenuti, nella campagna di scavi effettuata da Jacopo Marcello a Valle Pagliaga nel 1952 (7), numerosi ed importanti resti di sepolcri; proprio dalla necropoli di Valle Pagliaga tra gli altri furono tratti dal fango e dalle acque palustri parti del grande mausoleo a pianta circolare che documenta, in modo inequivocabile, lo stato di floridezza raggiunto dal territorio attraversato dalla via Annia. Il monumento funebre è stato solo parzialmente ricostruito nelle sale del Museo Nazionale di Altino ed è in attesa da circa mezzo secolo di una più degna sistemazione.
Nella necropoli della tenuta Fornasotti, situata tra il corso del Dese e la città di Altino, nel 1965 furono riportati alla luce le fondazioni di un porticato in mattoni e i resti di un grande basamento, composto di pietre squadrate, poggiante su una fondamenta composta da pali infissi nel terreno. Si trattava, molto probabilmente, del molo di uno dei vari porti-canali di cui era dotata la città di Altino.
Il monumento ritrovato in Valle Pagliaga tra l’altro comprende: le parti di un tamburo decorato a bassorilievo, le due cornici che lo comprendevano, le colonne scanalate che poggiavano sulla cornice superiore, la statua del defunto (un magistrato locale) che era posta all’interno del monumento. Michele Tombolani così descrive la statua: “giovane nell’aspetto, è riprodotto stante, indossa tunica e toga, regge nella sinistra il ‘volumen’, il rotolo della legge, presso il piede sinistro ha lo ‘scrinium’, atto a contenerlo. Il volto, improntato da una paca austerità, mostra evidente, nell’idealizzazione dei tratti fisionomici e nel trattamento piuttosto sobrio della capigliatura, il riflesso di modelli dell’arte urbana di età augustea.” (In “LA VIA ANNIA…”, pag. 54).

Pavimento musivo di Altino

Pavimento musivo di Altino

La via Annia tra Padova e Altino: le stazioni di sosta
Secondo la ‘Tabula Peutingeriana”(8) la distanza tra Padova ed Altino era di 30 miglia: lungo questo percorso erano situati due stazioni di sosta che non erano delle semplici ‘mutaziones’ (posti di breve sosta per i cambi di cavalli), ma delle ‘mansiones’, cioè posti in cui avvenivano soste di riposo con possibilità di ristoro ed alloggio.
Una ‘mansio’ sorgeva a dodici miglia da Padova presso San Bruson (‘ad duodecimun’), l’altra a nove miglia da Altino, nei pressi di Mestre(‘ad nonum’).

Tavola Peutingeriana

Tavola Peutingeriana

Note:
1 – Recentemente la situazione è migliorata, soprattutto dopo la bonifica ambientale del tratto in riva alla laguna, tra Campalto e San Giuliano, dove è prevista anche la costruzione di una pista ciclabile che prosegue sino a Tessera.
2 – Nell’anno 899 gli Ungari attraversarono le Alpi seminando terrore nella pianura padana e sconfissero sul Brenta il re d’Italia Berengario. Nel 902 lo stesso re Berengario rafforzò le proprie truppe di campagna arruolando dei mercenari ungari che si aveva fatto accampare anche a Campalto, lungo il tracciato della Via Annia.
3 – Già abitata in età preistorica (vedi: S. Marsale, “Le pietre raccontano”, pubblicato da Terra Antica nel 1993)
4 – Una volta in quella località, prima della deviazione verso Nord, vi sfociava il fiume Sile.
5 – Per definire il percorso della Via Annia si fa riferimento in particolare ai contributi di G. Focolari e di M. Tombolani pubblicati nel libro “LA VIA ANNIA – memoria e presente”, edito dalla Provincia di Venezia nel 1984.
6 – Il presente testo, salvo alcune modifiche, fu pubblicato da Terra Antica in occasione in una delle manifestazioni “Per terra … per acqua: alla conoscenza del territorio del Quartiere 10”.
7 – In occasione delle opere di bonifica idraulica di quel territorio.
8 – La ‘Tabula Peutingeriana’ , conservata nella Biblioteca di Vienna, è  la copia medievale (XII-XII sec.) di un itinerario completo dell’Impero Romano ricavata probabilmente da una mappa itineraria del III o IV secolo d.C.. Si tratta di una rappresentazione cartografica su rotolo di pergamena, compilata secondo le cognizioni geografiche antiche, con gravi deformazioni determinate dall’altezza del rotolo.

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Riferimenti bibliografici:
Si sono consultati:
AA.VV. – La via Annia: memoria e presente – Venezia 1984
Gusso A. – Mestre e le sue strade – Mestre 1992
AA.VV. – Lagunarie: aspetti e caratteri della cultura materiale – Venezia 1983
AA.VV. – Sulle orme di Orlando – leggende e luoghi carolingi in Italia – Ferrara 1986
Documenti e cartografie conservati all’Archio di Stato di Venezia e all’Archivio Municipale di Favaro.

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Quale nell’arzanà de’ Viniziani
bolle l’inverno la tenace pece
a rimpalmare i legni lor non sani,
ché navicar non ponno – in quella vece
chi fa suo legno nuovo e chi ristoppa
le coste a quel che più vïaggi fece;
chi ribatte da proda e chi da poppa;
altri fa remi e altri volge sarte;
chi terzeruolo e artimon rintoppa -;
tal, non per foco ma per divin’ arte,
bollia là giuso una pegola spessa,
che ‘nviscava la ripa d’ogne parte.

— Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, XXI, vv. 7-18

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